Si possono fare molte considerazioni a seguito dei risultati elettorali. Forse diverse da quelle che si sentono fare in questi giorni.
I risultati, secondo quanto pubblicato dal Ministero dell’Interno, letti in modo non “partitico”, forniscono i seguenti dati:
a Milano capoluogo ha vinto lo schieramento che fa capo a Pisapia il quale ha raccolto il voto di 365.657 cittadini sui 996.400 iscritti al voto, cioè 36,69% dei milanesi iscritti nelle liste elettorali del Comune, mentre la Moratti prende il voto di 297.874 milanesi, cioè il 29,69%.
Alla precedente tornata del 2006 la Moratti aveva preso il voto di 353.410 elettori su 1.030.616 di iscritti nelle liste elettorali, pari al 34,31%, mentre lo sfidante Ferrante ne ha presi 319.487, pari al 30,99% degli elettori;
a Napoli capoluogo ha vinto lo schieramento che fa capo a De Magistris il quale ha raccolto il voto di 264.730 cittadini sugli 812.450 iscritti al voto, cioè 32,58% dei napoletani iscritti nelle liste elettorali del Comune, mentre Lettieri prende il voto di 140.203 napoletani, cioè il 17,25%.
Alla precedente tornata del 2006 la Iervolino aveva preso il voto di 304.975 elettori su 828.496 di iscritti nelle liste elettorali, pari al 36,81%, mentre lo sfidante Malvano ne ha presi 201.242, pari al 24,29% degli elettori.
Le considerazioni che si possono fare sono sostanzialmente due:
1) quale democrazia è quella che fa governare delle società complesse come le città da personaggi che rappresentano solo un cittadino su tre?
2) Il vecchio sistema proporzionale, che obbligava a coalizioni molto più rappresentative dei cittadini (maggiore partecipazione al voto più maggiori percentuali di rappresentanza facevano avvicinare di più il dato ad almeno un cittadino su due), non era forse più capace di garantire un’effettiva rappresentanza?
E, tutto questo, senza fare considerazioni sulla qualità di schieramenti che sono decisivi e che, inevitabilmente, condizioneranno le nuove amministrazioni……..
Andrea Viero

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