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Riformare la giustizia italiana. Il voto del mafioso è uguale a quello di un comune cittadino

L’obbligatorietà dell’azione penale non deve essere confusa con l’indebita azione persecutoria basata sul convincimento di un fatto illecito tutto da verificare. di Domenico Civitano

di Domenico Civitano | 26 Marzo 2008

Per definizione letterale, la Mafia è un’organizzazione criminosa, retta dalla legge della segretezza e dell’omertà, che ricorre ad intimidazioni, estorsioni, sequestri di persona e omicidi al servizio d’interessi economici privati. Si può definire mafia un gruppo di persone unite per conseguire con ogni mezzo i propri interessi particolari, anche a danno di quelli pubblici.
Il Mafioso, quindi, è uno della mafia, come tale un criminale da punire secondo la legge penale vigente, quando compie atti criminosi.
I mafiosi, sino a quando non sono accusati di un crimine e condannati, godono di tutti i diritti civili, come un comune onesto cittadino italiano. Questi hanno regolare diritto di voto e di esprimerlo segretamente verso la persona scelta.
Ciò premesso, il voto espresso da un mafioso è regolare a tutti gli effetti.
L’assurdo viene adesso. I servizi di sicurezza italiana sanno che il cittadino Tizio è un boss e come tale tenuto in stretta sorveglianza. Il Tizio vota regolarmente ai diversi tipi d’elezioni, ha la piena libertà personale, incontra parenti e amici senza limitazioni di qualsivoglia natura.
Dopo una tornata elettorale, un Magistrato, o per sospetto, o per confidenze raccolte, si convince che l’eletto Caio ha avuto il voto da un amico del boss Tizio e perciò, potendosi paragonare ad un voto di scambio, penalmente perseguibile, avvia un processo a carico di Caio, per riscontrare il tipo di reato consumato per la consequenziale pena da sancire a carico di Caio.
L’obbligatorietà dell’azione penale non deve essere confusa con l’indebita azione persecutoria basata sul convincimento di un fatto illecito tutto da verificare.
La campagna elettorale serve a sensibilizzare gli elettori su un indirizzo politico fatto d’ideologia e di promesse a soddisfare i bisogni individuali e collettivi.
Il mafioso, che si riconosce in un indirizzo politico e vota, non concorda automaticamente alcun voto di scambio, anche quando lo pensa singolarmente durante l’esercizio del voto.
Le suddette considerazioni portano a ritenere urgente la riforma del codice penale e di procedura penale, sia per ridurre l’area del libero convincimento del Giudice inquirente, sia per stabilire una pur minima responsabilità civile del Giudice.

Domenico Civitano Bitetto (BA)

Pubblicato in : Primo piano

Info Domenico Civitano

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

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