Se si vuole fare spending review in modo equo, allora si devono indicare chiaramente gli “spreconi” e premiare coloro che invece hanno fatto le cose seriamente.
Certo tutto è opinabile e sul territorio il campanilismo è esasperato … ma parlando della Regione sotto il profilo istituzionale e tenuto conto della fragilità del sistema nazionale che tenta di agganciare la ripresa tagliando risorse, la Toscana sta portando avanti un impegno serio che fanno assegnare punti a suo favore. Vediamone alcuni.
Bilancio
Quando si spara a zero sulle Regioni, quali centri di potere dalla spesa facile, in tanti casi è vero. Gli esempi virtuosi però ci sono e vanno evidenziati.
Nei giorni scorsi, un noto quotidiano ha rilevato che non ha funzionato il piano straordinario per il rimborso dei debiti arretrati della Pubblica Amministrazione perché le Regioni hanno usato quei soldi, 26 miliardi prestati dallo Stato tra il 2013 e il 2014 e vincolati al ripiano dei debiti, anche per finanziare nuova spesa corrente, con buona pace delle regole contabili.
La constatazione viene dal fatto che la Corte Costituzionale, attivata dalla Corte dei Conti, a fine luglio ha dichiarato incostituzionale il bilancio di assestamento 2013 del Piemonte, e dopo questa sentenza – riporta il giornale – rischiano la bocciatura della Corte dei Conti i bilanci di quasi tutte le altre Regioni (tranne la Lombardia) che pertanto avrebbero un ammanco che a livello nazionale potrebbe arrivare a 20 miliardi di euro.
Ma non si deve ignorare che fra le Regioni vi sono sotto questo profilo altri buoni esempi, come è per la Toscana. Che la nostra Regione abbia i conti in ordine e non soffra problemi di bilancio, con il ripiano dei debiti correttamente effettuato, lo ha certificato la Corte dei Conti regionale, parificando e quindi approvando il rendiconto 2013 e 2014.
Giustamente quindi si indigna il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, quando –complice la stampa – si fa “di ogni erba un fascio, senza distinguere comportamenti diversi tra le Regioni e senza denunciare in modo chiaro chi sbaglia soggiungendo che un attacco all’istituto Regione in quanto tale è un attacco che alla lunga non porterà nulla di buono al Paese”.
Se si vuole fare spending review in modo equo, allora si devono indicare chiaramente gli “spreconi” e premiare coloro che invece hanno fatto le cose seriamente, a livello locale e centrale. Solo così i cittadini potranno essere adeguatamente informati per giudicare.
Profughi e accoglienza
Dopo la pausa estiva, alla prima seduta della Giunta regionale, quella del 25 agosto, l’argomento è stato quello dell’accoglienza ai profughi, che già a metà del mese avevano raggiunto il ragguardevole numero di 5.400 unità. Altri numerosi arrivi sono previsti per tutto il mese e anche per settembre, mese oltre il quale si stima che – con la cattiva stagione – il flusso dei migranti dovrebbe subire un forte contenimento.
Ne ha parlato l’Assessore alla Presidenza, confermando che – nonostante le difficoltà sottese a un problema che non può che essere affrontato a livello nazionale ed europeo – il modello toscano dell’accoglienza rivela una buona tenuta.
Su cosa si basa questo modello? una bassa concentrazione di persone, all’incirca 14, per ognuna delle attuali 370 strutture ospitanti poste a disposizione da soggetti pubblici (Aziende sanitarie e Amministrazioni comunali) e dalla Chiesa, mentre già si sta cercando di individuare nuove possibilità alloggiative: “soluzioni dignitose –ha concluso l’Assessore – che rispondano a un’esigenza di solidarietà ma che allo stesso tempo non gravino sulle casse regionali ed evitino le speculazioni che si sono registrate in altre Regioni”.
Soggiungerei che la bassa concentrazione dei migranti – 1 profugo ogni 600 residenti – è una strategia vincente anche sotto il profilo della sicurezza, tendendo a scongiurare il “rischio banlieue”, insofferenze e tensioni che possono sfociare in episodi che mettono a rischio l’ordine pubblico.
Sistema del welfare
E’ noto come per risanare i conti pubblici lo Stato stia falcidiando le risorse di Regioni e Comuni, a detrimento quindi del sistema del welfare (sanità, assistenza, asili nido) e di buona parte della spesa per investimenti.
Negli ultimi sette anni, quindi dal 2008 a oggi, risultano essere stati tagliati in Italia 10 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri tagli alla sanità per 17,5 miliardi. Per la Toscana si è trattato di 700 milioni di euro in meno e, sulla spesa sanitaria, di 1,5 miliardi in meno.
Nonostante le pesanti “sfoltite” alle casse regionali, comunque la qualità e quantità di servizi resi ai cittadini ancora “reggono”.
Ma nella consapevolezza che nel prossimo futuro le risorse economiche saranno ancora minori, la Toscana cerca di individuare nuove strategie.
Così nel settore socio-sanitario va sempre più delineandosi l’idea di un progetto basato sull’alleanza tra pubblico, la Regione, e la rete del privato sociale, una rete che d’altra parte già oggi è uno strumento egregio per gestire servizi importanti come quello del 118.
L’attuale Assessore alla Sanità lo ha da tempo preannunciato soggiungendo che inoltre questo partenariato potrebbe anche essere utile per arginare una criticità di cui in questi ultimi tempi soffre il sistema toscano: le lunghe liste d’attesa per la diagnostica. Assicura lo stesso Assessore che non si tratterebbe di una privatizzazione perché comunque sarebbe forte il ruolo pubblico nella programmazione e nel controllo. Si ipotizza inoltre che i cittadini potrebbero avere dei voucher da utilizzare nelle strutture private (in effetti sono tanti i Centri di eccellenza che vantiamo), purché “certificate” dal pubblico.
Al momento siamo, come detto, nella fase della progettualità che comunque, pur se condizionata al concreto sviluppo che ne seguirà, merita una favorevole attenzione.
Un banco di prova decisivo si avrebbe poi per la Regione quanto alla non facile attività di verifica dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi predeterminati, sotto il profilo dell’ efficienza e della economicità.
Il progetto che si intende delineare ricalcherebbe il modello già sperimentato qualche mese fa dal Comune di Firenze per gli asili nido.
Certo in quell’occasione si sono avute tensioni quando, a fronte dei pensionamenti di un buon numero di maestre, non si è avuto modo di colmare i vuoti assumendo nuovi insegnanti. Ma la soluzione scelta – quella di appaltare a cooperative il pomeriggio scolastico in alcuni istituti comunali – ha comunque evitato che venissero chiuse 32 sezioni e che si lasciassero a casa 600 bambini continuando ad assicurare nel contempo la gratuità del servizio.

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