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Ricordo di Olof Palme, uno dei più grandi socialisti del XX secolo

“Usando lo stato come uno strumento, noi abbiamo ottenuto per i comuni lavoratori salariati lo stesso tipo di sicurezza e lo stesso tipo di servizi che i benestanti hanno sempre dato per scontati”.

di Claudio Bellavita | 14 Giugno 2020

Viceversa, non resterà nell’ombra e non sarà archiviato l’incredibile caso di Olof Palme, vero e proprio monumento della socialdemocrazia europea, ancora oggi osannato in patria e ricordato come un modello di riferimento nella famiglia dei riformisti europei. Palme, guida dei socialdemocratici svedesi dal 1969 al 1986, nasce il 30 gennaio 1927 nel quartiere di Ostermalm, il più borghese di Stoccolma, da una famiglia di ricchi assicuratori. Nel 1948, quando va per motivi di studio negli Stati Uniti, presso il Kenyon College in Ohio, segue da vicino la campagna elettorale e comincia a studiare con curiosità il New Deal di Roosevelt e il pensiero dell’economista John Kenneth Galbraith. Un’esperienza che lo segnerà.

In un discorso del 1977 dirà: “Usando lo stato come uno strumento, noi abbiamo ottenuto per i comuni lavoratori salariati lo stesso tipo di sicurezza e lo stesso tipo di servizi che i benestanti hanno sempre dato per scontati, per il fatto che possono pagarseli direttamente. Dunque, è un’elementare questione di giustizia sociale”. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, infatti, i partiti della socialdemocrazia europea hanno contribuito a favorire la redistribuzione a favore dei più deboli, dei lavoratori, dei ceti oppressi. Ma hanno pure svolto un ruolo determinante nella costruzione di un contesto di istituzioni, regole e iniziative capaci di sostenere e accelerare lo sviluppo delle forze produttive, riducendo le sofferenze e le contraddizioni del capitalismo. Per svolgere questa funzione, la socialdemocrazia ha organizzato se stessa e la sua iniziativa su base nazionale.

Primo ministro della Svezia dal 1969 al 1976 e, di nuovo, dopo alcuni anni di opposizione parlamentare, dal 1982 fino al giorno del suo assassinio, Olof Palme, con il suo impegno per la costruzione del welfare state svedese, ammirato come modello dai socialisti di tutta Europa, è il campione di questa fase storica. Nel discorso che tiene al congresso del suo partito, il 4 ottobre 1969, in occasione della sua investitura da leader, Palme spiega: “Io sono un socialdemocratico svedese, un socialista democratico europeo. Noi ci pensiamo come un movimento di liberazione. Il socialismo democratico è infatti un movimento di liberazione dell’uomo”. Ma, in contraddizione con la scelta rivoluzionaria, ideologica e totalitaria, precisa: “La storia d’Europa di questo secolo si è incaricata di dimostrare che il movimento riformista dei lavoratori ha avuto nemici sia nelle dittature di destra sia in quelle di sinistra”. L’identità socialdemocratica, per Palme, si sviluppa su tre temi: lavoro, giustizia sociale, pace. “Noi – ricorda lo statista nel discorso di investitura – abbiamo sempre cercato di offrire a tutti i cittadini sicurezza ed eguaglianza di fronte agli imprevisti della vita”. Attenzione, però. Contro le derive totalitarie, Palme avverte: “Come socialdemocratici non abbiamo la pretesa di disegnare la società perfetta del futuro”. Piuttosto, spiega il leader svedese, “quello per cui lavorano i socialdemocratici è semplicemente una società che dia a ognuno l’opportunità di realizzare i propri progetti di vita”. Un vero e proprio inno al riformismo, insomma. Ma anche la traccia di una terza via tra i picchi di diseguaglianza del capitalismo americano e la pianificazione burocratica e oppressiva del regime sovietico. Una terza via che, per Palme, si tradurrà, da una parte, nell’attenzione solidale verso i paesi in via di sviluppo e, dall’altra, verso una maggiore integrazione – economica e politica – della Svezia all’Unione europea.

Che cosa può insegnare, ancora oggi, la lezione dello statista svedese? In realtà, il welfare dei singoli stati europei si rivela assai fragile. Travolta dalla rivoluzione digitale, sfidata dalla globalizzazione dei mercati e ferita dalla pandemia (con la conseguente crisi sanitaria), la dimensione nazionale appare una risposta insufficiente. Inoltre, la crisi economica fa ritenere che la celebre frase di Palme – “Il capitalismo è una pecora che va tosata regolarmente ma non ammazzata” – non possa più bastare. Forse proprio il Recovery Plan dell’Unione – basato sulla solidarietà tra gli stati europei e sul debito comune europeo – potrebbe rappresentare quella poderosa novità capace di conciliare libertà e giustizia. E di far rivivere il sogno di Olof Palme.

Claudio Bellavita

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, campagna elettorale, capitalismo, crisi, crisi economica, discorso, europa, giustizia sociale, globalizzazione, integrazione, lavoro, mercati, movimento, opposizione, regime, riformismo, Socialdemocratici, socialismo, socialismo democratico, socialisti, stati uniti, sviluppo

Info Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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