Nel vuoto di contenuti della politica italiana, persino la mancata partecipazione ad un corteo assurge al rango di avvenimento di cui parlare per giorni sui giornali. Sta accadendo al Pd dopo che la maggior parte dei suoi dirigenti hanno disertato la manifestazione della FIOM di domenica scorsa. Apodittica Rita Anna Armeni sul Riformista: “ da sabato scorso il PD non fa più parte della sinistra”.
Questo perché in altri Paesi europei (Gran Bretagna, Germania, Francia) i partiti di sinistra (ovvero socialdemocratici) hanno una storia indissolubilmente legata a quella dei sindacati.
Ora, a parte il fatto che non basta non partecipare ad una iniziativa di un sindacato di categoria (nemmeno l’intera confederazione sindacale!) per recidere un legame, la situazione italiana è diversa da quei Paesi: noi di organizzazioni sindacali ne abbiamo non una sola per tutti i lavoratori ma una moltitudine. Perché la stessa cosa la Armeni non l’ha scritta quando, pochi giorni prima, Bersani ed i suoi hanno disertato la manifestazione indetta da UIL e CISL?
Noi la pensiamo esattamente all’opposto della giornalista ex Manifesto. Con la sua assenza Bersani ha fatto una scelta che, se proseguita con coerenza, potrebbe essere determinante per il rilancio del PD come forza capace di succedere a Berlusconi al governo.
Fino ad oggi, infatti, c’è un dettaglio che rende ancora più grave e singolare la situazione politica italiana. Ad incalzare la crisi forse irreversibile della maggioranza di centrodestra, in particolare del PDL, non c’è un partito o uno schieramento che si sta adoprando per prenderne il posto come è d’uso in una democrazia che si vorrebbe bipolare se non addirittura bipartitica.
Il PD non è solo in ritardo, come qualcuno vorrebbe. O in difficoltà per mancanza di leadership consolidata ed unanimemente riconosciuta. O semplicemente paralizzato dalle lotte di potere interne.
Il partito di Bersani proprio non sa quale via imboccare. E nemmeno i suoi elettori riescono a capire cosa cambierebbe se invece di Bersani ci fosse qualcuno dei molti che apertamente o meno lo contrastano.
Il tenersi aperte tutte le strade, il rincorrere alleanze con posizioni contrastanti e contraddittorie, toglie credibilità all’alternativa rappresentata dal PD.
Perciò il suo segretario, dopo avere rifiutato di mescolarsi con i vari estremismi presenti in piazza San Giovanni, dovrebbe ora compiere scelte coerenti sul piano delle alleanze e rifiutare accordi con i vari Di Pietro, Ferrando e Grillo. Ne ricaverebbe una immagine meno sfuocata del suo partito e più attraente per coloro che nutrono aspettative riformiste, laiche e liberali: ben oltre l’ormai striminzito PSI di Riccardo Nencini.
Del resto, come è noto, in tutte le democrazie, ad essere decisivi sono i voti moderati.
Nicola Cariglia

Sta cambiando il sistema in modo profondo e la politica non si sa se non vuole o non sa capire almeno quella italiana. Esiste la FIOM, ma non ci sono piu’ le tute blu, cambia il mondo del lavoro si va sempre piu’ verso un sistema dove il lavoro te lo devi inventare e comunque lavoro autonomo e non dipendente. Queste trasformazioni la politica dovrebbe essere in grado di prepararle e di accompagnarle. Per questo sono d’accordo con il direttore bene ha fatto Bersani a non partecipare a un qualcosa, che non puo’ essere piu’ vissuto sotto forma di lotta in quanto non c’e’ piu’ qualcuno contro cui lottare. Una risposta puo’ venire da quella parte politica moderata e riformatrice in grado di aggregare, riflettere lasciando agli altri la sterilita’ dello scontro. In questo contesto potra’ essere inserito il nuovo Partito Democratico, magari amico e non nemico dei socialisti.
Caro Nicola,
per fortuna voi parlate ancora di politica, i mezzi d’informazione tradizionali invece, per timore noi si segua la Francia negli scioperi, ci inondano di delitti orrendi, così tutti s’indentificano e stanno in casa, buoni.
Purtroppo una cura settimanale non è sufficiente e vorremmo che Pensalibero diventasse un quotidiano, magari in edicola e con relativo sostegno economico come iniziativa culturale, in effetti, è il migliore giornale politico non di partito.
Quanto al PD, dovrebbero semplicemente leggervi, ho l’impressione che o scimmiottano Berlusconi o non sanno proprio che inchieste lanciare.
P. S. sarebbe comodo se il lettore che commenta, e scopre un errore di battitura o simile, potesse editare il testo, come nel Independent, che dal successo sta ora lanciando: I, giornale a solo 0,20 centesimi!!!