Per definizione letterale, la Mafia è un’organizzazione criminosa, retta dalla legge della segretezza e dell’omertà, che ricorre ad intimidazioni, estorsioni, sequestri di persona e omicidi al servizio d’interessi economici privati. Si può definire mafia un gruppo di persone unite per conseguire con ogni mezzo i propri interessi particolari, anche a danno di quelli pubblici.
Il Mafioso, quindi, è uno della mafia, come tale un criminale da punire secondo la legge penale vigente, quando compie atti criminosi.
I mafiosi, sino a quando non sono accusati di un crimine e condannati, godono di tutti i diritti civili, come un comune onesto cittadino italiano. Questi hanno regolare diritto di voto e di esprimerlo segretamente verso la persona scelta.
Ciò premesso, il voto espresso da un mafioso è regolare a tutti gli effetti.
L’assurdo viene adesso. I servizi di sicurezza italiana sanno che il cittadino Tizio è un boss e come tale tenuto in stretta sorveglianza. Il Tizio vota regolarmente ai diversi tipi d’elezioni, ha la piena libertà personale, incontra parenti e amici senza limitazioni di qualsivoglia natura.
Dopo una tornata elettorale, un Magistrato, o per sospetto, o per confidenze raccolte, si convince che l’eletto Caio ha avuto il voto da un amico del boss Tizio e perciò, potendosi paragonare ad un voto di scambio, penalmente perseguibile, avvia un processo a carico di Caio, per riscontrare il tipo di reato consumato per la consequenziale pena da sancire a carico di Caio.
L’obbligatorietà dell’azione penale non deve essere confusa con l’indebita azione persecutoria basata sul convincimento di un fatto illecito tutto da verificare.
La campagna elettorale serve a sensibilizzare gli elettori su un indirizzo politico fatto d’ideologia e di promesse a soddisfare i bisogni individuali e collettivi.
Il mafioso, che si riconosce in un indirizzo politico e vota, non concorda automaticamente alcun voto di scambio, anche quando lo pensa singolarmente durante l’esercizio del voto.
Le suddette considerazioni portano a ritenere urgente la riforma del codice penale e di procedura penale, sia per ridurre l’area del libero convincimento del Giudice inquirente, sia per stabilire una pur minima responsabilità civile del Giudice.
Domenico Civitano Bitetto (BA)

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