Cara Marta,
devi scusarmi ma io questa volta ho molta difficoltà a scrivere . Troppi ricordi, troppi aneddoti, troppa vita vissuta assieme a te e a Renato. Un giorno convocaste persino l’editor della Rizzoli perché dovevo raccogliere le vostre biografie. So benissimo che ti piaceva raccontare e poi leggerne i resoconti. Ma oggi stento, perché è impossibile dire:“non c’è più”, di una persona sulla quale potevi sempre contare. Forse la più generosa che abbia mai conosciuto. Non solo perchè sapeva condividere il tanto che aveva(una volta che andai a fare per Oggi un servizio sui Vip mi fece addirittura aprire la sua casa in Sardegna, quella con spiaggetta privata e pareti affrescate da Guttuso), ma perché ti spalancava un mondo dal quale in genere si respingono i curiosi e i parvenu. “Vieni che stasera ci sono Jalloud,il braccio destro di Gheddafi e il poeta Evtuscenko”, diceva. Sbaglia chi la definisce “regina dei salotti”. Sia in Piazza di Spagna che al Pincio le serate migliori si svolgevano all’aperto, nelle terrazze o in giardino. Col tempo bello. Ma sbaglia soprattutto chi la ha ritenuta una regina della frivolezza. Era invece una persona di grande cultura, capace di individuare e invitare prima di tutti un grande artista ancora sconosciuto o un futuro premio Nobel. Ma era soprattutto una grandissima sceneggiatrice e regista, capace di creare indimenticabili film per se stessa e per gli amici. Da lei trovavi l’amica del cuore di Sindona con tanto di diadema, sormontato da una S, proprio nei giorni in cui tutti lo cercavano, o ti trovavi nel bel mezzo di una conversazione tra le raffinate elucubrazioni di Alberto Moravia e la naiveté di Renato Salvatori che raccontava l’incontro con un ermafrodito. E Valerio Zurlini, tanto valente ed esplicativo dietro la macchina da presa quanto timido nel privato, raccontava a noi sconosciuti i suoi problemi di rapporto coi figli. E persino il termine “creatrice di eventi” è riduttivo e ingiusto, anche se in questo non aveva eguali. Fu lei con una grande festa al castello di Bracciano a sancire la fine di una lunga stagione di terrore. “ Tutti hanno paura ad uscire di casa, e io per i miei cinquant’anni e per i diciotto di mia figlia, li voglio da me…”. Accorsero in mille, e fu la sola volta che vidi duemila agenti di scorta accampati tutti insieme ad attendere gli ospiti di una festa. Ma all’interno del castello che aveva affittato non c’erano solo Vip perché a chi non possedeva uno smoking suggeriva: “Comprati un cravattino e lo metti su un vestito scuro… Fa lo stesso”. Preferiva le persone vere e semplici e a suo modo era persino timida. Una volta mi chiese di accompagnarla a un dibattito: “Ci sono donne imprenditrici e politiche. Sono l’unica a non avere un ruolo. Pensa a qualche possibile domanda trabocchetto e suggeriscimi una risposta… “. Non ce ne fu bisogno. Un gruppo di intellettuali femministe provò ad aggredirla verbalmente, ma a notte inoltrata erano diventate le sue migliori amiche, e lei le invitava regolarmente e loro aggredivano verbalmente e per iscritto chi si provava a criticare l’ “amica Marta”.
Sì, l’ “amica Marta”, la più cara amica di tutti coloro che la hanno conosciuta: non importa se ricchi o poveri, parenti o estranei. L’importante è che fossero vivi e vitali. Come lei lo sarà sempre e comunque per tanti di noi.

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