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Recessione finita con scenario di guerra per Confindustria, ma protesta e “forconi” del popolo incombono sulle piazze

di Cesare Mannucci | 23 Dicembre 2013

Il nostro è un Paese che non attira gli investimenti esteri spaventati dalla voracità dello Stato in termini di costo e tassazione del lavoro per garantire, posti di lavoro, stipendi e privilegi ad una struttura pesante e bizantina, funzionale solo a se stessa.
giorgiosquinziq
Le chiamano gaffe ma in realtà dice nudo e crudo quello che pensa sempre con cognizione di causa. Mister Magoo, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha bollato la fine della recessione ipotizzata dal centro studi di via dell’Astronomia come quella di un paese uscito a pezzi da uno scenario di guerra, puntando l’indice contro il documento di programmazione finanziaria dello Stato definendolo “un’occasione perduta”. E questa volta la reprimenda alle esternazioni del patron della Mapei è arrivata nientemeno che dal presidente del Consiglio dei ministri in persona Enrico Letta. Il premier non ha gradito affatto le critiche del numero uno degli industriali alla legge di stabilità e ha bacchettato Squinzi sostenendo che il suo governo “non ha nessuna intenzione di sfasciare i conti dell’Italia”. Eppure, secondo Confindustria, sarebbe finita l’intensa e lunga recessione dell’economia italiana. La seconda in sei anni. Da pochissimo sarebbe partita la risalita. Ma questa non sarà rapida, per tre fattori. Primo: non si è trattato solo di difficoltà congiunturali ma di veri cambiamenti epocali negli assetti produttivi globali. Nulla infatti sarà più come prima. E i rivolgimenti hanno code lunghe, con ristrutturazioni e dislocazioni che ridisegnano la mappa di chi fa che cosa e grandi ricadute su lavori e lavoratori. Secondo: è stata perduta capacità produttiva, tanto che il gap colmabile è la metà della riduzione registrata dal PIL, e ciò limita il possibile rimbalzo. Terzo: la dinamica potenziale, faro di ogni previsione, è calata dai ritmi striminziti stimati prima della crisi. La ripresa (termine inadeguato secondo i cervelli di Confindustria) sarà sostenuta da mercati emergenti, solidità USA, più stabilità finanziaria e coralità europea del miglioramento. Ma ostacolata da restrizione del credito e alto cambio dell’euro. Per rafforzarla il Governo dovrebbe puntare quindi su investimenti e competitività. Ma la ricetta di Confindustria prevede anche che cultura ed economia non siano mondi separati. Anzi, non c’è sviluppo senza cultura. Intesa sia come l’insieme dei valori fondanti le società democratiche e di mercato sia come produzioni culturali e creative. Le quali hanno molteplici ricadute industriali: dal vantaggio di cui gode l’export, grazie all’ammirazione internazionale per il Belpaese, al rinascimento manifatturiero, attrezzando l’Italia nella competizione della conoscenza. Il patrimonio artistico italiano è nel nucleo di quelle produzioni. Perciò la sua gestione va cambiata. Lasciandosi alle spalle le barriere ideologiche alla sana collaborazione tra pubblico, che tutela i beni collettivi, e privato, che è attrezzato a far rendere quei beni a beneficio di tutti. A cominciare dalla stessa cultura. Fin qui il pensiero degli industriali e le nuove esternazioni di Mr Magoo Squinzi che hanno fatto imbufalire il mite e pacato premier Letta. E a nostro avviso il presidente Squinzi non è andato giù duro sin in fondo. Da mesi su queste colonne abbiamo avviato una battaglia contro l’eccessiva burocratizzazione del Paese e gli eccessivi costi del personale della pubblica amministrazione, vero freno e ostacolo alla ripresa e al rilancio dell’Italia. Il nostro è un Paese che non attira gli investimenti esteri spaventati dalla voracità dello Stato in termini di costo e tassazione del lavoro per garantire, posti di lavoro, stipendi e privilegi ad una struttura pesante e bizantina, funzionale solo a se stessa, riottosa e recalcitrante ad ogni reale modernizzazione volta verso la competitività. E per di più corrotta sino all’ultimo ganglo vitale così come ogni giorno viene scoperto dalla magistratura che però oltre portare il problema all’attenzione dell’opinione pubblica non arriva mai ad una certezza di giustizia e al comminamento della giusta pena ai servitori infedeli dei ministeri, delle regioni, delle province e degli enti locali su tutto il territorio nazionale. Nessun paese europeo tollererebbe per così tanto tempo costi, inefficienze così macroscopiche e ingiuste della pubblica amministrazione, da noi invece si, forse il peggio (e Squinzi lo ha lasciato intendere comprendendo le proteste e i blocchi dei cosiddetti “Forconi”) deve ancora arrivare.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. giuseppe Quarto

