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Riformisti pret à porter

Sarebbe tempo che il Parlamento abbandonasse finalmente la moda del riformismo pret à porter, quello che varia al variare delle stagioni, per assumersi con nettezza e responsabilmente l’onere di decisioni che superino la singola rendita di posizione.

di Chiara Boriosi | 29 Giugno 2014

Si dice che cambiare idea sia prerogativa delle persone intelligenti, dando per sottinteso che chi invece resta fermo sulle stesse posizioni dia prova di una certa resistente ottusità,  e certo negli ultimi tempi di questi veloci, per non dire repentini, mutamenti di pelle ne abbiamo visti parecchi. Che abbiano però a che vedere con le idee è valutazione eccessivamente generosa, più realisticamente si può invece ipotizzare che siano dovuti a necessari riposizionamenti, un po’ come il cambio degli armadi al variare delle stagioni.
E in effetti pare si possa dichiarare ufficialmente aperta la stagione delle riforme pret à porter, ovvero togli il cappotto pesante e metti la camicia di lino, sperando che chi ti incontra sia disposto a credere che l’abito fa il monaco e dunque una persona nuova, modello statista di ultima generazione che – e come ti sbagli – naturalmente lavora per il bene del paese, mettendo a disposizione tutta la propria coerenza ideale con in più il bagaglio pesante di una esperienza di lunghissimo corso che certi giovani, avventurosi ed avventurieri, certo non possono vantare.
Accessorio di tendenza da abbinare a questa operazione “scegli il look giusto da padre della patria” è la memoria corta, di solito inversamente proporzionale alla lunghezza – sempre eccessiva – della carriera politica, mai disgiunta da un altro must have che non può assolutamente mancare nell’outfit del perfetto riformista, ovvero quella inscalfibile imperturbabilità con la quale – oh classe, oh eleganza suprema, oh raffinatezza elevata a leggerezza da novello Cary Grant – puoi presentarti di fronte ad una telecamera e sostenere l’esatto contrario di quanto un tempo ti eri impegnato a fare. Per esempio questo:
Firenze, 18 marzo 1997 (Adnkronos) – “Per una vera riforma istituzionale in senso federalista e’ necessaria la fine del bicameralismo ”perfetto” e l’introduzione, accanto ad una Camera di rappresentanza politica ad elezione diretta, di un Senato federale di rappresentanza istituzionale ad elezione indiretta. Sarà quest’ultimo la sede di rappresentanza dei territori regionali e di cooperazione e collegamento fra centro e periferia. È quanto affermano all’unisono Regione, Province e Comuni della Toscana che hanno sottoscritto oggi un accordo firmato dal presidente della Toscana Vannino Chiti, dal vice presidente dell’Urpt Frontera e dal presidente dell’Anci Bucci. Il Senato federale, nella formulazione dell’accordo costituirà il luogo della cooperazione tra Stato e Regioni, ha sottolineato il presidente toscano Chiti e la garanzia contro le invasioni legislative dello Stato negli ambiti di competenza regionale. Il suo ruolo dovrà essere istituzionale e cioè rappresentare unitariamente la realtà regionale, e non politico, dovrà cioè articolarsi in gruppi parlamentari costituiti su base partitica, e tanto meno di categoria, con delegazioni separati di Regioni, Province e Comuni. La delegazione regionale al Senato federale dovrà essere costituita dal presidente della Regione, da sindaci e presidenti di provincia, da altri membri dell’esecutivo regionale. La proposta toscana si presenta, come ha sottolineato Chiti, ”chiaramente alternativa rispetto a quelle della maggior parte delle forze politiche”, a partire da quella dei gruppi parlamentari della Sinistra Democratica e alle prime indiscrezioni che cominciano a filtrare dai lavori della Bicamerale”.
Ora, questa lettura è interessante per varie ragioni, alcune del tutto evidenti, altre meno. Che il progetto di riforma sostenuto allora da Chiti sia quello che oggi osteggia come se la difesa del Senato attuale fosse l’ultimo baluardo della democrazia, portando peraltro a supporto motivazioni che sono l’esatto contrario di quanto con tanta veemenza riformatrice affermasse un tempo, non è solo paradossale – eufemismo generoso – e persino, ci scuserete, un tantino risibile, ma induce ad una riflessione un po’ più ampia della mera presa d’atto che le cose scritte restano e risaltano fuori sempre nel momento meno opportuno, a rinfrescare memorie labili quanto poco credibili.
Chi invoca una nuova stagione Costituente – aspirazione legittima, per carità – sulla scorta della “battaglia di principio” sostenuta da Chiti e compagnia smemorante, dovrebbe anche riconoscere che tale nobile assemblea sarebbe costituita da questi padri della patria che, una volta alla Bicamerale, una volta in Parlamento, una volta nelle Commissioni, hanno sempre preso posizioni a seconda del leader a cui volevano mettersi di traverso, per ragioni affatto ideali ma molto invece materiali, riassumibili nella solita difesa delle solite vecchie rendite di posizione – per cui da Presidente di Regione ti apri la via al Senato non elettivo, ma da senatore provvedi invece a conservarti il posto che nel frattempo ti è stato dato per nomina e senza riforma.
Nulla di personale nei confronti del senatore Chiti, ma la sua battaglia sa tanto, troppo, di retroguardia, e non lascia ben sperare nel caso fosse istituita una Costituente che, a queste condizioni, rischierebbe concretamente di tradursi in una paralisi istituzionale che, nella situazione in cui siamo, risulterebbe davvero fatale – mesi, ma più realisticamente anni, a sostenere tutto ed il contrario di tutto, a baloccarsi con modelli e modellini, a perpetuare riti bizantini, il tutto con l’unico fine di un rinvio sine die e senza alcuna soluzione effettiva e definitiva cui approdare.
La democrazia parlamentare – e la nostra lo è – ha facoltà, possibilità e legittimità per discutere e votare le riforme in Parlamento, dopo un confronto che si auspica coinvolga tutti i partiti ivi rappresentati, circostanza che peraltro si sta finalmente verificando. E sarebbe gran tempo che il nostro Parlamento abbandonasse finalmente la moda del riformismo pret à porter, quello che varia al variare delle stagioni, per assumersi con nettezza e responsabilmente l’onere di decisioni che superino la singola rendita di posizione e traducano in fatti le istanze di rinnovamento per troppo tempo disattese.
Al netto del populismo, del malpancismo e dell’antipolitica peraltro in calo, sarebbe onesto, per una volta, riconoscere, all’interno dei partiti come in Aula, il principio basico della maggioranza e della minoranza, di decisioni prese democraticamente e sulla base di ripetute consultazioni – c’è una serietà di fondo che dovrebbe prevalere alla fine su ogni altra considerazione, invece di essere costantemente negletta a favore di un eterno ribaltamento di ruoli e posizioni.
Votare un progetto di riforme ed un minuto dopo mettersi a lavorare per rovesciarlo, è solo un vecchio rito politico, un vizio antico, una pessima abitudine trascinata troppo a lungo, ed anche un messaggio fortemente negativo nei confronti dei cittadini che ancora subiscono queste logore sceneggiate – vediamo di dare una certezza, tanto per cambiare, di prendere una decisione, dopo averla discussa, ed avere la serietà di mantenerla. Sarebbe certo miglior segnale, rispetto al totale ribaltamento delle idee un tempo professate ed allo sterile impegno profuso nell’eternarsi di discussioni senza mai una conclusione utile al paese.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.boTag: anni, antipolitica, battaglia, democrazia, disposizione, firenze, giovani, parlamento, persone, rappresentanza politica, riforme, riformismo, senatore, soluzione, toscana, valutazione

