L’improvviso fiorire di affinità elettive fra Forza Italia e M5S non ci stupisce affatto.

E non stupisce che la strana alleanza, in realtà del tutto coerente con la natura stessa dei due movimenti, si sia saldata proprio ora che i due leaders devono fare i conti con lo stesso grave problema, ovvero l’esistenza di un competitor, vero e determinato, che rischia seriamente di riuscire a farli uscire di scena, o quantomeno a ridimensionarli pesantemente entrambi, superandoli sul terreno di gioco della sfida politica dove li ha chiaramente e senza indugio invitati a confrontarsi. Con i fatti, però, e non più con le parole. E qui sta il vero nodo, difficile da sciogliere per due persone che, finora, hanno fondato il loro richiamo sull’elettorato solo sulla evanescente base della ridondanza verbale, senza mai accollarsi l’onere della riprova dei fatti – l’uno, ipotizzando congiure, ed accusando il destino cinico e baro, piuttosto che ammettere di aver fallito la prova di governo persino avendo disposto di una maggioranza bulgara, l’altro per aver scelto la comoda via del “no” a prescindere, piuttosto che l’impervia prova di governare, scelta ad alto rischio di impopolarità, oltre che di realtà: con le fantasie sulla decrescita felice, ed un gruppo di parlamentari dilettanti, si fa presto a rivelarsi bluff.
Era del tutto prevedibile che, alla prima affermazione nazionale di Matteo Renzi, sarebbe scattato l’allarme rosso nei due movimenti caratterizzati dal leaderismo padronale e dunque a grave rischio di esser messi a nudo come il Re della favola: diventa difficile difendere le proprie posizioni a fronte di un altro leader, scelto democraticamente dai propri elettori, sulla base di un mandato ben preciso, e del tutto scevro di responsabilità rispetto al passato, remoto e prossimo, del nostro paese, oltre che pragmaticamente convinto che questa sia davvero l’ultima chiamata per tutti, e quindi si debba agire davvero, e non solo a parole.
Diventa difficile ripetere lo strenuo gioco di melina, attuato con il governo Monti, dove ai partiti messi in panchina è stato concesso comunque di eludere l’unico compito che era loro rimasto, quello di accordarsi su una nuova legge elettorale; diventa difficile anche continuare a fare i barricadieri sul tetto del Parlamento, quando invece ti viene chiesto di entrarci dentro ed assumerti pienamente quelle responsabilità per cui i tuoi elettori ti hanno mandato lì a rappresentarli.
Diventa difficile, perchè appena si cambia marcia, si smette di giocare con le parole, le vaghe intese, i tavoli dei saggi e le commissioni di riforme che, di anno in anno, sopravvivono a se stesse partorendo il nulla, e qualcuno mette sul piatto proposte concrete su cui chiama gli altri a discutere ed a decidere, assumendosi pubbliche e doverose responsabilità di fronte ai cittadini, la musica cambia, e non si possono più continuare a cantare le solite trite canzoncine ripetute fino alla nausea.
Dunque, l’improvviso fronte comune di Forza Italia e M5S non stupisce, è il muro alzato dalla conservazione di un rendita di posizione – ventennale in un caso, appena acquisita nell’altro – fondata su una pletora fedele di nominati grazie al Porcellum e sul gioco ormai logoro delle comuni debolezze assunte a comodo alibi delle reciproche e speculari manchevolezze. Ora sono spiazzati dal tentativo fatto da uno degli attori della vecchia recita, il Pd, di cambiare strada, un tentativo, certo, giunto obtorto collo, in virtù del proprio fallimento e, contemporaneamente, di una battaglia tenace ed ostinata ingaggiata da Renzi oltre ogni previsione – sbagliata – della dirigenza che fino all’ultimo ha creduto, e tentato, di poterlo sfiancare, ma tant’è, il risultato è questo, e tutti ci si devono confrontare.
E la fretta con cui sia Berlusconi che Grillo vorrebbero andare a nuove elezioni, la dice lunga in realtà sulla consapevolezza che entrambi hanno del rischio di uscire del tutto, o comunque molto ridimensionati, dalla battaglia vera sul campo delle riforme, condotta da un avversario che, a differenza di loro, è legittimato dal voto popolare ed ha dalla sua una storia recente, non compromessa con il passato, ed una battaglia condotta a viso aperto da offrire a chi voglia giudicarlo.
E questa è la differenza, non da poco, che corre tra i tre leader extraparlamentari: due sono figli di se stessi e del proprio autocratismo, il terzo è figlio della propria tenacia sulla quale gli elettori sono stati chiamati ad esprimersi – se si proietta questo scenario sulle prossime elezioni politiche, si capisce perchè gli altri due abbiano davvero paura di lui, tanto da fare fronte comune. Il tempo darà, come sempre delle risposte, ma se dovessimo fare una previsione, non scommetteremmo un euro sulla strana coppia. Ad occhio, ci pare che gli italiani siano stanchi di giri di valzer, e più inclini a scegliere una direzione chiara, una volta tanto.

