• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Renzi è un uomo solo al comando

di Beppe Facchetti | 30 Agosto 2015

Renzi è in fondo l’utilizzatore finale di quella retorica che vedeva nel bipolarismo la soluzione innovativa, mettendo tra parentesi cinquant’anni di bipolarismo DC-PCI all’italiana.

La definizione di Matteo Renzi come “uomo solo al comando” è a ben vedere la più recente manifestazione di una delle due – solo due – novità della cosiddetta seconda Repubblica, il maggioritario e il federalismo. Dai prevedibili guai finanziari e di confusione istituzionale di quest’ultimo ci ha salvato solo il clima un pò terroristico dell’Italia sull’orlo del burrone che chiamò Mario Monti.

Quanto al maggioritario, in Italia c’era anche prima – addirittura puro nel metodo elettorale del Senato e delle Province – ma con il trionfo di Mani Pulite “bisognava” cacciar via un’intera classe politica, che l’esilio un po’ se l’era meritato, e il referendum (sulla preferenza unica!) è stato solo un modo  più elegante per far avanzare le seconde (terze, quarte) file, insieme a vari neofiti nominati.

Ma il mito ha resistito, e Renzi è in fondo l’utilizzatore finale di quella retorica che vedeva nel bipolarismo la soluzione innovativa, mettendo tra parentesi cinquant’anni di bipolarismo DC-PCI all’italiana.

Il premier-segretario ne è insomma un interprete ben determinato, quando – come brillantemente evidenziato da Michele Ainis – tenta di organizzare l’attuale sistema politico su tre principi: verticalizzazione, unificazione, personalizzazione. Che significano ripristino della centralità romana, visibilità solo a partiti in grado di esprimere un leader possibilmente televisivo (e tanti auguri per le avventure dei Civati, Fassina, Verdini, Fitto. Tosi). E’ effettivamente la trama concreta su cui vengono costruite tutte le varie riforme. Ne sono espressione plastica il Preside con superpoteri, il futuribile mega direttore della RAI, la licenziabilità dei dirigenti pubblici, il ruolo decisionale riconosciuto dal Jobs act. Più in generale, ne fanno parte lo svuotamento del Parlamento, tra decreti leggi, voti di fiducia sistematici, soppressione del Senato elettivo, legge elettorale con quasi tutto il potere ai capi partito. E, in modo ancor più raffinato, la disintermediazione della società civile, l’accentramento come alternativa alle disastrose politiche di molte Regioni (il cui buco finanziario sta forse venendo alla luce solo ora), e  lo stesso commissariamento del partito del Premier. Anche senza schierarsi con i 200 che comprano pagine di giornale per elogiarlo, sbaglia chi critica un Renzi parolaio, che fa solo promesse, sottovalutandone, piaccia o non piaccia, la lucida linearità nella costruzione di un sistema molto coerente e conforme allo spirito decisionista. Quello appunto del maggioritario propagandato ai tempi belli.

Di fronte a tutto questo, c’é chi grida alla democrazia in pericolo, ma, democraticamente parlando, si tratta di scelte che un pubblico trasversale di destra e sinistra condivide largamente. É ciò che consente a Renzi di mantenere non magari il 40% ma un consenso alto, insieme al fatto di essere stato fino a ieri senza alternative, perché quelli di Salvini e Grillo sembravano solo ululati alla luna.

Il problema é che proprio la determinazione con cui Renzi smonta pezzo a pezzo gli architravi del sistema e rende tutto più fluido e instabile (persino i militanti del suo partito faticano a seguirlo, come nel caso del taglio fiscale) mette tanti elettori in libertà, e alla lunga consente di ipotizzare che i nostri Tsipras di destra e sinistra possano anche vincere. Potranno farlo più facilmente se nella Capitale, in Sicilia e nelle città in cui si voterà nel 2016, i partiti tradizionali continueranno a farsi del male.

Quindi, l’uomo solo è legittimamente al comando, ma non ha una maggioranza vera nel vecchio Senato e   sarebbe utile che accantonasse la rottamazione e utilizzasse due leve della saggezza politica:  l’ascolto e il rispetto, perché di idee a confronto una democrazia ha sempre un bisogno disperato. Ha la grande occasione di portare quasi tutto il popolo della sinistra sulle sponde riformiste, ma non può maltrattare il dissenso interno. L’arroganza è pericolosa. Gli conviene ascoltare di più, anche a costo di qualche rinuncia. Uno Stato debole come il nostro ha bisogno di contrappesi, di istituzioni che non siano ostaggio di una maggioranza, e saperlo è in fondo la differenza tra un politico e uno statista.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bipolarismo, classe politica, consenso, democrazia, espressione, federalismo, italia, legge elettorale, mani pulite, manifestazione, mario monti, matteo renzi, monti, parlamento, rai, referendum, renzi, repubblica, riforme, rottamazione, seconda repubblica, sicilia, sistema politico, soluzione

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    1 Settembre 2015 alle 09:50

    Renzi è solo il cameriere delle tecnocrazie esatte dal capitalismo finanziario improduttivo di ricchezza vera, e chiamiamola un volta per tutte ricchezza “medicea”. Il resto è esercizio politichese sulla recita di una sovranità che non esiste più.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti