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OLTRE 400 SPETTATORI PER LA PROIEZIONE DEL FILM KATYN

Oltre 400 spettatori hanno assistito , lunedi scorso 6 aprile , all’Aurora di Scandicci , alla proiezione straordinaria dell’opera cinematografica KATYN , di Wajda. Pieno successo , dunque ,dell’iniziativa promossa dai circoli della Vela , Andrea Tamburi , D’Annunzio , Papini , della Pace Mondiale , Piero Gobetti e gruppo dei Centouno.

di Redazione Pensalibero.it | 7 Aprile 2009

Oltre 400 spettatori hanno assistito , lunedi scorso 6 aprile , all’Aurora di Scandicci , alla proiezione straordinaria dell’opera cinematografica KATYN , di Wajda .
Pieno successo , dunque ,dell’iniziativa promossa dai circoli della Vela , Andrea Tamburi , D’Annunzio , Papini , della Pace Mondiale , Piero Gobetti ,gruppo dei Centouno , che , con l’invito ad assistere all’ultimo capolavoro del grande regista polacco hanno voluto offrire un contributo alla conoscenza di una verità scomoda , di una drammatica storia troppo a lungo dimenticata.
Obbiettivo raggiunto . Il pubblico ha seguito le due ore di proiezione del film con palpabile partecipazione e commozione , apprezzando la regia magistrale , le straordinarie capacità espressive degli attori ( donne le protagoniste ), la narrazione chiara , l ‘accompagnamento musicale solenne e spiritualmente coinvolgente ,luoghi ed ambienti “fotgrafati”con sensibilità e con sapore d’epoca.

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    11 Aprile 2009 alle 00:37

    Caro Giannellini,
    tengo a dire che prima della tua segnalazione del Cesnur e di Introvigne non sapevo nulla, e poco male, solo colpa della mia ignoranza. Poi sono andato al sito e ho trovato il solito bagaglio del tradizionalismo cattolico, che mi fa rizzare gli ultimi capelli. La mia ipotesi sul rapporto tra ebraismo e Katin nasce solo da mie deduzioni, e vuole solo riferirsi al quadro storico del comunismo quale vettore che prima portò in auge l’ebraismo e da cui poi, per fortuna l’ebraismo si emancipò. Ma non c’è nella mia ipotesi alcun recupero di cospirazione ebraica tipo quella ventilata nei Protocolli di Sion. Mi sembra logico che l’ebraismo per arrivare allo stato di Israele abbia dovuto impegnarsi in machievellismi su più fronti ma conservendo una strategia di fondo, pur spezzato negli ebraismi nazionali come durante il primo conflitto. Un strategia contraddittoria e all’apparenza subdola ma inevitabile e che solo i vari Introvigne, sempre unti dalla convinzione che un dio sia venuto a visitarci. vedono scandolosa. La mia ipotesi prevede allora che Katin sia stato il frutto d’una pulizia ideologica e religiosa e se pure si scoprisse che dietro al massacro sta un regolamento di conti con l’antisemitismo non saremmo per questo autorizzati a diventare antisemiti. L’ebraismo non ha quell’importanza nel bene e nel male che il cristianesimo da duemila anni gli regala. Diciamo la verità, si può essere anche a-semiti, il “con me o contro di me” è un vecchio giochino che non regge più. M.S.

    Rispondi
  2. valerio giannellini

    10 Aprile 2009 alle 23:26

    Non pretendo di poter esaurientemente rispondere ai quesiti di Siracusa. Propendo però per la spiegazione che anche Nistri ha offerto a tutti quelli che non sono scappati via subito dopo la proiezione e che si sono così persi anche un “vergogna!, vergogna!” alquanto fuori posto.
    In breve per i compagni si trattava di eliminare una buona fetta di classe intellettual-borghese, inquadrata nei ranghi elevati dell’esercito e dell’accademia, e ridurre la parte rimanente a miti consigli o alla complicità. Consiglio la lettura de “La mente prigioniera” ed. Adelphi (storpierei senz’altro il nome dell’autore). I sodali di casa nostra hanno fatto quel poco, sempre troppo, che hanno potuto.
    Per quanto riguarda la terza ipotesi di Siracusa, credo vada respinta ma non lasciata cadere. Invito a leggere il breve saggio di Introvigne, scrittore non ebreo, credo, e nemmeno radicale.

