Succede che la furbizia della legge elettorale sta per ritorcersi contro chi l’ha voluta. Per fare quadrare il cerchio, ancora una volta, si scomoda la furbizia.
Repetita iuvant? Non ci credo più. O, almeno, non sempre e non dovunque. Non in Italia.
Quante volte questo Paese si è affidato all’Uomo forte nella sua storia? E quante alle piccole furbizie? Troppe, pagando questa indomabile inclinazione fino a sprofondare in tragedie o nel ridicolo (e non si sa cosa è peggio). Non penso solo ai Crispi, Giolitti, Mussolini, capaci di utilizzare la loro attrazione sul popolo per governare l’Italia. Ci sono anche i Di Pietro, Bossi ed altri imbonitori, che a capo del governo non ci sono finiti, ma sono riusciti a guadagnarsi un seguito tale da suonare offesa patente, una volta rivelatasi appieno la loro natura ed il loro scarso spessore.
Dopo l’oscena riforma del Senato, ora il “campo di battaglia” diventa la legge elettorale. In realtà era stata approvata, disegnata furbescamente a misura del proprio interesse. Ma, ancora una volta, succede che la furbizia della legge elettorale sta per ritorcersi contro chi l’ha voluta. Nella storia italiana è successo molte altre volte, fino dall’epoca prefascista. Solo la legge Acerbo centrò l’obbiettivo, consentendo a Mussolini di governare per un ventennio, il che non ha impedito di riprovarci tante altre volte.
Il prof. D’Alimonte, evidentemente, non ha le stesse qualità. Perché l’Italicum, di cui si dice sia stato il suggeritore, ora fa paura a chi più si era dato da fare per approvarlo. Al PD, che potrebbe essere sconfitto da Grillo. Ai suoi alleati NCD, Verdiniani ed altri, che, senza il premio alla coalizione invece che al partito, si sentono ad un binario morto. E a Berlusconi, che, per lo stesso motivo, dovrebbe dire addio ad ogni speranza di continuare a recitare un sia pur minimo ruolo.
C’è un grande via vai di messaggeri più o meno segreti fra le fazioni e fazioncine del Palazzo. Per fare quadrare il cerchio, ancora una volta, si scomoda la furbizia, che spesso fa i gattini ciechi più della fretta. Il marchingegno più gettonato è quello di inserire nell’Italicum il premio alla coalizione e alzare fino al 60% il premio di maggioranza. Così sarebbero contenti tutti coloro che hanno portato a Renzi i loro voti per le “riforme”. E sarebbe contento Renzi che, con un premio di maggioranza così ampio, potrebbe, in caso di vittoria, non subire troppo il condizionamento degli alleati che vi avrebbero contribuito.
Giochetti di una politica autoreferenziale e senza più contatti con gli umori delle italiane e degli italiani e, soprattutto, con i loro bisogni. C’è bisogno di una scossa per aprire una pagina veramente nuova. E l’occasione è a portata di mano quando dovremo esprimerci con il referendum sulle modifiche alla Costituzione. Ma gli italiani dovranno prendere le distanze da un antico vezzo: che è quello di dare ascolto all’uomo forte e alle piccole furbizie.

Lascia un commento