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    4 Luglio 2014 alle 10:39

    E torno a dire: anche i tedeschi cascano in un bell’abbaglio a credere che le riforme portino l’Italia ad essere un paese economicamente virtuoso. Come sempre il nostro disastro economico nasconde un vizio atavico, ossia la tendenza ad essere un paese di sessanta milioni di angolini fai da te. In Italia occorre un ridimensionamento radicale della voce industria turistica e del suo vastissimo indotto pseudoimprenditoriale, pseudocommerciale e pseudoculturale, e quindi la fine del letale ” piccolo è bello”, con le furbizie e le disfunzioni che vi stanno nascoste, prima fra tutte l’illusione cattolica di armonizzare nel micro democrazia e lavoro. Può tutto questo essere frutto di riforme? No. Esiste una forza politica che abbia in programma lo stravolgimento doloroso di settori che economicamente finiscono per essere in collisione con altri settori? Si può impedire che piani industriali di vaste dimensioni non siano minati alla radice dal ” piccolo è bello ” e dalle sue contraddizioni? Certamente no, siamo invischiati nella tela intessuta da sessanta milioni di angolini fai da te, quasi sempre stimolati da qualche parrocchia, anche se dei sessanta milioni la metà opera e vive del pubblico. Quindi non c’è soluzione se non arrancare a scimmiottare gli altri per farsi dare i compiti a casa. Il nostro patrimonio storico e culturale lo abbiamo ampiamente sputtanato quanto a capacità propulsiva, sia che i cervelli fuggano o restino. Questo il velleitario Renzi deve ancora capirlo, e forse comincia ad aprire gli occhi e a stupirsi di essere quel che non credeva di essere. Ingannato appunto dall’impresa di famiglia porta a porta. ” Piccolo è bello “!

    Rispondi
  2. paolo francia

    4 Luglio 2014 alle 01:41

    Per correre e sbatter la testa al muro basta l’esordio di Renzi in Europa, tanto ormai la le figure di merda si susseguono, una piu’, una meno…..i tedeschi lo stanno rimettendo ben bene a posto, come si deve e come merita. Prima sistemi i conti in casa sua, poi vada a fare i discorsi di quel tipo con la Germania.
    Neanche rimandato a settembre, bocciato proprio!
    Parafrasando una riuscitissima trasmissione di Grillo “Te la do io l’America”, bisognerebbe dire a Renzi “Te la do io l’Europa”.

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    3 Luglio 2014 alle 17:09

    Non dimentichiamo che l’immarcescibile cattolicesimo politico di destra, centro e sinistra ha impedito alla Lega di produrre risultati. Il vero grande errore della Lega è stato al solito culturale, non aver saputo e potuto lavorare per uno scisma del cattolicesimo del nord Italia i cui deboli segnali esistevano e che poteva calamitare anche il cattocomunismo allo sbando del centro. Invece tutto è scaduto nelle cazzate di Pontida, delle sorgenti del Po, e via rimbecillendo. Un’altra occasione persa per liberare la nazione dalla canaglia cattolica. E ogni giorno Rai e Mediaset ci propinano Bergoglio nelle vesti di Francesco, quando è sotto gli occhi che questo Papa è lontano anni luce dal comprendere che il santo di Assisi nella povertà inseguiva ben altro che la semplice povertà. Del resto basta ascoltare il capo zeffirelliano dei francescani di Assisi per correre a sbattere la testa al muro.

