L’indagine su Massimo Bossetti è stata gestita nel peggiore dei modi; viceversa, doveva svolgersi nella massima segretezza e andare alla ricerca di prove che potessero supportare il teorema di indizi.
Il processo indiziario è una vera barbarie. L’indagine che non sfocia in una confessione e non approda alla prova cosiddetta regina (un testimone, qualcuno che abbia visto) non dovrebbe mai chiudersi con l’arresto di un cittadino. La stessa cosa dicasi per il processo che si svolge solo su base indiziaria; non dovrebbe mai concludersi con una condanna: meglio un delinquente in libertà che un innocente in carcere. Sappiamo bene che questi principi sono estranei a molti, che la pensano come Nerone, che con il pollice riverso all’ingiù emetteva le sentenze di morte inappellabili. I lettori che ci seguono da molto tempo, sanno che siamo dei “garantisti irrudicibili”. Qualsiasi persona normale, dopo giorni d’interrogatorio crolla. E se la persona non è normale, non sono le aule di tribunale che l’imputato dovrebbe affrontare, ma il reparto psichiatrico di un ospedale per essere curata. L’ultimo caso –in ordine di data- è quello del muratore Massimo Bossetti arrestato per il delitto di Yara Gambirasio, che si dichiara innocente. Ieri sera gli schermi televisivi hanno accostato la sua foto con quella del presunto padre naturale Giuseppe Guerinoni; non c’è nessuna rassomiglianza. Il 45 enne muratore arrestato è il tipico nordico: occhi azzurri, viso piccolo -in rapporto alla statura- e allungato, longilineo, e magro. La foto del Guerinoni mostra il tipico uomo mediterraneo; occhi scuri, viso grande e ovale, con il quale la madre di Bosssetti giura di non aver avuto alcuna relazione. Ad incominciare dal ministro dell’Interno Alfano, che ha subito dato in pasto alla stampa Massimo Bossetti, per finire ai vari inquirenti che avrebbero potuto impedire di mostrarlo in manette e confermare il particolare dell’ipotetico dna. Il caso è stato gestito malissimo. I signori del potere hanno dimenticato i diritti del vero padre di Massimo che l’ha cresciuto, della moglie di Bossetti e dei suoi bambini. E che dire della mamma di Bossetti, indicata al mondo intero come una donna di malaffare. A nostro avviso dovrebbe fare causa allo Stato italiano e chiedere diverse decine di milioni di euro di danni. Quattro famiglie gettate nella disperazione, senza curarsi delle conseguenze psicologiche alle quali sono sottoposti i bambini dell’accusato. Tutti noi vogliamo che l’assassino/i di Yara Gambirasio sia assicurato alla giustizia, ma come si fa ad istruire un processo basato sul dna, rilevato su un cadavere che è stato esposto per settimane agli agenti atmosferici, comparato con quello di un uomo morto da quindici anni, senza considerare il margine di errore che è pur sempre possibile. L’indagine su Massimo Bossetti è stata gestita nel peggiore dei modi; viceversa, doveva svolgersi nella massima segretezza e andare alla ricerca di prove che potessero supportare il teorema di indizi. Purtroppo la giustizia italiana va avanti così. La Franzoni, per il delitto di Cogne, è stata condannata sulla base di indizi (non è stata trovata neppure l’arma del delitto). La stessa sorte è toccata a Parolisi per l’uccisione di Melania. Processo indiziario anche quello di Avetrana, per l’assassinio di Sarah, che ha visto condannate Sabrina e la madre. Per non parlare del delitto di Garlasco, con Stasi che viene assolto e successivamente il processo annullato; sarà nuovamente giudicato sulla base di indizi. Anche il processo di Perugia, che vede imputato Sollecito e Amanda, segue la stessa sorte. A nostro parere, sono esempi di inciviltà giuridica. Tutti i casi citati, hanno in comune il fatto che dopo anni di carcerazione e infiniti interrogatosi, gli accusati si proclamano innocenti. Per fortuna c’è anche il procuratore della repubblica Ugo Adinolfi che indaga da anni sul caso Roberta Ragusa; avrebbe potuto far arrestare da tempo il marito e non l’ha fatto, pur avendo gravi indizi. Attende che il titolare dell’autoscuola Antonio Lolli si tradisca, che commetta un errore: che arrivi la prova inconfutabile.

Ma di quale prova inconfutabile lei parla?!? Dopo piu di 20.000 prelievi di DNA, e dopo che solo uno di essi era sugli indumenti di Yara Gambirasio, esclusa anche l’ipotesi che siano stati portati sul luogo per “incastrare” il Bossetti, non ci sono altre vie possibile che assicurare il colpevole alla giustizia! Il Commissario Megret va in pensione, con questi metodi di analisi, eseguiti per evitare errori da 4 laboratori indipendenti , lei aspetta ancora una confessione?!? Troppo comodo chiudere un caso del genere con la storia del disturbo psichiatrico!
La sorella gemella del Bossetti é identica al defunto Guerinoni, come spesso accade, il figlio è simile alla madre, la figlia al padre!
Idem per il caso di Sarah Scazzi, del Parolisi e della Franzoni, e penso anche per Meredith e il fattaccio di Garlasco.
Per non parlare della povera Roberta Ragusa, chiaramente eliminata e fatta scomparire dal marito anche agli occhi del piu’ inesperto dei detective!
Resta solo il caso di Elena Ceste che è da chiarire, ma per i resto bene han fatto gli inquirenti ad assicurare queste persone alla giustizia.
Meglio un criminale di meno a giro!