
Matteo Renzi accusando il vertice del suo partito d’inidoneità a interpretare il presente storico divenne immediatamente il simbolo del cambiamento politico atteso ansiosamente dai compagni del Partito democratico e dal Popolo.
Durante il confronto tra la vecchia e la nuova generazione del PD, Renzi ha suscitato grande simpatia tra gli iscritti e simpatizzanti del PD. Sembrava il sicuro vincitore della sfida tra lui e Bersani fino a quando i grandi e potenti vecchi non decisero di allearsi e sostenere Bersani a capeggiare la lista del PD alle votazioni politiche.
Matteo Renzi accettò la sconfitta come risultato di un processo democratico e promise di rispettare i deliberati del partito senza condizionamenti di parte per vincere le elezioni politiche. Bersani apprezzò il gesto di Renzi e accettò in lista tutti i canditati proposti da Renzi.
Bersani era convinto di essere Radames dell’esercito pidiellino e il vincitore della campagna elettorale.
Il risultato elettorale, pur indicando il PD, il maggiore suffragato non è stato il vincitore delle elezioni perché ha ottenuto la maggioranza solo alla Camera dei deputati e non anche al Senato.
Tale risultato, deludente per il PD, conforta i Renziani ad attribuire la responsabilità della sconfitta a quelli che si opposero a Renzi capo lista.
E’ dopo tale risultato elettorale che Renzi incomincia a dare segni di confusione mentale perdendo la grinta politica del Rottamatore per cercare alleanze per condizionare le decisioni dei dirigenti del Partito. C’è chi lo giudica uno “Spaccatutto” mettendo a rischio il futuro del Paese.
Renzi avverte il pericolo di perdere la sua immagine nel partito e nel Paese dopo la formazione del governo Letta delle larghe intese e, poi, per non essere stato indicato segretario del PD fino alla celebrazione del Congresso.
Per conservare la popolarità, Renzi partecipa agli spettacoli televisivi, rilascia dichiarazioni a giornali e invita i Grillini a stare insieme per proporre con forza le riforme istituzionali. Propone di trasformare il Senato in Camera delle autonomie formata da Sindaci e Presidenti di Provincia a costo zero.
Il fine di Renzi, secondo molti osservatori politici, è far cadere il governo Letta per tentare una sua rimonta politica.
Renzi sostiene, tra le cose urgenti da fare, la riforma della legge elettorale, per riavvicinare i cittadini alla politica e alle Istituzioni; poi la semplificazione della burocrazia e l’abolizione delle province.
Dopo la steccata a Letta, Renzi torna a parlare del PD e delle sue lotte interne, che lo indeboliscono nei confronti del PDL. Le lamentele di Renzi sono condivise, per strategie di bassa politica, da D’Alema e Veltroni che prendono le distanze dal Governo.
A surriscaldare il clima nel PD sono stati, di fatto, i Renziani, che in aula hanno votato contro la mozione della maggioranza sulle riforme istituzionali e presentando una loro proposta concernente, il ritorno al Mattarellum. L’on. D’Alema, intervistato a SKyTg24, parla del rischio di sgretolamento del sistema politico qualora si passasse dal Porcellum al proporzionale puro con liste bloccate. Poi, ironizza sulla possibilità di legiferare in modo da considerare normale un governo delle larghe intese.
Anche Veltroni concorre con i suoi rappresentanti in Parlamento a colpire il Governo. Sulla mozione della maggioranza i Veltroniani si sono astenuti facendo presente che la loro tesi è per un sistema elettorale che preveda l’alternanza.
Nel PD la lotta per il potere non ha limiti tra le diverse anime. D’Alema propone Gianni Cuperlo alla segreteria del PD. Epifani lotta per essere riconfermato dal congresso.
I problemi dei disoccupati, delle ditte che falliscono ogni giorno, dell’IMU, dell’IVA non interessano a D’Alema che è sempre vissuto da benestante facendo solo politica.
Matteo Renzi spazientito riprende la lotta contro di tutto e tutti. Ritorna rottamatore. Cerca uno spazio attraverso i media. Dichiara di essere preoccupato che il Governo non attua le riforme per la crescita del Paese. E’altresì preoccupato del consenso popolare del PDL.
Il PD al secondo posto dopo il PDL, nonostante il buon risultato delle elezioni amministrative, innervosisce e preoccupa Renzi per il suo futuro di possibile capo lista della sinistra. Si spinge a cercare l’intesa con i Grillini per portare avanti le riforme condivise senza pensare che abbia umiliato Bersani quando questi cercava il sostegno dei Grillini a un suo governo minoritario ma di cambiamento. Renzi non è più Radames del PD e rischia seriamente di essere rottamato lui dai vecchi volponi della politica.

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