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RIFIUTO E RIFIUTI

Le discariche della camorra, illegali, tossiche, del tutto fuori controllo ed altamente inquinanti, sono lì da anni, sotto gli occhi di tutti, ma non ci pare di ricordare nessuna azione di guerriglia organizzata per farle chiudere o, quantomeno, per attirare l’attenzione sui danni generati dalla loro presenza.
Di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 24 Ottobre 2010

Vedendo le immagini di guerriglia urbana che provengono da Terzigno e che qualche autorevole commentatore si è persino azzardato a paragonare all’intifada – come se di questa eventuale consonanza ci fosse semmai da rallegrarsi – ci è naturalmente venuto spontaneo fare qualche riflessione, che abbiamo diviso in due parti: una la trovate in questa stessa homepage, nell’intervista con Renzo Macelloni, Presidente della Belvedere Spa, Public Company che gestisce la discarica di Peccioli, in Toscana, di cui persino il New York Times si è occupato portandola ad esempio della reale possibilità di gestire così bene lo smaltimento dei rifiuti da farne un business che arricchisce un’intera comunità. L’altra riflessione la facciamo qui, perché attiene non alle possibili soluzioni da adottare quanto alle cause che hanno generato questa situazione fino all’attuale stato di conflitto civile tra stato e cittadini, una sorta di resa dei conti dove, ci duole dirlo, a nostro parere tutti hanno torto e per di più persistono nell’errore, rischiando una degenerazione che, ad oggi, si potrebbe già preannunciare come del tutto insanabile. Le responsabilità della politica, in tutto questo caos, sono evidenti ed innegabili: principalmente, le si possono far risalire ad un unico comune denominatore che afferisce a tutte le rappresentanze istituzionali, siano esse comunali, provinciali, regionali o nazionali. Perché l’italico endemico vizietto di tirare il sasso e nascondere la mano su certe decisioni che rischiano di essere altamente impopolari comporta inevitabilmente uno stato di confusione e di rimbalzo di competenze che di fatto genera sacche di rivolta laddove si apre un vuoto di legalità e di trasparenza. E’significativo, infatti, che l’emergenza rifiuti a Napoli e più in generale in Campania sia stata affidata alla Protezione Civile, una sorta di strumento neutro e neutrale che, una volta esaurito il proprio compito di normalizzazione e ripristino di funzioni accettabili, si è logicamente fatto da parte, lasciando la gestione a coloro cui dovrebbe naturalmente competere, ovvero gli amministratori locali da una parte, quella della normale amministrazione, il governo centrale dall’altra, ovvero quella della corretta erogazione dei fondi necessari alla gestione e della regolamentazione a termini di legge dei necessari provvedimenti inerenti la materia. E qui sta il problema, perché ad oggi abbiamo tutto un rimbalzo di sottrazioni di responsabilità, tutto un chiamarsi fuori che sembra la riedizione in grande stile del gioco del cerino acceso, dove però al posto del cerino a bruciare c’è l’immondizia per le strade. Il sindaco di Terzigno dice che non ne vuole più sapere della discarica presente nel territorio del suo comune perché è stata gestita male, ma si dimentica di chiarirci come mai, nel suo ruolo di primo cittadino, non si sia fatto carico del problema di questa eventuale scorretta gestione, responsabilità che, ci pare evidente, era invece di sua competenza. La sindachessa di Napoli, l’ineffabile Rosa Russo Iervolino, dichiara addirittura che le viene da ridere per il modo con cui è stata affrontata l’emergenza, ma si dimentica anche lei di spiegarci come mai la sua città si è trovata a suo tempo sommersa dai rifiuti senza che la Giunta comunale fosse in grado di prendere uno straccio di provvedimento volto a risolvere il problema. Il governo, da parte sua, si limita a rimettere in campo la Protezione Civile ed a rinviarla in loco, per tamponare l’ennesima emergenza, senza peraltro chiarirci una volta per tutte qualche concetto basilare, ovvero che lo smaltimento dei rifiuti è un onere dal quale nessuno può sottrarsi, che la novella dello stento dei comuni che non vogliono sul proprio territorio né discariche né termovalorizzatori deve finire, che una corretta gestione di tali impianti è non solo possibile ma auspicabile perché, oltre a tutelare la salute dei cittadini, permette un abbattimento della tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, quella che paghiamo ai comuni di residenza, e consente anche la produzione di energia pulita che torna a vantaggio di tutti noi. Questo dovrebbe fare un governo responsabile, generando poi a cascata una ferma assunzione di responsabilità sui governi locali, senza temere l’onda d’urto della impopolarità ma ponendosi come unico primario obbiettivo quello di affermare una chiara presa di posizione su una questione basilare come quella dello smaltimento dei rifiuti. Per stessa ammissione – peraltro impossibile da smentire date le significative immagini di ordinario degrado urbano che ci vengono fornite ogni giorno dai media – degli amministratori locali, la raccolta differenziata dei rifiuti è praticamente ignota in larghe parti d’Italia che, duole dirlo ma è così, corrispondono geograficamente al Sud: si butta tutto in strada, poi qualcuno provvederà. Ora, questa incultura civile va combattuta, sanata e sanzionata, e questo compito spetta alle istituzioni locali che una volta per tutte dovrebbero farsi carico delle responsabilità gestionali per il cui assolvimento, si presume, sono state elette: come dire, meno chiacchiere a vuoto, e più fatti volti all’educazione dei cittadini al rispetto di regole fondamentali per una civile forma di convivenza basata sulla partecipazione ed il contributo di tutti. E a proposito di cittadini: le discariche della camorra, illegali, tossiche, del tutto fuori controllo ed altamente inquinanti, sono lì da anni, sotto gli occhi di tutti, ma non ci pare di ricordare nessuna azione di guerriglia organizzata per farle chiudere o, quantomeno, per attirare l’attenzione sui danni generati dalla loro presenza. Ora, capiamo che manifestare contro lo stato sia più facile e soprattutto meno pericoloso, però tanta civile indignazione avrebbe dovuto farsi sentire anche prima, perché la discarica di Terzigno sarà anche gestita male, come sostiene il sindaco, ma quelle abusive sono senza dubbio gestite peggio e rappresentano sicuramente un danno per tutti, oltre che una ferita aperta in un tessuto sociale: vogliamo parlane, qualche volta, o preferiamo fare finta di nulla ed inneggiare all’intifada nostrana?!

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    24 Ottobre 2010 alle 12:40

    Una cosa si potrebbe dire : non si è ascoltato “la gente” ,per sapere come vorrebbero affrontare il problema . Non per sentire la protesta , ma per conoscere la proposta . Niente discarica ? Giusto !Indicate l’alternativa , e vi sosterremo per la soluzone del problema…che resta comunque di ciascuno : è ridicolo pretendere di accollarlo ad altri !
    Mi pare banale….

    Rispondi

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