    Rispondi
  4. paolo francia

    3 Luglio 2014 alle 12:19

    Il delirio è generalizzato Marzio, purtroppo non si ritrovano qui in Francia come in Italia soltanto la Lidl, il Carrefour, l’Obi….ma anche la politica ormai è scopiazzata, Berlusconi/Sarkozy (identiche prove degli inequivocabili ascolti telefonici), magistrati politicizzati di destra e di sinistra che sfavoriscono uno per risollevare l’altro, Valls/Renzi, il primo in televisione impacciato, sudaticcio, che diceva un sacco di fregnacce esattamente come il suo omologo italiano dalle orecchiette strette e dalla larga presunzione. E pure la Le Pen/Salvini, che criticano tutto, con una piccola differenza pero’, la Le Pen non ha mai assunto cariche governative, né membri del suo partito, ma la Lega si….e i risultati si sono visti.
    Un delirio appunto generalizzato nel quale nessuno si salva politicamente e moralmente, e nel quale i profughi crepano peggio degli animali.

    Rispondi
  5. marzio siracusa

    3 Luglio 2014 alle 09:40

    Mi sia perdonato lo svarione: intendo Luigi Filippo non Carlo X.

    Rispondi
  6. marzio siracusa

    3 Luglio 2014 alle 09:22

    E mentre Berlusconi, piaccio o no, è attore richiesto per attuare il pasticcio della riforma costituzionale, un’altra signora magistrato, credendo di onorare il proprio ufficio con la cantilena che la legge è uguale per tutti, si sente in dovere di redarguire e minacciare il meschino di galera fino a costringerlo alle scuse. Pensiamoci bene: uno dei padri del futuro assetto costituzionale costretto a scusarsi con la signora diventata magistrato in virtù d pubblico concorso. Ha ragione Massimo Cacciari ad affermare che in Italia si sta vivendo un delirio collettivo, al rallentatore e soporifero perché non se ne abbia coscienza.

    Rispondi
  7. marzio siracusa

    3 Luglio 2014 alle 09:04

    L’enormità del nostro debito dovrebbe consigliare Renzi che alzare la voce è pura velleità finalizzata alla sua tifoseria nazionale. O si ha il coraggio di uscire dall’Europa o se ne accettano le regole che sono sempre le regole del più forte. Nel 2003 la Germania non rispettò queste regole ma rientrò subito, e il paragone con la flessibilità richiesta oggi da Renzi è improprio perché di fatto è una flessibilità che accrescerà il nostro debito sine die. Lo scontro con la Germania ci conferma quanto fossero pilotate e illusorie le conclusioni pro flessibilità osannate dall’informazione di regime sull’ultimo incontro Renzi Merkel. Il fallimento di Renzi è già protocollato, siamo già agli ultimi mesi di Carlo X, ma all’orizzonte non si vede un Napoleone III e tanto meno le barricate d’un salutare ’48. L’operazione di becchinaggio ” mare nostrum ” è la cartina di tornasole della decennale inettitudine dei nostri governi. ” Mare nostrum “: una denominazione ridicola per un evento tragico le cui vittime sono destinate a diventare decine di migliaia, mentre il bombardamento reiterato dei punti d’imbarco libici e tunisini dieci anni fa si sarebbe risolto in poche decine di morti ma avrebbe dissuaso la criminalità collusa con le fonti finanziarie del globalismo a proseguire in una mattanza che è una miniera d’oro, e l’alterazione degli equilibri geopolitici e delle dinamiche demografiche rispetto allo sviluppo. La consueta bava cattolica nasconde la questione e risolve tutto nell’immagine dei becchini della nostra marina militare che raccolgono gli affogati e abbracciano i bimbi piangenti. Anche in questo caso emerge la deficienza di una filosofia del diritto sovranazionale che non ha saputo e non vuole elaborare in epoca tecnologica un concetto nuovo di arma e di relativa offesa, che personalmente da anni auspico. Invece armi restano ancora e soltanto coltelli, bombe, pistole, fucili e l’uso improprio di oggetti contundenti vari. Un concetto nuovo di arma ci direbbe che un’invasione può anche non essere armata ma essere di fatto invasione militare anche se operata da un milione di donne in gravidanza, e di conseguenza un concetto nuovo di arma avrebbe dimostrato che il bombardamento dei punti di imbarco non sarebbe stata aggressione ma legittima difesa come richiesto dalla Costituzione. Le anime belle denunceranno come orribili le mie parole e che l’Italia non ha la forza per imporre tutto questo. Ma è questo che occorre, quindi non scambiamo il vecchio democristiano Renzi per innovatore e salvatore, siamo davvero di fronte a urgenze e scelte epocali che richiedono ben altro del parolaio di Rignano sull’Arno, ancora infarcito di parolette magiche come crescita e speranza. L’Italia scompare e noi ci accapigliamo su un Garrone da due lire.

    Rispondi
  8. paolo francia

    3 Luglio 2014 alle 01:24

    Il “grande” statista, che si esprime con termini da ragazzotto di 16 anni che fa le “vasche” nel corso principale di una città di provincia, ” Se l’Europa si facesse un SELFIE”…..ma per favore…un commento di Chiara sarebbe interessante alla luce di questo discorso. Mi azzardo in previsioni (magari questa mi va bene), dirà che è stato un grande discorso, peccato che ecciti solo i suoi fedeli in Italia.