Cari amici, ecco fatto. Ora mi sono rovinato la carriera di disegnatore, quando davanti a me se ne prospettava una piena di soddisfazione e riconoscenza; perchè di soldi, non se parla, figuriamoci…Che cosa mi sia passato per la mente di disegnare Cariglia e Scarlino, solo il cielo lo sa! Pensino loro, almeno, di entrare tra le coppie celebri del passato, come Stanlio e Ollio, Roger Moore e Tony Curtis, non so, Grace Kelly e il principe Ranieri, Bud Spencer e Terence Hill, il Gatto e la Volpe, quante ce ne sono di famose, pensino loro a quelle. No, è? Lo sapevo, ti pareva. Io risorgerò, però, un giorno o l’altro e allora…L’immensa riserva della satira non morirà mai, troverà ovunque pascoli fecondi tra bischeri e bischerate, fin quando un politico belerà su questa Terra e vale a dire sempre, fino alla fine del tempo, rassegnatevi! Brutto, bello, con l’ ombrello, come vi pare, insomma! Per il momento Adieu, mes bons amis.
Chiara, te hai i tuoi campioni che fornisci, io un campione piccolissimo di amici, famliari, conoscenti, ora, nessuno tifa né crede in Renzi…..siano essi di sinistra o tendenzialmente di destra, qualcosa che non va c’é, e ti sottrai ogni volta ad un confronto sulla vita reale delle persone (in carne ed ossa) e citi flussi e sondaggi, e ti allontani da me , da Marzio, dal Franchini (che in modo molto lucido e garbato ti ha scritto le stesse cose che io dico in forma piu’ virulenta), ti accontenti della gioiosa macchina da guerra democratica che elegge Renzi, io dubito di questa macchina e del candidato che ha portato! Renzi è un personaggio di moda come quelli che andavano da Maurizio Costanzo al Parioli, deve dire la sua su argomenti ininfluenti, solo per fare notizia, non si rende neppure conto di quello che è in gioco, ma vedi che ricominciamo da zero, inutile provare a farti non dico dubitare, ma neanche riflettere sul perché dei nostri dubbi.
Ti auguro che l’hanno prossimo ti porti ad ascoltare piu’ la gente, e molto meno i politici e i sondaggi.
Boriosi, è la prima volta che mi viene sentenziata l’assenza di rapporto tra flussi e intenzioni di voto. Grazie per avermi dato anche questa lezione di statistica.
Cara Chiara, sarà inquietudine o depressione o malinconia quel che mi spinge a polemica. Per esserne sanato.
Il discorso è fuorviato. La inquietudine o depressione o malinconia mi ha probabilmente reso inefficace nell’esprimere il pensiero che derivava dalla tua originaria riflessione, ovvero che emergevano congiunzioni di programma tra FI e M5S. Congiunzioni che provenivano da disvelamenti di ideologie similari, di fini similari, di occupazioni similari. Avrei voluto avere la capacità di evidenziare che siffatti disvelamenti – e conseguenze- mi apparivano come modi –in sé e da sé- obsoleti di leggere le necessità della politica. Un modo arcaico superato non tanto dalle tecnologie quanto delle esigenze e dai bisogni novelli di sopravvivenza a fattori di rischio diversi, che non incidono sulla singolarità quanto sull’insieme della specie .
A fronte di queste divagazioni intendevo porre all’attenzione le incombenti , vere , primarie sofferenze di questo millennio; sofferenze da cui deve – e ribadisco: deve – essere sollecitata ogni scelta politica secondaria.
Quindi accennavo alle urbanizzazioni, al clima, all’incremento demografico.
E, velate, le pretese di un nuovo feudalesimo, di cui dico da anni.
Orbene, mi imputi, pure, non senza una garbata ironia, divaganti pretese di nazionalizzazioni fallite dalla storia. Sottraendomi da una disamina della storia del XX secolo – non tanto segreta- e dell’effetto della ricerca della democrazia (non ricerca della felicità), confinare la nazionalizzazione delle risorse produttive nel “socialismo reale”, mi appare come una salto teorico/prassistico che non compete alla tua sagacia.
Chiara , io intendo la politica come progetto , come “rivoluzione in cammino” e nei flussi che citi non ravvedo le pulsioni ad una costruzione ideale ed ideologica, bensì una confusione conveniente di interessi particolari; avulsi da ogni relazione al sociale, a tutti.
C’è molta adesione a forme partecipative di democrazia , al voto per eliggendi scelti dal popolo e non da monarchi proclamatisi. Qui vorrei ricordare il sistema della democrazia rappresentativa di una volta : le tessere con cui si stabilivano i vertici delle sezioni, e, poi, da esse le designazioni alle liste , e, poi, la decisione di convergenza su determinati candidati. Mi taccio sui “costi” affrontati dai candidati. Ironie delle scelte del popolo.
Inorridiamo, quindi, delle nomine fatte dai monarchi?
Io credo che dovremmo inorridire e indignarci per la arbitrarietà corruttiva della burocrazia statale, per l’indegno arricchimento finanziario che persegue il dominio uomo su uomo e che si consuma nell’isolamento omicidiario.
