
Sono in corso in Repubblica Ceca le votazioni per rinnovare la camera bassa di 200 membri del parlamento di Praga per un altro mandato di quattro anni. La tornata tiene l’Europa col fiato sospeso perché potrebbe riportare al potere Andrej Babiš, magnate dell’agroalimentare populista ed euroscettico che strizza l’occhio a Viktor Orban e che potrebbe riportare potenzialmente Praga verso la sfera d’influenza di Mosca. Il 71enne miliardario, primo ministro dal 2017 al 2021, potrebbe infatti diventare un terzo leader euroscettico accanto a Ungheria e Slovacchia, in seno al Consiglio Europeo. Il suo partito populista ANO ha un indice di gradimento di 10 punti in più rispetto all’alleanza di centro-destra Spolu (Insieme), guidata dall’attuale primo ministro Petr Fiala. Ha vinto le elezioni europee e regionali del 2024 ed è sulla buona strada per ottenere circa il 30% delle preferenze nelle votazioni in corso oggi e domani nel paese. Babiš, noto anche come il “Trump ceco” per la sua affinità politica con il presidente degli Stati Uniti, si definisce un fervente patriota e critica duramente gli aiuti europei all’Ucraina contro l’aggressione russa (inclusa la cosiddetta ‘iniziativa ceca’, con la quale Praga ha assicurato oltre 2,5 milioni di proiettili di artiglieria per Kiev nell’ultimo anno) così come il Green Deal e le politiche migratorie di Bruxelles.

Un voto dominato da prezzi e pensioni?
A dominare la campagna elettorale è stata l’elevata inflazione e l’aumento del costo della vita che hanno contribuito ad alimentare il malcontento nei confronti di Fiala. A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, la Repubblica Ceca è stata colpita da uno shock dei prezzi dell’energia nel 2022 e nel 2023, con un’inflazione schizzata fino al 15%. La situazione ha iniziato a stabilizzarsi alla fine del 2024, con un calo considerevole dei prezzi e una crescita moderata dell’economia e dei salari reali. Ciononostante, l’insoddisfazione nei confronti del governo – ampiamente considerato distante dalle apprensioni degli elettori – è diffusa. Prezzi e pensioni rimangono le principali preoccupazioni dei cittadini, e la maggior parte degli analisti prevede che molte persone voteranno con il portafoglio. In questo contesto, poca presa sembrano aver avuto gli allarmi di Fiala sulla minaccia che una coalizione guidata da ANO rappresenterebbe per la democrazia ceca, lo stato di diritto e le istituzioni comunitarie. Il primo ministro – che ha ridotto il deficit pubblico ceco dal 5% al 2% e promette di risanare le finanze e potenziare le forze armate – afferma anche che le promesse di ANO manderebbero il paese in una spirale di debito che lo renderebbe facile preda di speculazioni sui mercati.
Propaganda filo-russa e anti-ucraina?
L’appello populista di Babiš, molto simile a quello di Trump negli Stati Uniti, le cui vittorie elettorali sono state trainate dal sostegno repubblicano negli stati della Rust Belt, trova riscontro soprattutto tra gli elettori di ex bastioni industriali come Ostrava, dove la nostalgia si mescola alla frustrazione nei confronti della politica. A giocare un ruolo cruciale nel voto, è anche la massiccia propaganda filo-russa e anti-ucraina che ANO ha contribuito ad alimentare. La Repubblica Ceca, infatti, che conta circa 10 milioni di abitanti, ha accolto un numero record di rifugiati ucraini (circa 660mila) e si stima che nel Paese ne vivano ancora 400mila. Babiš e altri hanno diffuso una narrazione secondo cui il governo Fiala si preoccupa più dell’Ucraina e degli ucraini che dei cechi. L’ex premier ha accusato Fiala di “sognare una guerra con la Russia”, chiedendo di sospendere il sostegno militare a Kiev e ripristinare relazioni “ragionevoli” con Mosca. Per tutta risposta, Fiala ha dichiarato che, se Babis venisse eletto, la Repubblica Ceca si troverebbe di fronte a un “governo di tradimento nazionale”. Alcuni osservatori considerano la minaccia credibile: “Uno dei sogni di Putin potrebbe presto realizzarsi – ha scritto Petr Honzejk del quotidiano nazionale ceco Hospodarske Noviny, secondo cui, se ANO salisse al potere, la Repubblica Ceca “smetterebbe di difendersi dalla disinformazione russa e dagli attacchi ibridi”. Accuse che Babiš smentisce con forza: “Che trascineremo la Repubblica Ceca da qualche parte a est – afferma – è una brutale bugia che i politici del governo usano solo per spaventare la gente”.
Le linee rosse dal presidente Pavel?
Se anche Fiala e Babiš si contendono la maggioranza, è improbabile che uno dei due riesca a governare senza l’appoggio di partiti minori. In totale, 28 partiti si sono registrati per partecipare alle elezioni. Tra i principali, il partito Sindaci e Indipendenti (Stan), un partito liberale, centrista e pro-Ue, membro della coalizione di governo uscente di Fiala e pro-austerità, vuole che la Repubblica Ceca adotti l’euro, così come il partito liberale e centrista Pirati, che fino all’anno scorso faceva parte dell’esecutivo. All’estrema sinistra, l’alleanza Stačilo! (Basta!), filo-moscovita e anti-establishment, che comprende i socialdemocratici, e l’ultimo partito comunista non riformato dell’Europa centrale che promette referendum sull’uscita dall’Ue e dalla Nato e sulla nazionalizzazione delle industrie strategiche. All’estrema destra, la Spd, che ha inglobato tre partiti minori di estrema destra, è euroscettica, anti-Nato, anti-immigrazione e anti-aiuti all’Ucraina. Motoristé sobě (Automobilisti per sé stessi) respinge le politiche verdi e chiede una riduzione del costo della vita. Chiunque siano gli attori coinvolti nelle consultazioni, tuttavia, un ruolo centrale sarà svolto dal Presidente della Repubblica Petr Pavel, che ha promesso di usare i suoi poteri per mantenere il Paese ancorato all’Europa e all’Alleanza atlantica: “Chiunque insista affinché la Repubblica Ceca esca dalla Nato o dall’Ue, ai miei occhi danneggia il nostro Paese – ha dichiarato – E questo è uno dei criteri che prenderò in considerazione quando riceverò una proposta per la composizione del nuovo governo”. Se i sondaggi saranno confermati, la fermezza con cui Pavel farà rispettare queste linee rosse potrebbe determinare non solo il futuro della Repubblica Ceca, ma anche le sorti della politica estera europea.
Il commento
Di Serena Giusti, ISPI Senior Associate Research Fellow
“A una settimana dalla vittoria del partito filoeuropeo della Presidente Maria Sandu in Moldova, la stabilità europea è di nuovo messa alla prova in Repubblica Ceca dove la polarizzazione politica ed il populismo sembrano prevalere. Se sul versante interno, una vittoria del populista e sovranista Babiš porterebbe a politiche ultraliberiste, sul fronte esterno invece un suo ipotetico governo potrebbe creare difficoltà alla Ue soprattutto per quanto riguarda il sostegno all’Ucraina. L’allineamento su posizioni filo-russe come quelle espresse dal leader ungherese Orban di Babiš sorprendono in uno dei paesi in cui la dissidenza e la lotta al potere sovietico sono state più intense con figure di riferimento come Vaclav Havel. L’influenza russa che si gioca soprattutto sulla disinformazione potrebbe essere un ulteriore puntello per il sovranismo ceco”.
Alessia De Luca

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