    Rispondi
  9. marzio siracusa

    2 Luglio 2014 alle 23:35

    Si può aggiungere che il portato culturale del discorso di Renzi, in cui l’informazione ravvisa il maggiore spessore, è grottesco e come sempre frutto di studi per sentito dire e acritici, o nella migliore delle ipotesi da manualetti Bignami. L’invito a essere Telemaco non ha né capo né coda, visto tanto padre, quell’Ulisse sia omerico che dantesco che estrapolato dal contesto poetico è da considerarsi un mezzo idiota, già modello della quintessenza della furbizia levantina. Che ancor prima del novecento letterario Ulisse sia stato assunto a simbolo del wanderer disperato non significa un bel nulla visti gli esiti del secolo. Quindi un figlio di tanto padre non ha molto da insegnarci. Messi da parte i soliti richiami al coraggio e alla speranza, come una volta ci si appellava meccanicamente all’amor di patria, giova ricordare che la figura caricaturale del cosmopolita come uomo nuovo ritorna nell’altra ciliegia del discorso renziano, ovvero la generazione Erasmus che dovrebbe lasciare ai figli una grande eredità. Dopo il fallimento dell’internazionale rossa il sistema Erasmus è sostanzialmente, e tolte le poche eccezioni di chi ha il santo in paradiso, una fabbrica di spostati, indotti al mito cosmopolita itinerante del sapere e dell’alta ricerca, un sapere privo di appartenenza che non sia internet e la sala aeroportuale, un sapere finalizzato a costituire il ceto internazionale del capitalismo finanziario, un ceto senza bandiera o con mille bandiere, poco cambia. Ma non credo nemmeno che Renzi si ponga simili problemi, di fatto è un sempliciotto e appartiene a una generazione plagiata che ora si applica con diligenza alla divulgazione del plagio come fosse una salutare infezione. Infine è da apprezzarsi chi ha voltato le spalle durante l’esecuzione della nona sinfonia, anche se certo il pover Beethoven non poteva sospettare di finire così cucinato. Ma sarà compito della critica di domani avviare un ripensamento culturale della mitica sinfonia n.9 contro la vulgata ottocentesca e novecentesca.

    Rispondi
  10. paolo francia

    2 Luglio 2014 alle 22:21

    Per ritornare a cose piu concrete e rivenire al nostro “eroe” del quale discorso di apertura nel semestre di presidenza italiano non vi era traccia nei telegiornali francesi e tedeschi (ho visto i titoli in diretta), ho trovato questo commento di un lettore che faccio mio :

    “Per presentarsi a dare lezioni di politica e finanza agli altri paesi, prima bisogna dimostrare di essere capaci di risolvere I gravi problemi di casa propria,senza voler far credere che siano tutti colpa degli altri,i cattivoni dell’Europa che vogliono I conti in ordine.Da noi non si usa. Mentre fa finta di essere distratto da impegni di geopolitica,a sua insaputa beninteso, si ripristina l’immunita’ per I politici, ladri e quelli che ancora non si erano decisi. Questi sono I primi passi (certi)del novello innovatore, il resto e’ bla bla bla”.

    Questa, per ora, con l’assenza di un discorso credibile e comprensibile per l’Europa, la realtà.

    Rispondi
  11. paolo francia

    2 Luglio 2014 alle 21:36

    Marzio, nessuno sta parlando di infanti, ma di bambini a partire dai 7/8 anni di étà, avevo inconsciamente le idee molto chiare.

    Rispondi
  12. marzio siracusa

    2 Luglio 2014 alle 18:44

    Paolo, attento a non diventare comico. Tu a due tre anni ti sentivi già omo? Via, via, siamo seri.

    Rispondi
  13. paolo francia

    2 Luglio 2014 alle 18:22

    No Marzio, non parlo di negazione di un gioco, o di comprare per forza qualcosa, parlo di qualcosa di molto piu profondo che accade per il bambino che si ritrova (e lo sa già) di non essere come gli altri. Non puoi paragonare una cosa cosi spessa e profonda al divieto di fare un gioco……il bambino già di per sé è uno che non puo’ fare quello che gli pare e deve ubbidire per tanti anni, ma se aggiungi questo “piccolo” particolare, la miscela puo’ diventare esplosiva!
    Chiara, mi riferivo solo al fatto che tu sei eterosessuale, ci mancherebbe, ognuno poi ha e combatte le proprie battaglie, pure io son sempre stato fuori dal coro e le ho pagate care, ma anche le ho fatte pagare….
    Se poi sei bionda e bella, guarda che ti avrà anche creato problemi, ma pensa se eri coi capelli grigi e racchia!
    La bellezza, come la ricchezza materiale, son tanto dure a portarle, ma preferisco queste al loro opposto.
    Fermo restando che poi la bellezza estetica è soggettiva, io ho sempre avuto invece privilegi, sin da quando alle elementari la maestra mi adorava perché mi considerava bello, e scusa se è poco, ma nella vita aiuta piu che essere racchi. Forse per una donna è diverso, ma io non credo, la bellezza è come avere una marcia in piu’ nella vita, ti apre al lavoro in qualsiasi campo, e purtroppo è un criterio di esclusione anche per fare il commesso oggi.
    Su Monti, già dissi che in quel momento era l’unica scelta, ma 3 volte di seguito senza elezioni mi pare un po’ troppo, poi pare anche che la Merkel lo avesse pistonato, vedi un po’!
    Se l’economia ripartirà veramente (non dello 0,01%) se la disoccupazione soprattutto giovanile si abbaserà notevolmente, potremo anche rivedere le posizioni su Renzi, per ora e viste le riforme presentate, mi spiace, ma il mio giudizio non cambia di una virgola.

