Mi accingo a fare un gioco. Troppe brutte cose intorno a noi di questi tempi.
Una specie di gioco dell’oca che come ti rigiri lo incontri. E, come nostro Signore, in ogni tempo, in ogni luogo.
Un saluto qua un aperitivo là, il primo “primo” sulle colline, il secondo “primo” a Montevarchi, il dessert a Montecatini, a metà Firenze mare e, se ce la fa, caffè e ammazzacaffè sulla costa.
Dicesi di un personaggio da tutti amato. Quello che va bene per tutte le stagioni e a tutto l’arco costituzionale. All’apparenza.
Dai circoli arci al rotary club. Altrimenti detto prezzemolino.
Dunque ha davanti a sé, non la porta della Regione aperta, ma il portone spalancato. Del resto le conosce bene, le porte del Consiglio Regionale, dato che ci ha passato gli ultimi anni, e forse anche quelli precedenti.
Si dice che chi semina e semina bene, raccoglie ottimi frutti.
Ma può capitare che la semina sia troppo abbondante, tanto da soffocare i germogli.
Riseminando sul seminato. Ed è qui che casca l’asino, sperando che non si faccia troppo male. Ma un pochino sì.
E poi, una cultura così vasta ma anche così ripetitiva, la conoscenza della storia da Pico della Mirandola, sentita e risentita ripetutamente a ogni piè sospinto. Chissà, magari potrebbe annoiare.
E diventare stantia. Una brava persona, si dice tutti in modo corale. Così come ci ripetiamo, noi dell’altra parte, che non c’è speranza. Anche perché quando si pensa all’attuale, si rabbrividisce e, almeno, saremmo sicuri di non cadere dalla padella nella brace. Dunque ce ne faremmo una ragione. Ci apprestiamo dunque ad attendere all’ingresso l’apertura delle urne in disciplinata fila indiana a maggio, il mese delle rose e della Madonna.
Appunto, si potrebbe donare un ex voto. Con promessa di grazia ricevuta.
Mentre scrivo ancora non c’è traccia del candidato alter ego. E mentre si aspetta Godot, magari alle calende greche, si sogna quello giusto e perfetto. Solo allora si saprà se la nostra Regione è stata svenduta per l’ennesima volta.
Fatto si è che a poco più di cento giorni dalle urne , con una certa meraviglia, ma poi non più di tanto dato che ci siamo abituati, si ha una sensazione penosa mista a rabbia.
Questo è lo stato dell’arte del cdx toscano.
Lo stallo ovviamente deriva dal nuovo scenario interno al centrodestra nazionale e si è aperto con i risultati emiliani, che, a mio avviso, ma non solo mio, non hanno prodotto una sconfitta così schiacciante, per una concomitanza di fattori negativi , tanti, per chi cercava di scalzare la sinistra.
Per la location congenitamente rossa e la scelta malsana e nebbiosa da pianura padana della candidata, circondata dalle boutade più o meno inverosimili e talvolta allucinanti, di chi tirava il carro. Da non sottovalutare il fatto, poi, che il governatore uscente, si dice, avesse governato piuttosto bene.
Così non si può dire di quello della Toscana. Dunque alcuni parametri simili, ma non tutti. E la scelta del candidato sarà di primaria rilevanza. Caratterizzato da crossover, trasversalità politica.
Si, sì, scopriamo l’acqua calda. Speriamo di non buttar via il bambino con quella sporca.
Carla Ceretelli

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