    23 Dicembre 2013 alle 18:35

    questa lettera viene spedita a tutte le associazioni di categoria,
    Quarto Giuseppe
    http://www.liberidiscegliere.org

    Mi rivolgo a voi uomini del fare, a tutti quelli che non vogliono più subire in silenzio i soprusi, i divieti inutili e la tassazione vessatoria che questo Stato quotidianamente ci obbliga a subire. Lo Stato e la politica devono essere al servizio dei cittadini e derivare da essi la loro legittimazione.
    Al contrario, oggi, siamo sudditi di politicanti e burocrati che vivono come parassiti sulle spalle dei ceti produttori.
    Che libertà abbiamo quando ci portano via quasi il 70% del nostro guadagno?
    Come possiamo investire nelle aziende se i nostri sacrifici e i nostri utili servono solo a stipendiare con cifre fuori da ogni logica di mercato burocrati nullafacenti che oltre a derubarci del nostro lavoro ci rendono difficoltoso anche pagare.
    Cari amici, da Amato che nel 1992 ci rubò di notte come un ladro il 6 per mille dai nostri conti correnti a Prodi che con la tassa per L’Europa ci tolse nel 96 4.700 miliardi di lire no c’e mai fine ad uno stato incapace di frenare la sua spesa e le sue ruberie.
    Gli uomini liberi devono alzare la testa e non accettare le intimidazioni di uno Stato che, se non frenato nella sua invadenza nella vita privata, può portarci entro una società totalitaria anche senza che noi ce n’accorgiamo completamente.
    . L’Italia è ormai afflitta da una malattia cronica, oppressa da una burocrazia parassitaria che la corrode in ogni sua fibra e spreme oltre misura i propri ceti produttivi, incapace di fare un passo indietro per dare alla nostra economia una nuova spinta capace di avvicinarla alle società più progredite dell’Europa.
    Cari amici dobbiamo dire basta:
    Basta a stipendi faraonici
    Basta alle pensioni d’oro, la pensione deve assicurare una vecchiaia tranquilla, non una vecchiaia da ricchi.
    La barzelletta che non si possono toccare diritti aquisiti cozza contro il diritto acquisito di ogni lavoratore si mantenere dignitosamente la propria famiglia senza essere derubato da briganti legalizzati da leggi infami che loro stessi anno promulgato.
    Gli stipendi e le pensioni le stabilisce chi le paga non chi le riceve, e se non sono soddisfatti si cerchino un imprenditore privato che creda nelle loro capacità di meritare stipendi faraonici.

    Cari amici, il tempo stringe, malgrado ci derubino oltre il limite della sopportazione, il debito pubblico aumenta di 200 milioni al giorno.
    Se questi signori non vengono fermati chi troveremo di nuovo con le loro mani nei nostri conti correnti.
    E ora che le associazioni di imprenditori, industriali, commercianti, artigiani e professionisti,
    Proclamino gli stati generali del lavoro, e votino una risoluzione con le seguenti determinazioni.
    Ridurre le spese dello stato:
    Per i dipendenti pubblici un solo stipendio con un massimo di 3.500 euro mensili.
    Pensioni: una sola con massimo 3.500 euro mensili.
    Enti pubblici: chiusura o accorpamento o vendita eliminando migliaia di consigli di amministrazioni.
    Modifica sostanziale dello statuto (del lazzarone) del lavoratore
    Queste regole valgono per qualunque fondazione ente o società che fruisce di finanziamento pubblico.
    Con circa cento miliardi all’anno di risparmio si ottiene:
    Tassazione massima del 20% per le aziende. (E la tassazzione inglese per le aziende medie)
    Tassazione massima del 15% sui dipendenti.

    Bisogna fare presto, le manifestazioni di questi giorni sono un brutto anticipo di quello che potrà avvenire se non verrà posto fine a questo stato confusionale della politica incompetente per la maggior parte se non ignorante e mancante del più elementare buon senso.

    Cordialmente
    Giuseppe Quarto
    Club L’Imprenditore
    Brescia
    Tel 335 282794
    http://www.liberidiscegliere.org
    http://www.ilbastone.org

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