    Rispondi
  14. marzio siracusa

    2 Luglio 2014 alle 17:54

    Scusa Chiara si parla, ovvero si sproloquia del tormentone pro e contro Renzi e ora tiri fuori il tuo privato. Di tutto potrai accusarmi fuorché di aver anteposto la tua immagine alla tua persona, anche perché, almeno dalle foto ma spero per te siano venute male, non mi sembri poi così eccezionalmente bella, una donna discreta niente più. Ma a parte l’immagine che il buon dio ci affibbiò a fondamento della nostra persona, sono appena reduce come tanti dalla TV e dallo squallido pomeriggio renziano a Strasbrugo. E la conclusione è che se un omuncolo vuol apparire un grande apre vie inedite alla retorica e al vuoto dei contenuti davvero da vecchio democristiano, e poi ho apprezzato molto l’esposizione mussoliniana della mascella che da quasi un secolo ci mancava. Quanto al resto per me ha parlato Salvini, ma quel che davvero fa pena nel ” parlamento europeo ” (sic!) è l’immagine codina dei socialisti che vi stanno alla greppia, i socialisti, ossia i rinnovatori.

    Rispondi
  15. Chiara

    2 Luglio 2014 alle 16:47

    In breve:
    – Monti NON era l’unica possibilità in quel momento, era solo la foglia di fico messa lì da una politica imbelle e fallita, lo scrissi subito a chiare lettere suscitando l’indicazione del fervente Paolo che oggi accusa me di idolatria, ma scrisse cose ben peggiori riguardo al profeta della sobrietà. Messo li senza elezioni, secondo prerogativa del Capo dello stato che l’ha esercitata anche con Renzi – dunque, rinnegarla oggi quando ti è tanto piaciuta ieri, è solo emblematico di un pregiudizio colossale.
    – non ho mai scambiato le elezioni europee per politiche, tanto che nelle settimane precedenti al 25 maggio ho scritto più di un pezzo a proposito, sottolineando che era Grillo a voler trasformare questa consultazione in una sorta di referendum nazionale “o io o lui”. Sostenere però che i risultati elettorali non abbiano ricadute sulla politica nazionale è da sciocchi, prima ancora che da persone in malafede, visto che lo stesso Grillo, nel momento in cui per la prima volta ha rotto l’isolazionsimo del suo movimento, ha scritto che Renzi è stato legittimato da un risultato elettorale nettissimo,
    – mi duole dirvi che poichè non mi conoscete, e nulla sapete della mia vita, sostenere che io non abbia mai dovuto subire ingiuste discriminazioni che abbiamo minato la mia identità è un fa,so, oltre che un gratuito pregiudizio, uno dei tanti, che vi piace attaccarmi addosso. Ho pagato per larga parte della mia vita, dalla adolescenza fino a poco tempo fa, il pregiudizio più antico, vergognoso, incivile ed ingiurioso del mondo, ovvero: sei bella, sei bionda, non puoi aspirare ad altro che a vivere della tua immagine. Un pregiudizio sanguinoso, velenoso, diffuso, spesso mascherato ipocritamente ma sempre presente, che mi ha portata a lottare tutta la vita per affermare il mio diritto ad essere persona e non solo immagine, per questo ho sempre combattuto ogni forma di pregiudizio, perchè l’ho provato sulla mia pelle e so quanto fa male. Per questo ho sempre sostenuto la battaglia dei diritti civili, e più in generale quella contro ogni forma di discrimanzione pregiudiziale. Quella che invece voi continuate ad applicare contro di me, a vostro disdoro, perchè a me scivola addosso.

    Rispondi
  16. marzio siracusa

    2 Luglio 2014 alle 08:09

    Caro Paolo, è per me molto discutibile ammettere che l’acme della messa in dubbio della propria identità risieda soprattutto nel dissidio personale e sociale omo etero, ci sono sopraffazioni ancora più gravi, pensa a un bambino che in età prepuberale per qualche motivo è impedito o limitato al gioco. Insomma il dissidio omo etero per quanto lacerante non dà l’imprimatur del dolore e quindi non legittima a credere che la relativa liberazione benché difficile sia al vertice dei conflitti individuali e collettivi in atto.

    Rispondi
  17. paolo francia

    1 Luglio 2014 alle 22:37

    Caro Marzio, se non avessi avuto pazienza con gli etero, mi sarei suicidato tanto tempo fa! Per noi la storia è diversa, poiché ci siamo costruiti con attorno persone che mettevano in discussione la nostra identità, è un’esperienza molto dura se ci pensi, nessuno nella tua infanzia e adolescenza ha messo in discussione la tua identità, come per Chiara. E’ un bel peso in meno, e nonostante la vita avanzi, questo peso resta dentro come per chi ha vissuto la guerra, non la si dimentica neanche in tempo di pace e abbondanza.
    Non mi distruggere Dorian Gray, forse la piu bella lettura di tutta la mia vita…….anche perché Gray è bello, cosa che non mi pare il caso per il nostro “eroe”.
    Non mi stupisce nella storia la sua persona , ma coloro che lo seguono…..

    Rispondi
  18. marzio siracusa

    1 Luglio 2014 alle 17:32

    Paolo, ti chiedo solo di avere comprensione per i poveri etero. Chiara, non identificare le nuove generazioni della politica dai dati anagrafici o dall’onnipotenza di strumenti che illudono su contenuti nuovi e clamorosi. La politica di Renzi è quella di un vecchio democristiano doroteo, niente più. Anzi, direi che Renzi è il Dorian Gray della DC eterna, un novantenne scricchiola sotto la pelle del boy scout. Perciò lo critico insieme a Fini, perché è vecchio.

