La cancellazione delle province con la riforma Del Rio apre il caso Milano e la gestione delle competenze su tutto ciò che la Provincia di Milano aveva in mano per Expo 2015. Una deroga come per Roma Capitale, vista la portata planetaria dell’evento la si poteva pensare….
Province eliminate, costi della politica abbattuti, funzionari e impiegati delle amministrazioni provinciali riassorbiti dagli altri enti e pasticcio normativo per la nomina/elezioni delle nuove province, caos normativo per la definizione del sistema elettorale delle Città Metropolitane. Ma nel garbuglio generale della “rivoluzione” e della riforma della Pubblica amministrazione avviata con decisione dal governo Renzi balza all’occhio anche il caso Milano, alle prese con l’imminente “nascita” della nuova Area Metropolitana, con lo scandalo “tangentaro” di Expo 2015 e la definizione delle competenze che erano sino a 10 giorni fa in capo all’esecutivo provinciale di Palazzo Isimbardi e che per un anno finiranno invece nel pericoloso ping-pong tra Regione Lombardia e sindaco di Milano. Per far comprendere meglio il “caso Milano” è necessario elencare ai lettori tutti i noiosi step previsti dalle riforma. “All’entrata in vigore della Legge 56 “Delrio” è costituita la Città metropolitana di Milano che corrisponde al territorio della Provincia di Milano. Il sindaco di Milano indice le elezioni entro il 30 settembre 2014 per il Consiglio Metropolitano che lavorerà su una proposta di Statuto fino al 31 Dicembre. La Conferenza è composta da 24 membri scelti da e tra i sindaci e consiglieri comunali dei 134 Comuni della Provincia con voto ponderato. Il Presidente e la Giunta della provincia sono prorogati fino al 31 dicembre a titolo gratuito per l’ordinaria amministrazione e gli atti inderogabili e urgenti. Il Presidente assume anche le funzioni del Consiglio (art.14). Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Legge la Regione Lombardia subentra in tutte le partecipazioni azionarie di controllo detenute dalla Provincia e legate alla realizzazione dell’EXPO 2015. Al termine di EXPO, il 31 Dicembre 2016 tali partecipazioni passano alla Città metropolitana. In concomitanza con l’elezione del Consiglio metropolitano, si insedia la Conferenza metropolitana, composta da tutti i sindaci .Entro il 31 dicembre 2014 la Conferenza Metropolitana approva lo Statuto. Primo gennaio 2015 la Città metropolitana subentra alla Provincia di Milano e ne assume patrimonio, personale e funzioni. Il Sindaco di Milano assume le funzioni di Sindaco metropolitano. Lo Statuto potrà prevedere l’elezione diretta di sindaco e consiglio con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale. Presidente e giunta provinciale cessano”. Sin qui la legge mal digerita dagli ormai ex consiglieri provinciali meneghini che la scorsa settimana hanno preso atto della cancellazione dell’amministrazione provinciale più antica d’Italia il cui primo presidente fu nientemeno che Massimo D’Azeglio. Ma a questa riforma, sicuramente “abbattutasi” su Milano fuori tempo lascia ampi spazi se non praterie per considerazioni e valutazioni di merito. A parte l’inopportunità per la “capitale economica” italiana di trovarsi in una pericolosa situazione di transizione proprio mentre la città si avvicina drammaticamente all’apertura di Expo 2015 con tutti i problemi derivanti da cantieri ancora aperti e in ritardo, con la Procura della Repubblica che ha sollevato il coperchio su nuovi episodi di corrutela nella gestione degli appalti che hanno portato alla luce vecchi “attori” che 20 anni fa dettero vita a Mani pulite. Personaggi ultrasettantenni che sono ancora li a spartirsi la “torta” non più a vantaggio dei partiti ma forse come “risarcimento” per aver tenuto la bocca chiusa col terribile sostituto procuratore della Repubblica Antonio Di Pietro e aver salvato capra e cavoli al Politburò del Bottegone e fatto a pezzi le varie correnti democristiane per salvare invece quella parte “illuminata” erede delle “convergenze parallele” di berlingueriana memoria. Probabilmente era più ragionevole, al pari della “città eterna”, che anche Milano ottenesse da governo e parlamento una deroga come per “Roma capitale” in virtù dell’importanza dell’evento che si spera non sia invece alla fine una delle tante voragini che rischia di mandare a fondo il Paese con un clamoroso insuccesso di portata planetaria. Ma a parte tutto ciò….(e siamo convinti che non sia davvero poco) tutti questi passaggi elencati all’inizio lasciano un grandissimo interrogativo. L’unica necessità che aveva il governo con la cancellazione delle province era quello di eliminare i costi degli emolumenti per indennità di carica di Presidenti, Assessori e consiglieri provinciali e tagliare le loro auto blu? Non c’è minima traccia nella riforma Del Rio di riduzione reale dei costi del personale delle vecchie amministrazioni provinciali. Si parla di trasferimenti in altri enti che possano essere comuni e Regioni o altri enti simili appartenenti alla Pubblica amministrazione, ma i numeri alla fine, nonostante i “giri di walzer” restano quelli totali di sempre. Le uniche riduzioni vanno timidamente in prospettiva sugli anni a venire, ma il conto economico del personale sul bilancio dello Stato 2014 resta immutato così come sicuramente lo sarà sulla legge di Stabilità sull’anno finanziario 2015. Ma la frittata è oramai fatta e allora c’è solo da sperare che ciò nascerà sia qualcosa che non debba rimettere in piedi i cocci di un vaso andato in mille pezzi per mera disattenzione e superficialità come auspica l’ormai ex presidente del consiglio provinciale milanese Roberto Caputo che già dal 2000 teorizzava una riforma ponderata della Provincia. “ Quello a cui si pensava era una concezione di area vasta con connotazioni geografiche, urbane, sociali, economiche e culturali di alto profilo, cosa ben diversa da ciò che oggi la legge esprime. Ora, però, è tardi per i ripensamenti questa scatola vuota deve essere riempita di contenuti, a partire dallo Statuto e dalle deleghe da assegnare, perché così com’è risponde poco alle esigenze ed è ben lontana dai modelli di Parigi, Londra e Barcellona. I tempi stanno cambiando e anche la politica e il modo stesso di fare politica: è tutto più virtuale, più social, più smart. Peccato che insieme alle vecchie logiche si stia buttando via anche concetti importanti di democrazia partecipata: la Provincia, ente storico, eletto direttamente dai cittadini, è, era, uno di questi”.

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