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Riduzione di “ingaggio” dei manager pubblici? Si ma insieme ai loro stipendi d’oro sforbiciamo anche il personale della P.A.

di Cesare Mannucci | 23 Marzo 2014

Giochi d’anticipo sparigliando le carte sul tavolo il Presidente del consiglio dei ministri e raccolga l’appello che da mesi Pensalibero ha lanciato su queste colonne circa la necessaria riduzione dei dipendenti della Pubblica amministrazione.

taglieuroUna moratoria generale che parta dal taglio degli stipendi d’oro dei manager pubblici, ma anche un intervento verticale che arrivi alla valutazione delle posizioni organizzative (trattamento economico) dei dirigenti dei comuni e al tanto atteso sfoltimento del personale in eccesso della pubblica amministrazione. Colga la palla al balzo il sindaco-premier Matteo Renzi e cioè dal recente sfogo dell’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti che ha contestato pubblicamente l’imminente provvedimento del governo di tagliare gli “ingaggi” milionari dei manager al vertice delle principali aziende pubbliche dia semaforo verde anche ad una revisione dei costi e alla riduzione dei numeri del personale della P.A.  Giochi d’anticipo sparigliando le carte sul tavolo il Presidente del consiglio dei ministri e raccolga l’appello che da mesi Pensalibero ha lanciato su queste colonne circa la necessaria riduzione dei dipendenti della Pubblica amministrazione che pesano in modo asfissiante sulle finanze correnti dello Stato e che i sacrifici dell’imprenditoria privata e di tutti i suoi lavoratori dipendenti (che hanno già fatto abbondantemente la loro parte con cassa integrazioni, esodi e licenziamenti) sopportano da anni senza aver poco o nulla da settori della funzione pubblica che producono una mole di carta impressionante assolutamente inutile per far ripartire l’economia di questo Paese ma al contrario funzionale solo a se stessa e alla sua clientelare “corte dei miracoli”. Non si parla ovviamente dei settori nevralgici della sanità pubblica, dell’assistenza, dell’istruzione e della tutela dell’ordine pubblico per i quali servirebbero senza dubbio maggiori risorse umane ed economiche per garantire dei servizi degni di questo nome, ma dei settori improduttivi paralizzati da una eccessiva, cervellotica e bizantina burocrazia che al posto di proiettarci nella semplificazione e nel mondo della tecnologia informatica 2.0 ci condanna invece alla retrocessione alla serie cadetta del timbro e bollo tondo in ceralacca di medioevale memoria. Per comprenderci meglio voglio ricordare la mia triste esperienza 15 anni fa di sindaco di un piccolo comune dell’hinterland milanese alle prese con le difficoltà di bilancio nel settore della spesa corrente e accerchiato nell’azione amministrativa dalla resistenza del recalcitrante personale in forza al municipio. A metà mandato mi ritrovai nella condizione di dover rimuovere il capo dell’ufficio tecnico in seguito alle ripetute segnalazioni dei suoi colleghi che lamentavano (a ragione) le sue perenne assenze che cominciavano sistematicamente dopo la timbratura del cartellino e la sua immediata uscita dal municipio a bordo della Fiat Panda bianca dei servizi tecnici per ipotetici sopralluoghi sui cantieri aperti in paese. Sopralluoghi che terminavano ogni giorno con le timbrature per la pausa pranzo e per l’uscita al termine dei regolari turni di lavoro. Con l’aggravante che il capo dell’ufficio beneficiava di tutte le ore di straordinario negandole ai propri sottoposti. Forte di quella segnalazione la giunta, attivando le procedure di legge informò le rappresentanze sindacali unitarie, prima di dare il via alle contestazioni d’addebito, propedeutiche all’avvio delle procedure del licenziamento per giusta causa. Ma a quel punto oltre alla naturale reazione dell’organizzazioni sindacali territoriali, dovetti prendere atto con stupore che il personale del comune non seguiva il sottoscritto e i miei colleghi di giunta. Perché? La risposta semplice e lampante me la diede il messo comunale. “Sindaco per noi era sufficiente che lei togliesse le ore di straordinario al capoufficio tecnico e lo facesse lavorare. Con  questa sua decisione domani saremmo tutti a rischio licenziamento”. Più chiaro di così. Questa è la mentalità purtroppo consolidata nella pubblica amministrazione per troppi anni “cullata” dalla politica e dai sindacati alla ricerca perenne di tessere e consensi e diciamocela una volta per tutte anche perché i concorsi per i posti decisionali in comuni, province, regioni e ministeri non sono mai stati “addomesticati” o “indirizzati per aver nel posto x funzionale e compiacente al politico di turno? E allora non stupiamoci troppo perché Moretti (coerente con il suo mondo di appartenenza) non accetti la riduzione di stipendio. Domandiamoci piuttosto chi e perché anni fa lo ha messo li.

P.s. il dirigente dell’ufficio tecnico del mio comune è ancora tranquillamente al suo posto in attesa dell’apertura di una finestra per arrivare all’agognata pensione e io non faccio più il sindaco da 13 anni.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Cesare Mannucci

    24 Marzo 2014 alle 11:18

    Caro Valerio, il buon De Marchi aveva ragionissima e nel suo ricordo, in questo drammatico momento che vive il nostro Paese ora tocca davvero a noi chiedere che il governo dia attuazione in tempi rapidi ad una riforma e una moralizzazione decisa all’interno della Pubblica amministrazione. Grazie per il commento e la partecipazione!

    Rispondi
  2. valerio giannellini

    23 Marzo 2014 alle 20:56

    più chiari di così…

    un caro pensiero alle battaglie del grande Luigi De Marchi.

    Rispondi

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