    Rispondi
  19. paolo francia

    1 Luglio 2014 alle 15:02

    Caro Marzio, te parli di artificio, io penso che sia soltanto uno scrollarsi di dosso il retaggio della religione, lo stesso che evochi quando parli dei cattolici in politica. Se vuoi che ti dica come la penso, credo che tutto sia un artificio, una maniera di far soldi, un modo per alcuni di arricchirsi, sia il mercato legato al turismo dei gay per esempio, ma ugualmente quello di una sartoria che produce abiti da sposa, solo che quello che era vietato per taluni e concesso e esageratamente publicizzato per altri, adesso diviene allo stesso livello, buono o meno a ciascuno di identificarlo. Per me, per la mia storia personale, con tutte le contraddizioni (sono di natura bastian contrario), parlo ovviamente di vento nuovo, di scelte di vita esaudite, cose che mi erano impossibili in Italia, e scusa se è poco, di vita ne abbiamo una sola e il mio tempo è limitato quanto il tuo. Ti ripeto che mentre noi scriviamo “allegramente” in Russia è d’usanza e valore aggredire i gay, con il beneplacito della polizia e della maggioranza delle persone che di fronte alle aggressioni in pubblico sostengono gli aggressori e non muovono un dito per soccorrere le vittime, senza contare l’arabia o l’Africa dove dalla lapidazione in piazza, alla prigione a vita, le sfumature sono tante per i gay. Mi dirai che lo stesso trattamento viene spesso utilizzato per le donne, vero, ma in un contesto differente, il gay è condannato a prescindere.
    Quanto a Chiara, insisiti col dire che veneravo Monti, ma inutile riscrivere per la millesima volta che era la sola scelta possibile in quel preciso momento storico.
    Cosa propongo? Che un primo ministro sia eletto dal popolo e non messo la, dopo 3 volte bada bene, dal presidente della Repubblica. Ora non è il caso in Italia, in nessun altro Paese democratico una simile situazione sarebbe tollerabile, tranne per la Chiara che non ci vede niente di strano e che confonde le Europee con le Politiche……

    Rispondi
  20. marzio siracusa

    1 Luglio 2014 alle 13:09

    Caro Paolo, la questione omo o etero quanto a pregiudizi mi è talmente indifferente che mi ero scordato che tu sei omo. Ma il problema è un altro e ben più grave e va ben oltre l’uso del proprio corpo. Se le diversità di ieri stanno diventando velocemente maggioranze, e le vecchie maggioranze diversità è innegabile che assistiamo a un processo artificiale indotto dal tecnomercato per quanto ci si picchi a urlare la propria verità come conquista della libertà. Ora questa artificialità per me è sintomo di morte e non di libertà, ed è morte che s’insinua nella gara omo etero, che anche tu confessi come una conquista, o peggio nella speculazione ondivaga del sapere che ci viene dato per certo quando certo non è, nell’invenzione di bandiere per attirare folle allo sbando e di altre bandiere per distoglierle. Ora tutto questo per me non è libertà, ma segnale di morte. Inutile imparentare il passato all’oscurità e il futuro alla luce. Se dico che ad essere omo mi iscriverei ad un corso accelerato per etero lo dico per difendere i diritti dei più deboli che come dici non fanno carriera, e ti auguro di non scoprirla mai questa verità perché ci resteresti male e da persona onesta qual sei un mondo intero ti crollerebbe addosso. Il problema non è essere omo o etero, il problema è che il giusto trionfi, omo o etero. Abbi comprensione allora per le qualità misconosciute di un povero etero dagli incerti diritti futuri suoi e della carrozzella che spinge frustato dalla moglie e soprattutto frustrato dalla travolgente avanzata omo.

    Rispondi
  21. Chiara

    1 Luglio 2014 alle 13:01

    Come no, sono così avversa a chi dissente da lasciare questo spazio aperto ai vostri deliri……
    Quanto alla propaganda di Le Figaro e Le Monde, bè, questa è proprio da ridere.
    Vi commentate da soli, quindi mi risparmiate la fatica di farlo io, quello che resta è la domanda di sempre: al netto di chiacchiere, invenzioni, antipatie e pregiudizi, quale sarebbe la vostra proposta? Uno come Paolo, che è passato dal Monti idolatrato al grillismo, per esempio, e giudica tutti da buttare, cosa proporrebbe?!
    Le chiacchiere non fanno farina, come sempre, e specializzersi nel “no” a prescindere non porta bene, il dissolvimento di Sel e di Vendola insegna.
    Curioso poi lamentare il tentativo di ritornare in scena dei vecchi politicanti alla Fini, e contemporaneamente sparare addosso ad una nuova generazione in politica – quanto a coerenza, fate a gara con Chiti.

    Rispondi
  22. paolo francia

    1 Luglio 2014 alle 12:16

    Per rivenire a cose piu’ concrete, Marzio, la disoccupazione aumenta, ogni mese di piu’. Ancora i dati ISTAT di stamane sono la a confermarlo, altro che gufi, semplicemente la realtà scomoda che i fans sfegatati fanno finta di non vedere.
    Una classe politica tutta da gettare, da destra a sinistra, autoreferenziale e capace solo di favorire se stessa.
    Quanto ai ministri di Renzi, con il suo ego spropositato e immotivato, si è attorniato di figurine per apparire il migliore. Fare il leccapiedi è una operazione che ha sempre portato incapaci ad avere posizioni di prestigio.

