Ho letto l’intervista a Cariglia su l’opinione di oggi, noto con piacere che non sono l’unico a pensare che qualcosa nel mondo laico non giri.
Considerati gli ultimi pezzi di Diaconale, di Giacalone ed infine quest’ultima intervista forse sarebbe opportuno riprendere il dibattito lasciato incompiuto prima delle regionali sulla casa laica che in alcuni fortunati casi ha portato a liste laiche unitarie o comunque aggregazioni sovrapartitiche di quest’area.
Spero pertanto che anche visti gli insuccessi attuali nella presentazione in ordine sparso che troppo spesso diviene non presenza elettorale comportando un’assenza o diminuzione nelle istituzioni della presenza laica autonoma, ci si dia da fare per costruire un soggetto laico unitario, sarebbe un bel passo avanti riuscire ad aggregare per coalizioni i vari gruppi. Nel Centrosinistra vi è la RnP, che sta attraendo molti; in più diversi movimenti indipendenti (Mre ed I Socialisti Craxi) e tra questi più o meno vi è certa dialettica. Di contro nella CdL ognuno sta ben stretto nel suo cantone o elabora strategie con il mero fine di raccattare qualcosa (lista DC-Psi).
Spero pertanto che si cominci a fare qualcosa e sopratutto le persone più in vista dovrebbero spendersi a tal fine.
Emanuele Tarditi
autore di Italia Laica
www.italialaica.splinder.com

Concordo con Vargiu.
Se vogliamo fare qualcosa, si fa il giorno dopo il 10 aprile, due giorni sono già troppi, perché “gli accasati” riprendono in mano la situazione.
PROPONGO A PENSALIBERO DI STILARE UN’ANAGRAFE DELLE PERSONE DISPONIBILI, CON E.MAIL e nel rispetto dei dati.
Subito dopo una convocazione con lettera, ovvero anche attraverso il giornale e ci si costituisce.
Altrimenti parliamo per niente. Vero Vargiu? Cordialmente
Cari “amici laici”,
forse uno dei problemi di coloro che hanno avuto come riferimento ideale il “pentapartito” della Prima Repubblica è proprio quello di ragionare come se i 13 anni della “Seconda Repubblica” non ci fossero mai stati.
Come liberale, ho partecipato a decine di tentativi di rianimazione di un’aggregazione che si richiamasse in qualche modo al vecchio PLI, al quale non posso che essere sentimentalmente legato.
Ma tutti i tentativi erano (più o meno) condizionati dall’interesse pratico (e immediato) di pochi che si basava sulla “nostalgia” di non molti.
E sono falliti.
Prestigiosi nomi dell’ex PLI militano (o hanno militato) in partiti “nuovi” (da Forza Italia alla Margherita) e sono “legati” a partiti nuovi.
E’ evidente che ogni tentativo di ricostituire “aree liberali” passando attraverso questi nomi, che pure grande appeal continuano ad avere nel piccolo mondo liberale, sono destinati al fallimento.
Che fare dunque?
Beh, io rispondo per la parte liberale (piccola e periferica) che posso tentare di rappresentare.
Per chi, come me, è impegnato nella politica attiva, non resta che marcare orgogliosamente la propria radice culturale liberale, attraverso gli strumenti “concreti” (quelli velleitari non servono) che la politica mette a disposizione.
Nella consapevolezza che i “partiti” sono strumento e non “fine” della politica: garantiscono l’agibilità politica e gli spazi per il confronto delle idee.
Aggiungo che sono convinto che non sia ancora realizzata in Italia la profezia crociana sul “prepartito” liberale: sento dunque la necessità (e la mancanza) del “luogo politico” dei liberali.
Buon lavoro,
pierpaolo vargiu