Ai miei amici “virtuali” di Facebook e a quelli che conosco da anni anche nella vita reale che si sono schierati per il NO, vorrei ricordare che il referendum sulla riforma costituzionale è uno strumento di democrazia attraverso il quale si sceglie se adottare o no alcune correzioni alla Costituzione (nemmeno queste, ove accolte, saranno definitive) che incideranno relativamente sulla nostra vita. Che vinca il NO o il SI il mio giudizio sui miei amici non cambierà in nulla. Questo vale anche per coloro che amo o stimo come personaggi pubblici. Il mio giudizio su Benigni (SI) o su Bersani (NO) non cambierà. A me piacerebbe che i miei amici non considerassero coloro che esprimono un’opinione diversa come dei mostri. Sta avvenendo con Roberto Benigni e lo trovo vergognoso. Passi che tra i linciatori ci sia un personaggio come Dario Fo ma mi dispiace che i miei amici di cui conosco l’onestà intellettuale, l’intelligenza e la tolleranza si accaniscano contro una persona perbene solo perché esprime un’opinione diversa. Benigni non è un politico contro il quale sarebbe legittimo esprimersi anche duramente perché il politico incide profondamente sulla nostra vita e sul nostro futuro, Benigni è solo un intellettuale e un artista che esprime una scelta civica, che ci piaccia o no. Se avesse espresso giudizi razzisti, se avesse espresso posizioni estreme capirei ma si è solo schierato civilmente su un quesito referendario. Perché tutto questo livore? Perché è ricco? Perché è pagato profumatamente per le sue performance? Benigni i cachet non li impone con le armi, fa una proposta, il suo committente valuta i costi e i benefici e l’affare si conclude o no. Dov’è il problema? Se troviamo eccessivo un cachet pagato coi soldi pubblici dobbiamo prendercela con chi li gestisce non con Benigni. O no?
Pier Franco Schiavone

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