    Rispondi
  23. paolo francia

    1 Luglio 2014 alle 10:59

    Daccordo su tutto Marzio, ma essendo omo ti confermo che il corso per diventare qualcosa d’altro te lo lascio, io rinascerei 1000 volte e tutte quante nello stesso modo, per quello sono come Chiara, non cambierei davvero mai.
    Beh, su Berlsuconi, che dire, dopo tutte le gaffes omofobe grossolane e volgari, un vero triplo salto mortale, per me si ravvede anche tenendo conto del suo stile di vita, non proprio consono ai dettami (ma quali…) della religione che cambia piu velocemente della politica. Non dimenticare, e questo i politici prima o poi l’hanno capito, che avere contro la comunità omosessuale porta male, non è piu in linea con l’evoluzione dei costumi e gli omosessuali new generation non si nascondono piu come accadeva agli adolescenti della mia generazione….e quelli che lo facevano erano derisi, insultati e macchiati a vita….solo che, per quelli che conoscevo quando ero ragazzino, gli insultati hanno avuto carriere strepitose, successo, si non spostati in posti meno provinciali, hanno avuto fama, soldi e successo, mentre coloro che li prendevano per i fondelli sono sempre nello stesso posto, ingrigiti, con mogli che li comandano, tirano le carrozzine della prole sul lungomare la domenica, spenti, falliti o quasi sul lavoro, già morti….

    Rispondi
  24. marzio siracusa

    1 Luglio 2014 alle 08:50

    E parlar male di Renzi, è diventato anche troppo facile, come prendere a pallate i testoni al Luna Park. Ma che dire della Boschi, di Poletti, della ministra degli esteri di cui non ricordo nemmeno il nome, e di un’eminenza curiale come Del Rio? E che dire di un Alfano che insiste a fare politica, uno che nelle scuole vere di tanti secoli fa sarebbe finito nelle differenziali? E Fini che ritorna, ingordo di nuove imprese fallimentari, e Berlusconi che alla disperazioni per evidente crollo neurale abbraccia i diritti omo pur di agganciare qualche voto. Fossi omo mi iscriverei a un corso accelerato per eteroi E che dire di Bergoglio sputasentenze stitiche e risapute quando il cristianesimo avrebbe bisogno della spada invece del bavoso 8 per mille? Sono offese gratuite queste, o il coraggio di dare giudizi sui fatti? Chiudo con Bergoglio perché la decomposizione cattolica è la grande infezione nazionale destinata a durare da qui all’eternità.

    Rispondi
  25. paolo francia

    1 Luglio 2014 alle 00:32

    Propaganda Chiara, te ormai non sei piu in grado di pensare con la tua testa, ormai parli e rispondi come potrebbe fare Renzi. Renzi è già fuori moda, vedremo come te la caverai, se finora con il nulla e, peggio, lo schifo che ha proposto lo idolatri, difficile che un giorno tu ragioni diversamente, te non cambi mai idea, mica come me!
    Infatti in Europa va a braccetto con Hollande che sta facendo fallire la Francia, l’Italia fallita lo è già, chi meglio di Renzi?!?
    Lasciamo perdere……

    Rispondi
  26. marzio siracusa

    30 Giugno 2014 alle 17:59

    Quel che è bello in una persona come te Chiara è che ti parli, ti rispondi, ti accomodi, ti scomodi, insomma fai tutto da te, così alla fine i conti ti tornano sempre e vai a letto giuliva e soddisfatta d’aver sempre ragione. Se dopo diciassette anni Chiti rinnega una riforma del Senato a cui credeva non vedo alcuna incoerenza, e non mi sembra Chiti uno in condizioni tali da brigare per conservare la poltrona. Diciamola tutta Chiara, sei talmente liberale che costeggiando il Vingone o il Mugnone ci butteresti dentro chi dissente, io per primo. Ma affogare nel Vingone o nel Mugnone mi sarebbe difficile, avendo nuotato per anni e anni alla Rari, in su e giù dal ponte S.Niccolò ai traghettatori poi scacciati dal ponte Da Verrazzano

    Rispondi
  27. puccio cartoni

    30 Giugno 2014 alle 16:27

    Complimenti Chiara ,se non altro per la tua memoria . Memoria che altri tendono ad offuscare ,o tenere al minimo , al solo fine di tenersi liberi da commenti in ogni direzione…anche contrastanti. Quanto alla teoria usata della denigrazione altrui ,per dare ad intendere di essere nel giusto , mi torna alla mente essere sempre stata usata da gente che ,con la democrazia ,c’entra come il cavolo a merenda. Ed è anche utile a non obbligarti a fornire spiegazioni (sul giudizio ) ,tanto basta l’ accusa a provocare il rigetto .Ricordo ( io ,sì ) che un tempo non c’ era riunione sindacale nella quale ,non appena si azzardava una argomentazione “scomoda”, si alzava il grido insindacabile di “fascista!”, che smorzava di botto ogni ragionamento . Dai commenti si evince che siamo sempre li ,alle solite tattiche . Se qualcuno ,comunque ,riuscisse a tirarcene fuori , sia pur con errori ed imprecisioni , dovrebbe avere automaticamente un monumento ! Questo vorrei…

    Rispondi
  28. paolo francia

    30 Giugno 2014 alle 16:20

    Ma dimmi una cosa, a te piace cambiare tanto per cambiare, o cambiare per qualcosa di meglio?
    Chiti attaccato alla sua carica, ok, e Renzi?!? Ora che gli va stretta anche l’Italia, potrebbe proporsi (con la sua conoscenza linguistica che va dal pratese al mugellese) come Presidente dell’Europa, e riformare anche quella, no?
    Il “CACINI” si dice a Livorno.
    Io non so forse leggere, ma il pezzo di Cariglia l’ho letto, capito e condiviso, il tuo, tranne per le ripicche di Chiti (che non ho MAI apprezzato…), non si sa cosa voglia spiegare, tranne che Renzi è appunti ‘r Cacini.

