Rimpianti
Il sindaco di Firenze è a un bivio. Oggi è l’unico che a sinistra può vincere ma non è amato dal partito. E la storia dimostra che nessun vino nuovo può venire da otri vecchi.

Il futuro a sinistra è certamente del Sindaco di Firenze. Serve solo tempo e il partito gli cadrà nelle mani senza colpo ferire. Tutti lo inneggeranno, lo isseranno a vessillo del nuovo e lo vorranno, per acclamazione, candidato premier. Un’immagine che rimanda all’”I care” del Lingotto. Al sogno di un nuovo mai arrivato. Anche allora c’era un giovane, moderato, acculturato, rinnovatore, l’uomo nuovo di cui l’allora nascente PD aveva immane necessità. Tutto tal quale: il PD ha bisogno di Renzi. Ma Renzi ha davvero bisogno del PD?
La storia politica degli ultimi 4 lustri mostra come ogni cambiamento vero si sia accompagnato ad una figura emergente, istrionica, innovatrice ma anche, ed indissolubilmente, ad un “progetto politico” (contenitore) nuovo di zecca.
Lo fu per Bossi e la Lega nel 1992. Per Berlusconi e Forza Italia nel 1994. E lo è stato, l’altro ieri, per Grillo e il movimento 5 Stelle. Ma non per Veltroni nel 2008 quando si affidò alla fusione a freddo degli apparati di Margherita e DS.
E perché non lo diventi in un futuro prossimo (anzi prossimissimo) per il Sindaco di Firenze gli ingredienti ci sono tutti.
Renzi lo sa: o saprà mutare pelle, rendersi autonomo, emanciparsi dall’oliato sistema dei perdenti di professione egemonizzati da un sindacato-padrone e scommettere in un progetto politico altro e alto, fresco, trasversale, non ideologico. O rischia molto. Anzi, tutto.
Nessun vino nuovo può sgorgare da otri vecchi. La saggezza popolare è maestra di vita. Anche di quella politica.

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