Non se ne vanno dall’ Italia con la valigia di cartone salendo su di un treno a vapore o su di una nave con destinazione America. I nuovi emigranti sono operai specializzati ingegneri medici manodopera qualificata: ricercatori. Moltissimi giovani.
Un numero considerevole di anziani che si reca in paesi dove il costo della vita è più basso e con la pensione lì riescono a vivere senza problemi. La maggioranza di coloro che partono non hanno nessuna intenzione di tornare.
L’ Italia del mare sole pizza amore non basta più. E’ finita da un pezzo. Ci stiamo facendo sfuggire quel valore in più che tanto sarebbe utile in questo momento di crisi. Il problema è che nell’ università ci sono ancora i baroni.
Investiamo pochissimo nella ricerca. La nostra classe imprenditoriale è decisamente poco coraggiosa. Molte aziende straniere hanno fatto mercato in Italia. Pagano poco le nostre eccellenze. Per fortuna la piccola e media industria resiste e si consolida.
Turnover non ce n’è. La legge Fornero ha dato l ‘ ultimo colpo. Il Job Act un po ha vivacizzato il mercato del lavoro. Ma è troppo poco. Serve una scossa forte.Una nuova capacità imprenditoriale, leggi meno burocratiche che attraggano semplificando i capitali stranieri, serve una nuova politica del lavoro.
Maggiore fantasia e valorizzazioni delle nuove professioni. Un turismo organizzato e valoriale . Basta con l’ immagine stantia di pizza e mandolino.

Farneticante, a dir poco, commento su una realtà italiana che il pezzo ben illustra. Non passa giorno in cui qualcuno lasci l’Italia renziana, quella del “jobbat” del rignanese, per cercar fortuna all’estero, spesso riuscendoci e vedendo riconosciute e premiate la capacità e il merito.
Resta lo spot elettorale perenne di politici incapaci che hanno scambiato le istituzioni per un video game, senza piu il senso della vergogna che evidentemente non hanno mai avuto.
Quanto al livello culturale, chi ascolta il rignanese aprire bocca, non puo’ che indignarsi.
come nell’articolo di Stefano Maullo che ho commentato poco fa, mi meraviglio di come dei politici come voi e quindi esperti e conoscitori delle realtà sociali manchino di aggiungere alle lamentele sulla nostra emigrazione che la maggioranza degli emigrati non si registra come residenti all’estero. Quindi lo Stato continua a pagare l’assistenza sanitaria mentre l’emigrante spende il suo denaro all’estero. Come minimo toglierei tutte le tutele sociali a coloro che prendono tale decisione.