Il vero problema di questa nostra tormentata epoca è che manca la solidarietà fra le persone. Lo Stato, i Comuni e le Regioni, sono completamente assenti.

La notizia, nuda e cruda, l’abbiamo già data sulle nostre pagine, ma il fatto merita un duro commento che non risparmia nessuno. Marianna Elena condivideva un giaciglio in una delle cascine abbandonate di via Bonfadini, con Adrian, 62 anni. Ed è stato proprio Adrian a trovarla priva di vita, poco prima delle 6 del mattino. Non vedendola tornare a “casa” era andato a cercarla. Senza cellulare, senza una monetina per telefonare, l’uomo si è recato a piedi nella vicina via Varsavia, ed ha chiesto ad un operaio il piacere di chiamare il 118. Ma la chiamata è stata inutile; i soccorritori non possono fare altro che constatare che la ragazza ha cessato di vivere.
Niente soldi e documenti, e senza neppure una tessera della mensa dei poveri, avvolta in una coperta, si è conclusa la vita di una ragazza, venuta in Italia per cercare fortuna. Marianna si è autodistrutta con l’alcool. Beveva due bottiglie al giorno di brandy da pochi soldi. Tuttavia, il fatto che la donna rumena avesse preso una cattiva strada, non assolve chi avrebbe dovuto avere il dovere dell’accoglienza.
In Italia, purtroppo, quando le persone (straniere e non) non riescono più a pagare le bollette e fare la spesa, diventano una sorta di appestati. Amici e parenti (quando ci sono) per un po’, se si è fortunati, danno qualche aiuto, poi si girano dall’altra parte. E che dire del pubblico potere rappresentato dai sindaci? Anziché mettere le mani nel cassetto e dare dei soldi (un aiuto immediato) gli mettono a disposizione un’assistente sociale, che fa loro un interrogatorio che non riempie la pancia dei malcapitati, e che a volte –se hanno dei figli piccoli- fanno delle segnalazioni ai tribunali dei minori, che come conseguenza hanno la sottrazione dei bambini alle famiglie.
Il vero problema di questa nostra tormentata epoca è che manca la solidarietà fra le persone. Lo Stato, i Comuni e le Regioni, sono completamente assenti nella catena di solidarietà, che dovrebbe soccorrere i diseredati come Marianna e le famiglie in difficoltà. Se parlate di questi problemi con qualsiasi amministratore pubblico, vi parlerà delle difficoltà di bilancio dell’Ente, come se non fosse prioritario rispetto a tutto, adottare il principio cristiano di dar da magiare agli affamati.
In tutta onestà, occorre dire che in questo sconfortate panorama di cinismo, che mette insieme Stato, comuni, regioni e province, l’unica eccezione in fatto di solidarietà, è rappresentata dalle organizzazioni cattoliche, come la Caritas. La storia dell’uomo fin dagli albori, quando viveva in solitudine, è segnata dalla ricerca della solidarietà. Il successivo desiderio di aggregazione, inizialmente in villaggi, paesi e poi la città, ha un senso, se il vivere insieme sviluppa socialità, benessere, scambio culturale e sicurezza reciproca. Se viceversa le città diventano sempre più luogo di degrado umano, violenza, emarginazione e miseria, allora occorre dire che siamo all’anno zero, e che vengono sempre di più meno, i principi che dovrebbero portare al vivere civile.
I vigili di Milano sapevano (sanno) come vivono queste persone nelle cascine abbandonate; senza riscaldamento, acqua potabile, energia elettrica e servizi igienici. Si suppone che i vigili abbiano informato gli amministratori comunali (sindaco, assessori e consiglio di zona). L’unica cosa che hanno saputo fare le autorità comunali sono gli sgomberi, mentre queste persone hanno bisogno di un luogo dove dormire, mangiare e lavarsi. Hanno bisogno di luoghi umani e non dei campi di identificazione (vedi via Corelli) che sono simili alle prigioni. La nostra cattiva coscienza ci porta a pensare ad altro, ma della prematura scomparsa di Marianna, siamo tutti responsabili in quanto componenti di una comunità che si è dimostrata incapace di accogliere chi ha bisogno. Altre persone vivono nella condizione di Marianna; la nostra vuole essere una pubblica denuncia. Vogliamo gridarlo chiaro e forte. Questi giorni di lutto per don Gallo siano un’occasione di riflessione.
Don Gallo sia di esempio a laici e religiosi. Le persone sensibili alla causa dei poveri e dei diseredati, seguano il solco tracciato dal sacerdote genovese.

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