Chi ha potuto seguirmi nei miei non numerosissimi interventi su Pensalibero avrà avuto modo di constatare come in essi sia stato dominante il tema del distacco netto e crescente tra lo Stato ed i cittadini, complice una classe politica sempre più autoreferenziale; e come in essi ho sempre posto in evidenza come alla sfiducia nelle istituzioni facesse da pendant una situazione potenzialmente esplosiva che avrebbe portato, in assenza di antidoti ed in presenza di peggiorate condizioni di vita del più numeroso ceto medio-basso della cittadinanza, a conseguenze al tempo stesso dirompenti ed imprevedibili.
E’ sotto gli occhi di tutti che la casta, rappresentata non solo dalla classe politica nella sua totalità ma anche dai ceti medio-alti privilegiati e/o parassitari assecondati dalla parte oggi dominante della prima, lungi dal condividere equamente le difficoltà generali, coglie da esse l’occasione per trarre partito da tale disagio ed accentuare in maniera del tutto anomala i divari sociali attraverso una sperequata redistribuzione dello stagnante reddito nazionale, costituito in percentuale non indifferente da corrispettivi e prebende per attività spesso inutili e parassitarie e talora inesistenti, ed un’appropriazione usuraria dei modesti patrimoni risparmiati in passato dai ceti più deboli.
Ove si appunti l’attenzione sul reddito politico, eufemisticamente ribattezzato come costi della politica, esso non soffre di difficoltà congiunturali e peraltro trova sempre i modi giusti per espandersi ad onta delle parvenze di segno contrario. La casta, facendo quadrato attorno al suo ambito più ristretto ed egemone all’interno delle singole componenti partitiche, trova mille sotterfugi per rinviare il redde rationem, ed afferma vieppiù la sua vocazione oligarchica non elidendo di fatto l’entità delle elargizioni ma proponendo il ridimensionamento della partecipazione democratica attraverso la riduzione del numero delle componenti elettive rappresentate dai beneficiati nominali, con l’inconfessato proposito di apprestare per gli esclusi o gli escludendi meccanismi compensativi su base non elettiva; al tempo stesso, trovandosi tra le mani un meccanismo d’elezione di fatto irrazionalmente giovevole alle sole due forze maggioritarie, con queste ultime si arrocca per mantenerne immutato l’impianto in danno delle formazioni politiche stritolate dal principio del voto utile, essendo ben conscia che le manifestazioni di voto si adeguano più che al consenso ai sistemi elettorali.
Eclatanti al riguardo sono le richieste di votazione immediata del PdL nell’anno scorso, quando apparendo il previsto ribaltone come una riuscita congiura di palazzo senza adeguati riscontri nella società civile, il PD anteponeva al voto una previa riforma elettorale contornata di vaghezza; oggi, a parti invertite per il mutato sentimento degli italiani, è il PdL a non volere le elezioni ed il PD preme perché si facciano subito con questo sistema elettorale.
Se tutto questo dimostra la miopia e l’attaccamento al proprio particulare delle forze politiche dominanti, egemoni per autoreferenzialità ed appagate dal fatto stesso che il sistema ad excludendum non ne consente nell’immediato la sostituibilità in quanto tali, la loro inerzia, anche sulle ali dei recentissimi successi referendari, ha incoraggiato un comitato promotore guidato dal Prof. Stefano Passigli, assecondato da personalità di grande spessore intellettuale e politico (tra cui Giovanni Sartori, Umberto Eco, Tullio De Mauro, Enzo Cheli) ed in un primo momento forte anche dell’appoggio della CGIL, alla proposizione di un referendum teso alla proposizione di un sistema elettorale proporzionale con sbarramento al 4% e con reintroduzione del voto di preferenza; ma subito si è avuta la ritorsione della casta che ha minacciato un referendum contrapposto per il ritorno al mattarellum (Veltroni, Parisi), e la generosa iniziativa ha segnato il passo nelle more di una proposta di riforma PD da presentarsi entro fine luglio, destinata ad insabbiarsi nei meandri dei lavori parlamentari per il poco conosciuto ma pervadente fenomeno dell’ostruzionismo di maggioranza.
E’ peraltro sfuggito ai più che un’altra non secondaria norma rafforzativa della casta è stata approvata surrettiziamente con la manovra finanziaria di luglio. In essa è previsto che chi instaura un procedimento giurisdizionale per contestare un provvedimento amministrativo in materia di appalti di opere pubbliche debba versare un contributo di €. 4.000 per la sua sola iscrizione a ruolo (art. 37 co. 6 lett. s)), da integrarsi di €. 4.000 ogni qualvolta debbano prodursi motivi aggiunti: in buona sostanza, ove la casta confezioni un bando su misura, nessuno dei concorrenti potenzialmente danneggiati avrà a dolersi, non avendo alcun interesse a rischiare siffatto elevato importo a fronte della sola possibilità di essere ammesso alla gara con esito non scontato; e così anche alla casta nelle sue varie articolazioni sarà consentito di fare leggi ad personam per gli appalti di servizi e di opere pubbliche (cd. lex specialis costituita dal bando di gara) con aggravi per le casse pubbliche e quindi per i contribuenti e benefici per i concorrenti favoriti, a non parlar d’altro.
Sono solo due esempi, ma non sono i soli possibili. Epperò la salus rei publicae esige una riscossa civile che, senza essere affascinata da inconcludenti intemperanze demagogiche e tribunizie, faccia sentire la presenza attiva e concreta delle persone di buona volontà.
Vogliamo provare a cominciare? Inviamo questo articolo al prof. Passigli, che peraltro è di Firenze, dando una disponibilità personale ad assecondarlo nella sua iniziativa e garantendogli un numero di firme, senza alcun impegno finanziario del Comitato promotore per la loro raccolta. Io personalmente ne assicuro un minimo di 300 in un mese, ed ognuno faccia altrettanto per quel che può.
Sul secondo punto, inviamo ai deputati di tutti i partiti lo schema di un disegno di legge ovvero di un emendamento da inserire nella prossima finanziaria così formulato:
“All’art. 13 co. 6 bis lett. d) del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 sono aggiunte le parole “fatti salvi i ricorsi avverso i bandi di gara e le loro modificazioni, che sono esenti””. E pubblichiamo i nomi dei deputati che rispondono positivamente e di quelli che rispondono negativamente, aggiornandoli periodicamente ed informando i cittadini. Nelle more, con l’adesione degli imprenditori onesti facciamoci promotori di un’associazione che si doti di un fondo comune per promuovere la trasparenza delle procedure ad evidenza pubblica, da rimpinguare di volta in volta con il ristoro delle spese di giustizia ottenute in sede giudiziale e con una contribuzione delle imprese associate che risultino vittoriose nelle gare in conseguenza delle modifiche dei bandi.
Il la l’ho dato. E mi piace sperare che parva favilla gran fiamma secondi.
Giovanni Fiorentino

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