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REFERENDUM/3: INSIPIENZA ATOMICA

Il pasticcio del governo sul referendum e lo scaricabarile della maggioranza su Tremonti. Di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 6 Giugno 2011

Se quelli del governo e della maggioranza che vorrebbero intestare a Tremonti la sconfitta elettorale e imporgli una qualunque riforma fiscale pur di recuperare il consenso perduto, si debbono giudicare dal modo a dir poco maldestro con cui hanno cercato di evitare il referendum sul nucleare, meglio che riservino le loro velleità a scopi meno pericolosi per noi tutti.

Si dirà: cosa c’entra la discutibile sentenza della Cassazione con il tentativo di scaricabarile nei confronti del ministro dell’Economia voluto dal premier, seppur tra le solite smentite e mille distinguo? C’entra, eccome se c’entra. Perché nello scrivere il decreto che, recedendo dalla precedente decisione di avviare la costruzione di centrali nucleari, doveva far decadere il referendum, il governo ha mostrato tutta la sua insipienza, politica e di procedura.

E’ sempre sgradevole ricordare “io l’avevo detto”, ma in questo caso è necessario: non appena il governo aveva mostrato, con un indecisionismo da far accapponare la pelle, di voler andare ad una moratoria di un anno per far decantare l’emotività suscitata da Fukushima e attendere che l’Europa provasse a fare scelte comuni, avevo suggerito di evitare la consultazione referendaria attraverso un decreto che modificasse la legge sia nella lettera sia nello spirito – in modo che fosse inattaccabile sotto il profilo costituzionale, laddove si richiede che le tesi dei promotori vengano accolte “pienamente” – lasciando poi ad una presa di posizione politica, magari attraverso un “ordine del giorno” parlamentare, l’impegno del governo a riprendere in mano la questione non appena ce ne fossero state le condizioni, riaprendo la discussione ed eventualmente rilanciando il progetto nucleare. Invece, si è pasticciato, mettendo in condizione la Cassazione di rilevare che “ i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75” contengono riferimenti che rendono “parziale” il soddisfacimento degli obiettivi del referendum. Che poi la Corte, che non a caso ha deciso a maggioranza, abbia cavillato finendo per creare un gran pasticcio – gli italiani all’estero hanno già votato rispondendo ai vecchi quesiti, mentre ora i residenti dovranno rispondere ad altre domande, che però non sono quelle su cui sono state raccolte le firme – è cosa certa.

Ma ciò non toglie che l’intento di evitare il referendum – costituzionalmente legittimo e politicamente opportuno, perché se si dovesse raggiungere il quorum e quindi dovessero passare i sì (chi è per il no deve non votare), sull’atomo metteremmo una pietra tombale – sia stato perseguito nel peggiore dei modi, e che ora è troppo facile scaricare le responsabilità sui giudici della Cassazione. Allo stesso modo, non si è fatto nulla per evitare i due referendum sull’acqua e servizi pubblici locali, mentre la legge Ronchi avrebbe potuto essere modificata sia per perseguire quell’intento che per migliorarla (ne ha bisogno). Come pure la tardiva decisione di istituire un’apposita authority per l’acqua avrebbe potuto essere, invece, l’occasione per trasformare quella per il gas in una più completa autorità per tutti i servizi di erogazione.

Insomma, abbiamo assistito ad un perfetto mix di insipienza politica, incapacità di maneggiare le procedure, mancanza di progettualità strategica. E poi, fatto il guaio, alla consolidata pratica dello scaricabarile. Per questo vengono i brividi a pensare cosa sarebbe successo se Tremonti non avesse tenuto la barra ferma sull’obiettivo della stabilità della finanza pubblica, specie quando la speculazione finanziaria si è mossa all’attacco dei debiti sovrani dei paesi europei maggiormente esposti. In questi tre anni tutti o quasi, nell’esecutivo e nella maggioranza, gli hanno rimproverato un eccesso di rigore, senza mai avanzare una seria proposta alternativa.

Nessuno ha detto dove andavano fatti i tagli selettivi – in modo da evitare quelli orizzontali – nessuno ha indicato quali voci di spesa sacrificare per intervenire su quelle tasse che non è mancato giorno si promettesse di ridurre, nessuno ha spiegato come realizzare quella maggior crescita, che pure s’invocava come la pioggia in campagna, senza spendere soldi che non ci sono, non uno che abbia proposto piani di riduzione una-tantum del debito.

Ora, invece di dire come si dovrà realizzare la manovra da 40 miliardi che deve portarci al pareggio di bilancio nel 2014, tutti (ri)blaterano di fase due della legislatura, tornando a promettere quella “rivoluzione fiscale” che dal 1994 è il mantra del berlusconismo al potere. La quale, per essere fatta, richiede riforme strutturali, non deficit spending. Sia chiaro, non è che non ci siano ragioni, anzi, in chi dice che la crescita è troppo bassa e che per averne di più occorre sia spendere (a cominciare dalle infrastrutture, matweriali e immateriali) sia incassare meno (tagliando il carico fiscale su imprese e lavoratori). Ma deve essere altrettanto chiaro che questo sacrosanto obiettivo non può essere indicato come alternativo a quello della “stabilità finanziaria”. Altrimenti, se si deve scegliere, meglio tenersi stretto il “rigore”.

Enrico Cisnetto (terzarepubblica.it)

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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