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Turismo e terrorismo Jihadista

I luoghi del turismo diventano, nel momento drammatico della perdita, aspetti di una civiltà che ha rifiutato il proibizionismo dei moralizzatori.

di Nicolò Costa | 1 Agosto 2016

Perché i terroristi jihadisti attaccano i luoghi del piacere (Bataclan, Promenade des Anglais, ecc.)?
Perché vogliono danneggiare l’economia turistica, perché vogliono mostrare potenza e reclutare nuovi adepti, perché odiano la promiscuità dei luoghi turistici in cui si concretizza sul piano ricreativo un principio liberale: la libertà di scegliere e di vivere secondo desideri individuali, praticando, alla Mandeville, i ‘vizi’. I luoghi del turismo diventano, nel momento drammatico della perdita, aspetti di una civiltà che ha rifiutato il proibizionismo dei moralizzatori (preti, marxisti, multiculturalisti ecc.) e ha messo in equilibrio con le ferie pagate tempo libero, consumi e lavoro.
Perché i politici, i giornalisti, gli stessi esperti di questioni militari e di politica internazionale non riescono a capire ‘chi’ è il nemico? Perché non hanno capito che i terroristi fanno parte di movimenti collettivi interni alla rivoluzione islamica di lunga durata, iniziata con l Komeini in Iramn e hanno come obiettivo definire la leadership sul mondo arabo-musulmano e poi procedere alla sconfitta dell’Occidente. Di qui la tendenza a patologizzare i terroristi auto-esplodenti considerati dei matti. Una non scoperta: erano squilibrati gli stalinisti e i polpottisti che massacravano i contadini, le Ss che incenerivano gli ebrei nei campi di concentramento. Invece, i terroristi appartengono a nuovi ceti dominanti guidati da una ideologia millenarista che utilizza ovviamente le persone fuori di testa per imporre un disegno di egemonia mondiale.
Chi sono i terroristi jihadisti? Sono la manovalanza che, a prescindere dai livelli di integrazione e del reddito percepito, partecipa , dal Brunei al Senegal, dal Bangladesh alla Francia, ad una rivoluzione integralista che vuol spazzar via gli occidentali le vecchie èlite, le monarchie e gli emiri, per prendere il potere le risorse energetiche e imporre la sharia, che prevede, appunto, la certificazione halal del modo in cui le persone si divertono.
Che possono fare gli operatori turistici e più in generale gli imprenditori del piacere? Rinunciare ai miti consolatori del turismo come fattore di pace tra i popoli se non ci fossero i ‘cattivi’ a disturbare il Paradiso in terra. Anche le imprese hanno il compito di assumere un atteggiamento politico e supportare, come in Israele, il contro-terrorismo. Questo modello di sicurezza, decentrato a livello di società civile, è l’unico che può conciliare libertà di movimento dell’ospitalità incondizionata e controlli statali dell’ospitalità incondizionata senza cadere nella soppressione dei diritti.
Che possono fare i governi? Prendere atto che viviamo nell’epoca dominata delle vite mobili, dei flussi informativi, degli scambi commerciali e turistici, delle migrazioni e dei viaggi d’affari. Occorre una politica di monitoraggio delle vite mobili senza chiudersi nei confini nazionali, l’equivalente pubblica della paura privata quando ci si chiude in casa dopo un attentato. Occorre un contro-terrorismo molto smart, con team internazionali coesi che vanno oltre il nazionalismo. Una via che le attuali classi dirigenti non hanno saputo percorrere generando una situazione di confusione generale. I terroristi sono vite mobili come tante altre vite mobili e perciò occorre colpire i flussi informativi, finanziari, commerciali, migratori e turistici in cui agisce l’èlite jihadista utilizzando figli di ricchi, matti e ogni risorsa umana disponibile. Ma sembra che noi siamo concentrati sui particolari dell’orrore e non sulla strategia che lo origina.

Pubblicato in : Primo pianoTag: contadini, francia, integrazione, ISIS, Jihad, lavoro, leadership, mondo, movimento, persone, terrorismo

Info Nicolò Costa

Nicolò Costa è dal 2005 professore associato di Sociologia del turismo e dello sviluppo locale presso l’Università Tor Vergata di Roma, già con lo stessa qualifica a Milano Bicocca (2001-2005). Tra i suoi interessi di ricerca: sociologia del turismo e dello sviluppo locale, marketing territoriale per il turismo, comunicazione turistica, progettazione e gestione di piani di sviluppo locale. Autore del volume “Turismo e terrorismo jihadista. I valori liberali della vita mobile e i nuovi nemici della società aperta” per Rubbettino, 2016

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