Tre denti, non uno solo, togliamoceli subito. Primo: la legge che verrebbe fuori dal referendum indetto dai vari Guzzetta e Segni, qualora fosse approvato dalla maggioranza degli Italiani, sarebbe un disastro. In un sistema come il nostro, nel quale i cantori del bipartitismo forzato devono fare i conti con la realtà di un sistema politico spappolato (a Firenze, per ora, sono in gestazione 35 liste per il rinnovo del consiglio comunale! ) c’è il rischio che un partito del 30% si impadronisca di tutto il potere, compresi gli organismi di controllo ed i vari contrappesi. Secondo: ciononostante, indire un referendum e fissarne la data in modo tale da impedire che si raggiunga il quorum, pur essendo possibile sceglierne un’altra che consentirebbe di risparmiare centinaia di milioni di euro, di raggiungere il quorum e di rompere le scatole una volta in meno agli elettori, è ulteriore e inequivocabile segno che qualcosa non va nella nostra politica. Terzo: anche la pretesa opposta, cioè che la data sia fissata in modo da raggiungere il quorum al traino delle europee e delle amministrative, è censurabile. Se, come sostengono i promotori del referendum, l’Italia anela al bipartitismo, avversato dalle nomenclature dei partiti e dei partitini, perché tanta paura del quorum, ora che la parola passa direttamente alla gente grazie al referendum?
Dunque la situazione è ingarbugliata e contraddittoria. Il rischio, come sempre, è che prevalgano non le ragioni della ragione ma quelle di chi rappresenta interessi al momento più forti e dispone della possibilità di comunicare con dovizia di mezzi le proprie tesi. Il referendum è uno strumento sacrosanto anche se logorato fortemente dall’abuso che se ne è fatto e dai discutibili interventi della Corte Costituzionale proprio in materia di referendum su leggi elettorali. Proprio la Corte Costituzionale lo ha stravolto, mettendolo in contraddizione stridente con quanto è scritto nella Carta fondamentale della repubblica. Lo ha fatto quando ha stabilito che comunque dovesse restare in vigore una normativa con la quale poter andare alle urne per ammettere il referendum sulle norme elettorali. Il che significa in pratica farlo diventare propositivo di una nuova legge anziché abrogativo secondo quanto previsto dall’art. 75. Ora occorre resistere alla tentazione di abolire il quorum per la validità di queste consultazioni. Sarebbe assurdo che una votazione cui partecipino il 10-15% degli elettori potesse abrogare una legge approvata da ben due Camere legislative.
In conclusione: siamo di fronte all’ennesima prova della inadeguatezza di questa classe politica e della cosidetta seconda repubblica. Piegare agli interessi di parte i temi elettorali ed istituzionali è prova certa di mancanza di senso dello Stato. E, ci si perdoni la paradossale contraddizione in termini, di questa diffusa mancanza, ormai, c’è troppa abbondanza.
Nicola Cariglia

ELIMINARE IL QUORUM, CHI NON VA A VOTARE PEGGIO PER LUI
Caro Ciliberti,
concordo con quanto scrivi, che non mi sembra in contraddizione con i contenuti del mio articolo. C’è qualcosa che non va se si adottano leggi draconiane per favorire il bipartitismo e contemporaneamente decine di liste si formano per il rinnovo dei consigli comunali. E così pure se si indicono referendum e da un lato il Governo si adopra per tenere lontana la gente dalle urne e dall’altro i promotori, temendo l’assenteismo, vagheggiano di esere rimorchiati dalle elezioni europee e amministrative.
Un caro saluto,
Nicola Cariglia
come semore sei sempre molto preciso nei tuoi commenti ,lasciami però fare alcune osservazioni di carattere liberale.
in tutti i PAESI del mondo i referendumsi tngono assieme alle prime consultazioni elettorali ,questo referendum era stato già deciso che si doveva votare a giugno dall’anno scorso quindi se avviene una consultazione che abbina europee ed amministrative perchè non il referndum ?’si ha paura che un partito del 30 percento governi è allora ?’ non è forse una debolezza di chi non riesce a mettere in campo una coalizioe che ottenga di più ?’non è forse una nostra debolezza farsi che partiti con il 30 per cento vincano le elezioni ?’ non è forse una nostra debolezza far vincere partiti poco democratici ?’ e non lo ritieni disdicevole un meccanismo che produce trenta lste ?’ cosa che sta avvenendo in tutta ITALIA ?’INOLTRE NON DIMENTICHIAMO CHE QUESTO GOVERNO AVEVA PRESO L’INCARICO DI FARE UNA LEGGE ELLETTORALE PRIMA E FINO AD OGGI CIò NON è AVVENUTO SOLO PERCHè UN PARTITO LA LEGA NON HA PERMESSO UNA LEGGE MIGLIORE O UNA CONSULTAZIONE POPOLARE ALLORA MI CHIEDO è MEGLIO ACCETTARE QUESTI VETI DA UN PARTITO MINORITARIO O AVERE UN PARTITO CHE COL 30 PERCENTO VINCE E GOVERNA ?’ GRAZIE LORENZO CILIBERTI
come semore sei sempre molto preciso nei tuoi commenti ,lasciami però fare alcune osservazioni di carattere liberale.
in tutti i PAESI del mondo i referendumsi tngono assieme alle prime consultazioni elettorali ,questo referendum era stato già deciso che si doveva votare a giugno dall’anno scorso quindi se avviene una consultazione che abbina europee ed amministrative perchè non il referndum ?’si ha paura che un partito del 30 percento governi è allora ?’ non è forse una debolezza di chi non riesce a mettere in campo una coalizioe che ottenga di più ?’non è forse una nostra debolezza farsi che partiti con il 30 per cento vincano le elezioni ?’ non è forse una nostra debolezza far vincere partiti poco democratici ?’ e non lo ritieni disdicevole un meccanismo che produce trenta lste ?’ cosa che sta avvenendo in tutta ITALIA ?’INOLTRE NON DIMENTICHIAMO CHE QUESTO GOVERNO AVEVA PRESO L’INCARICO DI FARE UNA LEGGE ELLETTORALE PRIMA E FINO AD OGGI CIò NON è AVVENUTO SOLO PERCHè UN PARTITO LA LEGA NON HA PERMESSO UNA LEGGE MIGLIORE O UNA CONSULTAZIONE POPOLARE ALLORA MI CHIEDO è MEGLIO ACCETTARE QUESTI VETI DA UN PARTITO MINORITARIO O AVERE UN PARTITO CHE COL 30 PERCENTO VINCE E GOVERNA ?’ GRAZIE LORENZO CILIBERTI