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Se qualche giornalista è in grado di riprodurre i contenuti dell’incontro fra Putin ed il direttore della Cia William Burnes avvenuto prima dell’invasione all’Ucraina, li pubblichi. Si leggeranno volentieri. Altrimenti vi saranno solo delle ricostruzioni ipotetiche come quelle che sono state date della visita di Ratcliff a Mosca l’altro giorno.

di Riccardo Bruno | 31 Agosto 2026

Se qualche giornalista è in grado di riprodurre i contenuti dell’incontro fra Putin ed il direttore della Cia William Burnes avvenuto prima dell’invasione all’Ucraina, li pubblichi. Si leggeranno volentieri. Altrimenti vi saranno solo delle ricostruzioni ipotetiche come quelle che sono state date della visita di Ratcliff a Mosca l’altro giorno.

Su quale base su può asserire che il colloquio del 2021 sia stato “fallimentare” senza una ricostruzione circostanziata di cosa è stato detto? La Cia avrebbe chiesto a Putin di non invadere l’Ucraina e quello l’ha invasa lo stesso. E quale sarebbe la fonte che ha fornito una simile versione dell’accaduto? Il direttore della Cia non da ordini a Putin e soprattutto non svolge funzioni diplomatiche. Più probabile che Burns abbia dato a Putin un avvertimento, quello di non spingersi in Ucraina, perché non l’avrebbe conquistata. Esattamente quello che è successo, tanto che passati cinque anni la Russia vuole una nuova escalation.. Perché la Cia avvisa Putin? Perché la Cia è in Ucraina da più di dieci anni e certo non se ne sta con le mani in mano, infatti il siparietto si è ripetuto, questa volta con un nuovo direttore. Un secondo avvertimento dato nell’interesse della Russia. Hai fallito cinque anni fa, fallirai di nuovo. Putin ha fallito il colpo, non la Cia.

I più sofisticati amici della Russia, sostengono che Putin non voglia conquistare un bel niente. L’interesse del Cremlino è solo di scatenare il caos in un paese che voleva spostarsi verso l’occidente. La stabilità economica dell’Unione europea? Te la scordi. L’argomento è brillante, non fosse per la reciproca. Anche la Russia in cinque anni di guerra si trova in evidente difficoltà e tutto a sua svantaggio. L’Ucraina è un paese fratello e sembra diventato l’Afghanistan.

La stampa italiana ha iniziato a scrivere che Putin è convinto che dopo sei mesi di guerra all’Iran, l’America sia diventata più debole. Figurati la Russia dopo quattro anni in Ucraina. Più di un milione di perdite umane, un terzo della flotta affondato, l’intera armata di carri distrutta, la Siria persa, gli aerei bombardati al suolo, i generali che saltano per aria, le raffinerie incendiate. Se l’America si è indebolita, la Russia, con la guerra in casa, dovrebbe essere al collasso.

Il New York Times ha reso noto che l’America sta esaurendo le armi convenzionali. Il che non significa volersi ritirare, significa dire che siamo ad un passo dall”uso delle armi atomiche. Per questo sarebbe il caso di abbassare tutti i toni. Il primo ad averlo fatto è stato il presidente Trump. Trump ha detto che Putin non ha intenzione di attaccare un paese Nato, una penosa bugia. Il sogno di Putin è di schiacciala la Nato.

Fare una guerra atomica con i missili è scenario da dottor Stranamore. Le atomiche sono state lanciate dagli aerei su Okinawa e Nagasaki, il resto sono fantasie. Con tutti i recenti fallimenti registrati persino dalla marina britannica, meglio lasciar perdere. Soprattutto la Russia che ha visto affondare il Kursk. La Russia non ha interesse a colpire un paese europeo. Gli oligarchi hanno proprietà in Spagna, Francia ed Italia. Una figlia di Putin ha la cittadinanza olandese, un’altra vive in Svizzera. Piuttosto che fare una guerra atomica all’Europa, la Russia si arrende. Potrebbe provare a colpire l’Inghilterra, la Germania la Polonia sono troppo vicine per le radiazioni. Il colpo va a vuoto e bisogna difendere il Cremlino. Bella prospettiva.

Vale la pena di continuare la guerra in Ucraina dopo quanto accaduto finora? Questo il messaggio del capo della Cia alla Russia e meno male che qualcuno lo ha scritto. Altri organi di stampa in Italia stanno lì a vantare la ritrovata potenza di Putin, che non esisteva nemmeno quattro anni fa. Adesso Putin è un morto che cammina.

Riccardo Bruno

(direttore politico “La Voce Repubblicana”)

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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