
Rino Formica, 98 anni, importante figura del socialismo italiano, spiega con grande lucidità il significato politico del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura e indica le profonde e grandi ragioni del no.
“Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno o no autonomi in uno stato libero e democratico.
Nella decadenza democratica, unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario.
Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno un’intenzione demolitrice della Carta è un dovere.
Non è una bestemmia per il proprio passato di lotta politica dei singoli o delle forze della tradizione laica italiana.
È aprire gli occhi: oggi è in atto una tendenza a chiuderli dinanzi a problemi che riguardano noi e i nostri figli. Il momento del risveglio arriva sempre. Bisogna sperare di essersi svegliati in tempo.
Il voto di New York ci ha dato una lezione: aver capito per tempo che in gioco non era l’amministrazione ma il futuro democratico degli Stati Uniti.
Il no al nostro referendum va spiegato bene .
Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario.
Il diritto non c’entra.
C’entra una questione semplice, ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico.
Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo.
Si vota contro il governo della distruzione democratica; o non si è.
Una valanga di no alle riforme fantasma del governo indicherà l’inizio del risveglio nazionale.”
Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, ha detto anche cose precise sull’organizzazione della campagna per il referendum e su come va gestita la raccolta firme e l’azione nei territori.
Landini ha sottolineato più volte che per ottenere un grande risultato serve un lavoro organizzativo diffuso in tutta Italia:
-ha parlato di coinvolgere ogni comune, di creare comitati locali, di essere presenti quartiere per quartiere per parlare con la gente e spiegare la posta in gioco;
-ha detto che in ogni seggio dovrebbero esserci rappresentanti, perché una battaglia così non si fa solo con gli appelli nazionali ma anche con presenza concreta nelle comunità.
In questi giorni è partita la raccolta firme per il referendum sulla riforma costituzionale.
Firmare è semplice e si può fare in più modi.
-Online, comodamente da casa.
Sulla piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia, usando SPID, CIE o CNS. La firma digitale vale esattamente come quella su carta.
-Nel tuo Comune
Presso l’ufficio elettorale o l’URP. Basta un documento d’identità. Gli orari dipendono dal Comune, conviene verificare prima.
-Ai banchetti e nelle sedi sindacali
In molte città e paesi si firma anche:
– nelle sedi della CGIL,
– ai banchetti dei comitati,
– durante iniziative pubbliche e assemblee.
Come ha ricordato Maurizio Landini, la raccolta firme non è un atto burocratico ma il primo passo di partecipazione: serve presenza nei territori, nei quartieri, nei luoghi dove vivono le persone.
Firmare significa difendere il diritto a decidere.
Se puoi, informa anche altri.
Ciascuno di noi può fare molto per fermare il governo Meloni, il governo della distribuzione della democrazia costituzionale, come avverte Rino Formica.
Enrico Rossi

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