L’arma delle sentenze
Sbagliata la manifestazione Pdl sulla giustizia. Ma è con altrettanta forza che va condannata una sinistra giuridicamente incivile, che torna a brandire l’arma giudiziaria per un tribale regolamento dei conti.

Nelle stesse ore arriva il rinvio a giudizio di vari imputati, relativamente alla presunta trattativa fra lo Stato e la mafia. Ce ne siamo lungamente e dettagliatamente occupati. Fra i rinviati non c’è neanche uno dei nomi che considero politicamente responsabili (non mi occupo di responsabilità penale) di quella stagione. Stiamo tutti attenti, perché la continua, reiterata e violenta corruzione della storia nazionale genera mostri. Che da tempo si vedono e che da ultimo giganteggiano.
Intanto un non indagato si suicida, a Siena. Storia triste, naturalmente. Ma non può non colpire la riservatezza e la calma con cui procede quell’inchiesta, per presunti reati che, riguardando il Monte dei Paschi di Siena, non può non coinvolgere la Fondazione che ne nominava la quasi totalità degli amministratori (14 su 16), a sua volta dominata dal Partito democratico. Non può non colpire come in altri suicidi si sia cercata la responsabilità del morto, mentre qui si cerca quella delle circostanze che lo avrebbero spinto al gesto estremo. E, sempre in tema di suicidi, colpisce il fatto che l’assassino suicida di Perugia sia stato descritto come pazzo, cancellando le sue parole: sono stato rovinato dalla politica, qui monopolizzata dal Pd.
E mi domando dove siano i cantori del latinorum troglodita, i maniaci delle leggi ad personam, allorquando il decreto legge sedicente anti-corruzione, che noi avevamo motivatamente avversato, consegna i suoi previsti effetti e proscioglie per prescrizione un parlamentare del Pd. Cosa si sarebbe detto e scritto, se diverso fosse stato il colore dei votanti e dei beneficiati? Quando il Pdl ha annunciato una manifestazione di piazza, per protesta contro la giustizia politicizzata, ho scritto che si tratta di un grave errore, destinato a complicare le cose. Piuttosto si pentano delle tante occasioni perse, per restituire giustizia all’Italia. Il Pdl ha corretto il tiro. Resto dell’opinione che non si convocano manifestazioni nel mentre devono aprirsi le consultazioni al Quirinale. Ma è con altrettanta forza che va condannata una sinistra giuridicamente incivile, che torna a brandire l’arma giudiziaria per un tribale regolamento dei conti. Non è solo abominevole, è anche autolesionista, perché l’inchiesta Mps deve ancora secernere i suoi veleni.
Calma, allora, e le persone ragionevoli si facciano sentire. Ricordando che una parola a difesa dell’avversario ne vale dieci a difesa di sé. A tal proposito, non va taciuta una bruttura della direzione Pd, ritrovatasi compatta nello spingere il Paese verso lo sfracello del: o con Grillo o alle urne. Tesi ribadita da un traumatizzato e traumatizzante Bersani. Dovendo giustificare la tesi, logicamente ardita, di chi apre al Pdl, ma a patto che Berlusconi si autoelimini, Massimo D’Alema ha citato il caso del senatore De Gregorio. Come si può dialogare con chi usa tutti i mezzi pur di far cambiare fronte a un parlamentare? D’Alema è uomo intelligente, converrà che siamo alle accuse da questurini. Ma non è questo il punto. Certo che quel senatore è stato indotto al trasloco, ma, secondo D’Alema, che conosce la vita politica, perché Monti s’è inflitto lo sfregio di un’alleanza con Fini? Affinità elettive, o debito da onorare? Giù l’arma giudiziaria. O finisce male.

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