Mi ero ripromessa di non considerare e votare più alcun referendum fino a che non fosse stato riformato l’art.75 della Costituzione in modo tale che la volontà espressa dai cittadini col voto fosse rispettata dal parlamento e dal governo, e non si prestasse, come è successo troppe volte fino ad ora, a manipolazioni tali da stravolgerne il senso. Ma, “mai dire mai”! Ora il Paese è chiamato, il 12 e 13 giugno, ad esprimersi sulla recente legge n.40 del 19-02-04, comunemente detta della“Fecondazione assistita”, e non posso mantenere la promessa che mi ero fatta. Mai avrei creduto che il governo potesse proporre questa legge nei termini in cui l’ha fatto, nè il parlamento votarla, con voti venuti non solo dalla maggioranza ma anche dall’opposizione. Che senso ha un provvedimento legislativo molto meno urgente di tanti altri, perché destinato per fortuna ad un target limitato di popolazione, ma i cui effetti restrittivi della libertà di scelta e di coscienza dell’individuo si ripercuotono per forza sull’etica e sulla morale di tutto il Paese, così come è stato per il divorzio prima e per l’aborto poi?! Un provvedimento legislativo volto a limitare, se non a chiudere, ancor più sia le nascite che quella grande possibilità di ricerca medica di cui ogni giorno lamentiamo la carenza?! Una ricerca per la guarigione di malattie gravissime, tanto che persino Don Verzé si è dichiarato molto perplesso di fronte a questa legge che invece piace tanto a Rosy Bindi!
Inoltre la legge, benché ne faccia menzione ripromettendosi: salvo etc etc. in realtà ha un impossibile convivenza con la 194, una legge che ha funzionato bene, e questo scontro potrebbe degenerare in cavilli irrisolvibili e traumatici in famiglie e ambiente sociale; non si può salvaguardare l’embrione fino ai limiti ripromessi nella 40 e consentire nel medesimo tempo alla donna la libera scelta secondo i termini consentiti dalla 194. Il problema vero è che questa legge è nata male e su principi sbagliati, anche se comprensibili, nel contesto di una società civile che dovrebbe essere predisposta a risolvere i problemi anziché a crearli. Personalmente, ho espresso immediatamente la mia preoccupazione sui possibili deleteri risvolti dell’applicazione della legge, già nel momento della sua approvazione, ad alcuni amici parlamentari di maggioranza che mi hanno dato sconsolatamente ragione. Ho sottoscritto subito la richiesta di referendum e solo per l’abrogazione dell’intera legge, perché ritengo sia giusto che se qualcosa nasce male sia meglio rifarlo totalmente piuttosto che rabberciarlo. Inoltre, per gli elettori l’abrogazione dell’intera legge sarebbe rimasto un quesito molto più comprensibile e chiaro. La Corte Costituzionale ha preferito cercare di salvare capra e cavoli ammettendo solo le abrogazioni più particolari e difficili per continuare a far sentire i cittadini dei poveri sprovveduti di fronte a quesiti così impegnativi. La mancanza di chiarezza è un ottimo e collaudato sistema per confondere le persone e permettere un potere privo di responsabilità. Consentito il referendum su alcuni articoli della legge, si sono sentite voci che sollecitano l’astensione per far mancare il quorum e rendere nulle le votazioni. Ma questo significa volersi sottrarre a spiegare e confrontare le ragioni del sì e quelle del no, questa è pura irresponsabilità di fronte a temi tanto delicati e che riguardano la coscienza e la salute di un’ intera società che non possono essere lasciate in mano al solo legislatore.
Referendum, un voto nè di sinistra
né di destra
Laura Lodigiani

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