Adesso ci faremo tanti amici ma diciamolo: se uno gira con un macchinone da 60-80 mila euro con bollo e assicurazione da 5 mila euro non dovrebbe temere la paletta di un finanziere che gli dice “Prego, accosti pure!. Operazione fiscal control”.
Ascensore di casa, piano terra, le ragazze che fanno le pulizie condominiali, italianissime, parlano di tasse e di bollette. Appena fuori, edicola, un signore sui settanta dice che non se lo sarebbe mai immaginato che dalla pensione gli prelevavano più di quello che gli prendevano quando lavorava. Due donne stanno andando verso la banca all’angolo e borbottano che loro hanno fatto i conti e da “semplici impiegate” lavorano fino al 19 giugno di ogni anno per lo Stato. Altri cominciano a guadagnare solo a Ferragosto. Mica male per essere una democrazia moderna la cui “bellissima Costituzione” recita al primo articolo che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Perfetto. Anche, magnifico. Come si insegna alla prima ora di giurisprudenza la Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato, vertice della gerarchia delle fonti del diritto e fondativa della Repubblica. Ri-magnifico. Questa Carta fondamentale all’articolo 53 dice “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Non stiamo qui ad approfondire i criteri di progressività che occuperebbero ore e pagine, ma come tutti possono immaginare con questi presupposti -sulla carta- il sistema italiano dovrebbe essere quasi perfetto. E invece è uno dei più distorti e distorcenti. Pagano tutte le tasse quasi soltanto i dipendenti a busta paga, ci sono imprenditori che guadagnano meno dei loro dipendenti, ci sono operatori commerciali e finanziari che possono più o meno impunemente fare quello che altri cittadini non possono o non si sognano nemmeno. Altroché uguaglianza di fronte alla legge. Questa delle tasse sperequate è un vero tumore del sistema e se va in metastasi è spacciato il sistema. Forse siamo arrivati a livelli di guardia se persino il compassato ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan alla celebrazione della Festa della Guardia di Finanza, ha detto chiaramente che la pressione fiscale in Italia è eccessiva e che bisognerà provvedere a riequilibrare. Parole sante. Testuale di Padoan: “Ridurre le tasse è un imperativo urgente”. Lo dice da quasi 70 anni anche la Costituzione prevedendo appunto la capacità contributiva. Ma da decenni l’evasione fiscale è cresciuta progressivamente e sembra aver preso in giro i “padri costituenti”. Anche un bimbo delle elementari capisce che le tasse sono alte perché le pagano in pochi. Che un ministro dell’Economia riconosca che è imperativo ridurre l’imposizione fiscale è positivo, che tutto il governo e il sistema si metta lì a studiare e applicare strumenti che rendano tutto questo operativo sarebbe altrettanto doveroso e auspicabile. Ma subito. Prima che il tumore blocchi le ghiandole vitali. Ci sono stati blitz spettacolari e operazioni più coperte. Il risultato non è quantitativamente confortante. Sarebbero 300-400 milioni recuperati. Verifiche e deterrenza potrebbero partire anche dai macchinoni che girano per le nostre strade. Adesso ci faremo tanti amici ma diciamolo: se uno gira con un macchinone da 60-80 mila euro con bollo e assicurazione da 5 mila euro non dovrebbe temere la paletta di un finanziere che gli dice “Prego, accosti pure!. Operazione fiscal control”.

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