Tutto si può dire di Renzi. Ma non che non sia un decisionista. Già, oggi, sempre in bilico al Senato, sta producendo una quantità impressionante di leggi. Domani, con il sì al referendum e con l’Italikum in tasca, potrà veramente cambiare verso all’Italia, affrontando, con il coraggio che certamente non gli manca, tutti i nodi che attualmente ostacolano lo sviluppo del “sistema Italia”e le sue magnifiche sorti e progressive. E’ vero, tutto ciò potrà comportare una qualche lesione alla prassi e alle regole tradizionali della democrazia ma, sapete com’è, viviamo in tempi difficili e, in tempi difficili, anzi pericolosi, la capacità e la piena autorità dell’esecutivo fa premio su qualsiasi altra considerazione.
Questo l’argomento decisivo, o almeno ritenuto tale, a favore del sì.
Ora, Renzi è certamente un decisionista: così come Bruto è certamente un uomo d’onore. Ma di che tipo ?
Secondo il mio modesto parere il Nostro è un decisionista decisamente di destra. E, attenzione, non solo e non tanto per la natura dei suoi provvedimenti ( su cui, almeno agli occhi di un elettore incerto c’è ampia materia di discussione) ma per il “target” cui si rivolgono. O, detto in altro modo, per l’area di opinione che intendono soddisfare.
Ora, su questo punto, il quadro è inequivocabile. Calci in bocca con sputazzi aggiuntivi a quella di sinistra. Ossequio, persino esagerato, nei confronti della destra, padronale, clericale o populista che sia.
A renderlo tale non le nostre fobie rancorose di gufi conservatore, ma lo stesso Renzi.
La sinistra, quella che c’è, sarebbe stata forse disposta ad ingioiare, guardando dall’altra parte, provvedimenti che colpivano le sue aree di consenso e di riferimento; ma è stato il premier a sbatterglieli in faccia. Così il jobs act con l’esibizione del trofeo dell’art.18; così la riforma del senato con il discorso con le mani in tasca ( “farò di quest’aula sorda e grigia un dopolavoro per i miei consiglieri regionali”); così la smaccata passione per gli industriali, ricambiata con la vergognosa marchetta dell’ufficio studi ( ?!) della Confindustria.
Per quanto ci riguarda, l’ossequio appare evidente nelle leggi che potrebbero essere facilmente approvate e sono state invece frettolosamente messe da parte lungo il percorso o prima ancora di avviarlo.
Parliamo : dell’abolizione del reato di clandestinità, delle norme contro la tortura e della famosa marijuana. E parliamo anche della vicenda penosa dellalegge sulle unioni civili, che poteva, con il consenso scontato del M5S, essere approvata rapidamente con lo stralcio, altrettanto scontato, della “step child adoption”.
La legge sulle unioni civili. Allora tutto fermo per settimane e settimane. Perchè l’intento era di far passare sì la legge; ma senza il voto grillino.
Oggi tutto bloccato, sine die.
“Bisogna considerare il momento”. “Creerebbero un clima di scontro”” ” Bisogna tenere conto delle sensibilità…”.
Tutto è chiaro come il sole. Guai a turbare i custodi della morale, i difensori pelosi delle forze dell’ordine e, già che ci siamo, anche i leghisti.
Ma la sinistra ? Quella che ogni tanto Renzi ci ricorda di rappresentare e le cui sensibilità andrebbero pure pure presa in considerazione?
Il fatto è che la sinistra, per Renzi, è come Napoli per un turista del Nord. Bellissima; ma possibilmente senza la presenza dei napoletani.
Insomma una bellissima posizione politica, ma quando potrà essere visitata e gestita senza la presenza dei suoi fastidiosi abitanti.
Noi, sfigati e scalcagnati, però vogliamo continuare ad esistere; e allora tutti presenti all’appuntamento referendario nella data che Dio o Renzi stesso deciderà.
Renzi, un decisionista a targhe alterne
Il Nostro è un decisionista decisamente di destra. Non solo e non tanto per la natura dei suoi provvedimenti ma per il “target” cui si rivolgono. O, detto in altro modo, per l’area di opinione che intendono soddisfare.

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