    Lo si trova in rete, nel sito del Cesnur:

    Gli “ebrei comunisti”: fantasma antisemita e/o problema storiografico?
    di Massimo Introvigne

    Al prossimo appuntamento cinematografico
    Valerio Giannellini

    Rispondi
  3. Gennaro Oriolo

    8 Aprile 2009 alle 15:00

    Quando alcuni amici mi proposero di aderire come Circolo culturale “Amici della pace mondiale” di Scandicci all’iniziativa della proiezione di Katyn, non ho avuto il benchè minimo dubbio ad aderire e collaborare.
    Conoscevo il “fattaccio” di Katyn da alcuni decenni e mi incuriosiva capire come lo avesse affrontato Wajda che aveva un conto personale da regolare con quella tragica vicenda.
    Ebbene devo riconoscere che il regista ha compiuto una vera e propria purificazione della memoria individuale ma anche collettiva come esponente culturale di rilievo della nazione polacca.
    E’ vero che l’intento del regista è quello di ristabilire la verità storica su un eccidio le cui responsabilità erano ricadute inizialmente sui tedeschi ed in seguito sui sovietici, ma questo non mi sembra l’assunto principale del film.
    A mio parere il film è una metafora sulla manipolazione delle coscienze che si esplicita attraverso diverse forme e che passano mediante la paura, il ricatto, il senso di colpa.
    Nel caso specifico la manipolazione è ancora più sottile perchè ha lo scopo dichiarato di convincere una vittima ( il popolo polacco) a sacrificare anche la propria memoria sociale.
    L’altro messaggio forte che Wajda inserisce in una narrazione semplice ed efficace , stilisticamente simile ad una impeccabile fiction televisiva, è come l’ideologia possa usare la comunicazione e i mass media, piegandoli ai propri scopi.
    Film notevole per la tecnica narrativa, per quell’ “effetto straniamento” assimilato da Brecht, per le scenografie ed i costumi.
    Suggestiva l’ambientazione in una Cracovia così diversa da quella conosciuta dai turisti di qualche giorno.
    Un film delicato e pieno di pudore.

    Rispondi
  4. Marzio Siracusa

    7 Aprile 2009 alle 20:02

    Ho apprezzato molto l’iniziativa e il film. Mi permetto un consiglio. Data l’ora e dato che il film non era un noir di cui si doveva celare la conclusione, perché non anticiparlo con una mezz’ora non di dibattito ma di presentazione dei punti che restano oscuri? Ad esempio, a cosa mirava un atto così criminale? Se Stalin temeva un attacco tedesco la gerarchia degli ufficiali polacchi avrebbero potuto passare dalla sua parte. Se non temeva un attacco tedesco Katin fu l’esito d’una lotta di classe condotta fino alle conseguenze più bestiali? E ancora, nella borghesia e nel ceto medio polacco correva l’antisemitismo, Berja, secondo solo a Stalin, era ebreo come ebreo era Molotov, e ebrei erano nella maggioranza i commissari del popolo infilati nell’Armata Rossa. Allora si potrebbe parlare di regolamento di conti con l’antisemitismo, prima che la fucilazione di Berja e il coevo assassinio dei Rosenberg in USA insieme alla nascita di Israele segnassero dopo quasi un secolo il divorzio dell’ebraismo dal comunismo internazionale? Non so se la storiografia ha preso in esame queste ipotesi, ma varrebbe accennarle altrimenti i soliti noti penseranno che la proiezione di Katin serva ai destroni per fare di tutta l’erba un fascio. Comunque ringrazio e aspetto di leggere su “Pensalibero” altre simili iniziative. M.S.

    Rispondi

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