E’ nel PD la chiave di volta per superare lo stallo politico italiano. Se prevarrà il riformismo di Renzi, anche l’offerta partitica sarà completamente diversa da oggi.

Ecco spiegata, in meno di 20 parole, la differenza fra “riformisti” e “rivoluzionari” che ha attraversato la sinistra italiana fin da quando esiste. Una differenza che persiste anche oggi, nonostante la morte conclamata e a parole accettata da tutti dell’ideologia comunista. In Italia la forza elettorale del PCI ha imposto alla sinistra la tesi rivoluzionaria ed è passata in second’ordine la tesi riformista che, anche dal punto di vista elettorale, ha sempre avuto poco spazio. Quella vecchia impostazione culturale continua a vivere. E quell’assunto, dato per vero, “cambiare gli italiani” spiega il comportamento del PD di oggi. Quando Bersani punta tutte le sue carte su Grillo e si fa sbeffeggiare pur di convincere il movimento a fare un governo insieme per cacciare finalmente all’opposizione, e forse anche in galera, Berlusconi parte dall’assunto che bisogna fare tutto il possibile per far capire a chi continua a votare Berlusconi che sta sbagliando. Non importa se questo comportamento nuoce gravemente al Paese e rischia di metterci definitivamente in ginocchio. Quello che importa è seguire la tesi “rivoluzionaria” amata da una parte consistente della sua base elettorale. Renzi parte invece dall’assunto riformista di “cambiare l’Italia”. Ne discende come conseguenza che si accetta il giudizio dell’elettorato. Quindi per ottenere lo scopo che ci si prefigge, cambiare appunto l’Italia, si gioca la partita con le carte che si hanno in mano. La conseguenza, politica, è che a certe condizioni si fa anche un accordo con Berlusconi, sempre finalizzato però al cambiamento del paese. Se poi questo non fosse possibile, perché la controparte pone condizioni inaccettabili, allora si chiede nuovamente il giudizio degli elettori. Ma da una posizione di forza, ancorata ai contenuti.
Non è una differenza da poco. Lo spartiacque fra “rivoluzionari” e “riformisti” è sempre stato alla base delle divisioni della sinistra italiana. In Europa i riformisti hanno da tempo vinto la loro battaglia, in Italia no. A sinistra il vecchio PCI ha cambiato nome 4 volte, ma la sostanza è rimasta la stessa. Anzi no. Oggi c’è Matteo Renzi e un gruppo che a lui fa riferimento. E’, per ora, un gruppo di minoranza. Se diventerà maggioranza, spinto dalla forza della ragione e delle cose, allora finalmente anche l’Italia potrà voltare pagina. Solo un PD riformista di nome e di fatto potrà farci superare lo stallo del nostro sistema politico.

Per cambiare l’Italia e gli italiani insieme propongo una sola legge: l’obbligo di pubblicare in rete la tesi di laurea per chi occupa cariche elettive o funzioni nella pubblica amministrazione centrale e periferica che richiedano il conseguimento di studi univeritari. D’incanto l’Italia diventerebbe un paese comico a leggere le tesi di laurea di chi sta in alti uffici nell’amministrazione della cosa pubblica e degli enti locali, dell’imprenditoria di stato, della giustizia, della forza armata, della cultura, della ricerca e dell’istruzione. Non esenterei dall’obbligo nemmeno gli studi in seminario di chi ha conseguito il sacerdozio. E si capirebbe finalmente perché dopo quasi un secolo di cattolica promozione sistemica della mediocrità la nazione è ridotta in queste condizioni. E per tornare a quel gigante di nome Matteo Renzi che vuol cambiare l’Italia: metta in rete la sua tesi di laurea invece della chiacchiera, e lo stesso facciano Bersani e Berlusconi e il resto della banda. Vi assicura che risata e lacrime sono garantite,