
Un anniversario squisitamente politico eppure dalle profonde, ramificate implicazioni sulla vita di noi tutti. In questa ottica il ricordo dei “fatti” di Palazzo Barberini meriterebbe ben altra considerazione.
Basta fermarsi a riflettere su quanto i fatti di quel 11 gennaio sono direttamente relazionabili al processo di consolidamento democratico in Italia ma anche al vivo dibattito e alla storia del movimento socialista in Italia, in Sicilia e nel Mondo.
Tuttavia sarebbe un errore storico e politico considerare la “scissione” come un evento semplicemente inscrivibile nella storia e nel pantheon solo del socialismo democratico.
Se, infatti, si approfondiscono gli eventi, la prospettiva si nota che il nuovo partito esprimeva e dava voce ad una visione del socialismo, plurale e pluralista, che cercava di portare a sintesi tutte le “osservanze” che operavano e agivano all’interno del movimento socialista ed operaio che non si riconoscevano nell’abbraccio stringente dell’allora PCI togliattiano e pro sovietico.
Convennero a Palazzo Barberini e nel P.S.L.I. sia Il gruppo di “Iniziativa Socialista”di cui facevano parte Solari, Zagari, Colorno, Andreoni e ancora Maitan e tanti altri, detti anche “giovani turchi” che si ponevano politicamente a sinistra dello stesso partito comunista fino a giungere al gruppo di “Critica Sociale” che rappresentava la continuità ideale con la vecchia tradizione riformista passando, permettetemi la forzatura, “al centro” per Matteotti, Faravelli e Saragat.
E fu appunto Giuseppe Saragat, l’uomo centrale di questa “scissione”, colui che portò a sintesi le diverse, controverse esperienze cercando di ricondurle all’esperienza del nascente P.S.L.I.
Ed è appunto questo tentativo di “sintesi” la vera, complessa e quasi sottaciuta eredità di Palazzo Barberini. Nel merito esistono, in rete e no, importanti testimonianze e ricostruzioni di questo momento politico, etico ed ideale che invitiamo, chiunque volesse, a leggere e/o meditare.
I fatti, poi, culminati nella nascita del P.S.L.I. hanno oggettivamente rappresentato uno “spartiacque”, anche se non l’unico né l’ultimo, nel campo del Socialismo in Italia. Comunque la si pensi a Palazzo Barberini accadde qualcosa di importante che contribuì a modificare ( o stabilizzare, fate Voi) il quadro politico-istituzionale dell’Italia post-bellica e neo-repubblicana.
Posto ciò è di tutta evidenza che il risultato ottenuto dai “piselli” ( così erano chiamati dai comunisti sprezzantemente i militanti del PS.L.I.) pesò, quantitativamente qualitativamente, sui risultati elettorali determinando il successo della parte contraria al fronte social – comunista.
L’analisi, la riflessione sugli eventi che culminarono poi nella riunione fondativa del P.S.L.I. può e deve prescindere dagli ulteriori, seguenti, successivi sviluppi e/o inviluppi, a seconda del punto di vista, che vissero gli eredi di questa esperienza. Resta oggi, comunque la si pensi, la necessità di ricostruire quel clima sociale, politico, ideale ed ideologico che solo ci può permettere di comprendere al meglio e di ben inquadrare il come ed i perché si consumò la scissione dell’11 gennaio 1947.
Le delusioni successive, gli accadimenti che ne derivarono sono com’è ovvio che sia, frutto delle scelte di uomini e donne che, in maggioranza, si spesero ed adoperarono per affermare, in buona fede e con cuore puro, un punto di vista socialista diverso ed altro rispetto a quello incarnato dal PCI e dal PSI all’epoca marcatamente filo URSS.
Uomini e donne come Matteo Matteotti, Faravelli, Bonfantini, Codignola, Balabanov, Andreoni, Simonini, Saragat e molti altri ancora erano espressione di un quadro generale di riferimento in cui si pensavano possibili, originali ed ardite e diverse “politiche socialiste”.
Il pensiero corre ai giovani della Federazione Giovanile Socialista di allora, in buona parte affascinati dai temi e delle analisi del trozkismo, per tutti pensiamo a Livio Maitan.
Tuttavia non dobbiamo neppure dimenticare l’apporto di altre tradizioni ed esperienze come quelle riformiste, appunto, di Critica sociale o all’apporto, sia pure metabolizzato, dell’austro marxismo di Otto Bauer che tanta parte ebbe nella prima fase della formazione di Giuseppe Saragat.
Un mix complesso e composito quello che emerse a Palazzo Barberini, che non riuscì ad esprimere stabilmente pienamente tutto il suo potenziale sia ideale che politico e che però resta uno dei momenti più alti nella storia del Socialismo della penisola italica e anche, non dimentichiamo, l’espressione multiforme e problematica, di porre il socialismo italiano, e non solo, come “terza forza” tra capitalismo e comunismo d’osservanza sovietica.
E’ bene ripetere dunque che a Palazzo Barberini confluirono innegabilmente le migliori energie del Socialismo italiano che cercarono, non riuscendovi a pieno, una difficile sintesi originale ed autonoma rispetto alla vulgata sovietica.
Anche Vincenzo Vacirca fu della partita, con il suo profondo, maturato amore per la Sicilia ed i Siciliani, anche se non vi fu bastante attenzione per il senso più profondo della Questione siciliana. Scrivo ciò per chiarire che il mio, il nostro punto di vista come socialisti sicilianisti prescinde dalla mera agiografia per cercare, più e meglio, di affrontare gli “snodi” reali che Palazzo Barberini sollevò in seno al corpo vivo del movimento socialista nella forma stato Italia, e quindi anche in Sicilia.
Non mancherà a Voi, compagne e compagni, leggere, riflettere ed approfondire questi argomenti. Io qui molto modestamente e sinteticamente ho provato a rendere il quadro generale in cui questi eventi maturarono, scrostandoli da vecchie incomprensioni e/o voluti, malevoli pregiudizi.
Resta la speranza che la nascita del P.S.L.I, avvenuta quel lontano 11 gennaio del 1947, possa finalmente essere inquadrata nel giusto ordine e contesto in cui maturò. Se così sarà si permetterà alla Sinistra, alle Sinistre, ai socialisti, di ogni osservanza, di fare tesoro di quelle intuizioni e dei correlati errori che ci restituiscono a 66 anni di distanza tutto il senso di un sentire ideale socialista che può essere e deve essere il motore di un impegno per l’equità, la giustizia sociale e la libertà, in Sicilia, come altrove, degno di questo nome.

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