    Rispondi
  29. Chiara

    30 Giugno 2014 alle 16:14

    P.s. Intanto ti consiglio vivamente la lettura di Le Figaro di oggi, titolo “Renzi gagne l’Europe”, e confido tu non abbia perso l’ampio reportage di Le Monde della settimana scorsa, stesso tema, stesso personaggio. Scrivi anche a loro, chè io non sono gelosa dell’esclusiva, eh…….vediamo poi cosa ti rispondono :)

    Rispondi
  30. Chiara

    30 Giugno 2014 alle 15:56

    È ufficiale: Paolo non sa leggere. Altrimenti avrebbe capito che il punto non è che Chiti voleva la riforma del Senato e ora non la vuole più, ma che la sua proposta di riforma era identica a quella che ora rinnega con obbrobrio. Per ragioni che nulla hanno a che vedere con la democrazia, ma solo con la difesa della propria carica.
    Quanto al resto, siccome vivi da anni in un paese che non ha mai avuto un bicameralismo perfetto, come gli altri del resto, dato che è un unicum che abbiamo solo noi, chiedilo ai tuoi concittadini come mai una sola Camera rende possibile un iter in tempi ragionevoli per la discussione e l’approvazione di provvedimenti legislativi, mentre il bicameralismo impantana tutto in eterni rinvii io che costituisce una delle principali ragioni per cui, in Italia, non è mai stato possibile avviare un serio percorso di riforme.

    Rispondi
  31. paolo francia

    30 Giugno 2014 alle 12:16

    Ma chi se ne frega di “chi” voleva o meno la riforma del senato! E anche se la voleva Chiti, possibile che il Chiti ragioni e decida, saggiamente, che la riforma proposta da Renzi & Berlusconi (il Gatto e la Volpe) fa semplicemente schifo! Invece di commentare sulla questione, commenti sul dito che indica!
    Ti piace la riforma del Senato? Bene , spiegaci perché, l’unica cosa che conta per te è che rimestino le acque, invece di pulirle, la melma resta la stessa!
    Per fortuna che Cariglia spiega esattamente cosa e come si dovrebbe fare in questo caso, e anche soprattutto cosa NON fare.

    Rispondi
  32. Chiara

    30 Giugno 2014 alle 11:14

    Interessante teoria: dunque, la riforma del Senato che voleva Chiti – e che è la stessa che oggi rifiuta – era in chiave anti berlusconiana……e meno male che sono io quella che accomoda le pezze d’appoggio. Ma per piacere.

    Rispondi
  33. marzio siracusa

    30 Giugno 2014 alle 10:00

    Chiara, ma di quali contraddizioni parli? Tu accomodi le pezze d’appoggio a tuo favore, l’incoerenza di Chiti, e poi svolgi il fervorino. Chiti da cattolico di sinistra non mi ha mai entusiasmato, ma il Chiti incoerente che citi è del 1997, allora si era in pieno berlusconismo, poi, dopo il birignao Monti e Letta di cui Napolitano è responsabile, è venuto il tuo eroe, un cattolico ma questa volta cattolico del marketing tanto veloce da risultare sospetto, e veramente pret à porter è il riformismo di Renzi, chiacchierato più che studiato, fatto in barba ai “professoroni”, pur di apparire dirompente e decisivo. Cambiare idea da mane a sera è certamente stupido, ma cambiarla dopo diciassette anni in un contesto storico mutato sposta l’ago della stupidità sugli inamovibili. E poi torno a dire: dove è dimostrato che queste riforme avranno effetti benefici sul debito come esige Bruxelles? C’è un grande equivoco tra le favole che Renzi racconta a Roma e le favole che Bruxelles racconta all’Europa, ma non c’è recita che non sia destinata a spezzarsi. Anche Renzi comincia a intuirlo visto che ride sempre meno. E tu, più renziana di Renzi?

    Rispondi
  34. Luigi Marchiorello Dal Corno

    30 Giugno 2014 alle 09:31

    Brava Chiara piuttosto che scrivere da ragazza pon pon, meglio tenere adosso i vestiti e scrivere incomprensibile e contro chisacchi!
    Ora faranno più fatica ad attaccarti per tutto il resto della settimana.
    Comunque tornando al serio scrivi invece un pezzo che invita il tuo idolo Renzi ad istituire con legge Nazionale il Referendum per l’indipendenza del Veneto e di fare tribuna politica in favore del No.
    Sinceramente se mi fosse concesso di esaminare la cosa in modo democratico, probabilmente voterei no anch’io, ma se si vuole impedire al popolo di esprimersi democraticamente combatterò contro e vinceremo, col risultato che invece d’avere come vicino una Repubblica amica, come la Croazia e la Serbia, vi troverete prima col 77 % dei Veneti che vi remano contro, poi con un ex divenuto in eterno nemico!
    Ma siete sicuri di volere proprio questo?

    Rispondi

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