Temi atroci avulsi dai flussi elettorali. Temi che non ho ascoltato dal PD, da Renzi.
Ah, credo che il luddismo si discosti dalla “rivoluzione in cammino”.
Ti auguro – ma , consentimi , non mi auguro, sono un diverso – un meraviglioso successo alla tua fede.
Per te, sereno e prospero 2014
Errata corrige: argomenti razionali, e non razziali, per carità. Refuso tremendo.
Franchini: caro amico, mi dici, anzi mi scrivi, che un popolo sensato in questo momento starebbe discutendo della nazionalizzazione dei mezzi di produzione, e pretendi da me una risposta seria. Che vuoi che ti dica?! Che questa fallimentare soluzione l’abbiamo vista applicare, e sopratutto fallire a prezzo di molti morti, di molta fame, di molti diritti negati, nella ex URSS?! Vuoi davvero una discussione seria su questo tema, o l’hai buttato lì insieme al triste luogo comune “Renzi è di destra” tanto per soffiare sul fuoco di questo spazio, dove tutti mi sparano addosso per evitare di portare argomenti razziali e ragionevoli su cui confrontarsi?! E non sei tu che mi accusi di tale razionale argomentare dice di che non è costruttivo?! E allora perchè poi lo pretendi da me?! Via, fai alce con te stesso, prima, ti pare?!
Siracusa: curioso, il grammofono sembri tu, sei persino arrivato al punto di travisare bellamente, volutamente, e banalmente, il contenuto del link che ho allegato, che è una analisi dei flussi di voto – e non delle intenzioni di voto – e che tu trasformi addirittura in una volontà plebiscitaria da parte mia. Ma pensa, ma che persona terribile sono, ragiono sui flussi di voto in spostamento, li anticipo persino, nel mio pezzo, e qui invece si ipotizza la mia aspirazione al plebiscito, come se mai avessi ipotizzato un risultato, prima ancora che un augurio, del genere nel nostro paese. Via, ma se dovete arrivare a tanto, ribadisco il concetto: non sono io quella senza argomenti. Io sono quella che, dal 2009, battaglia per fare le primarie a sindaco a Firenze, scrissi che stava accadendo qualcosa che si sarebbe potuto allargare a livello nazionale. Ci ho visto lungo, molto prima di tutti gli altri ed ho avuto ragione, e per quanto ci secchi di ammetterlo, questa è l’unica verità, e se dovete arrivare addirittura ad accusarmi di auspicare derive plebiscitarie allora siete proprio messi male.
Ho solo preso atto di uno spostamento di voti, in questo momento, tutto qui, e l’ho fatto per rispondere al veggente, lui sì, Paolo che dava per certo – come fa sempre lui senza fornire uno straccio di fonti – che gli italiani avevano già messo da parte Renzi. Eh, se lo dice lui, sparando a caso, ha ragione – se gli dimostro il contrario, citando i dati di oggi, io voglio la deriva plebiscitaria.
Oh, curatevi, per l’anno prossimo, ma da uno bravo, mi raccomando.
Che Chiara rassomigli ormai a un grammofono è sotto gli occhi. Quel che meraviglia, e le va riconosciuta, è l’abilità direi forense di rispondere a tutto senza essere presa dal sospetto che potrebbero darsi altre risposte e quindi altre domande che interromperebbero di brutto il grammofono. Come il sondaggio appena citato: ma come Chiara? Hai tuonato per anni contro l’immaturità d’un popolo e se davvero ora tutti si buttassero su Renzi, cosa che non credo perché tutti i sondaggi sono prefabbricati per portare gli utili idioti a votare liberamente quel che si vuol farli votare, ma se davvero salisse questa valanga pro Renzi, a te liberale doc non scatterebbe qualche sospetto?
cara chiara , sei troppo arguta. tanto da evitare il tema da me accennato. precisamente , specifico , l’andare a ritroso dissertando su convergenze parlamentari (e sottolineo parlamentari) su deliberazioni e programmazioni. mi rendo conto che il dire e il rispondere per brevi note non ampia il discorso sulle politiche globali che precedono ogni miserevole interesse locale. laddove pure si manifesteranno “sorprese” a dispetto delle “buone intenzioni” ( spostamento degli interessi – mi consenti? : padronali- della finanza). vedremo se il giovanotto resisterà all’onda di ritorno o alle correnti derivate dallo scioglimento dei ghiacciai . in ultimo : lampante che io non sia di “destra”. sempre con la stima affettuosa che ti porto
Caro Franchini, e una bella botta di luddismo non ce la vuoi mettere?! Così, tanto per non farci mancare nulla nel ritorno al passato.
Paolo: le risposte, di cui parlo riguardano le domande poste da Gian Franco su alcune questioni cittadine, e non stanno affatto nel manuale del perfetto politico ma nelle chiare risposte che il sindaco dà ai cittadini, e per l’ennesima volta ti invito a leggere l’italiano, nel suo chiaro significato, invece di attribuire a casaccio risposte che io non penso nemmeno, figurarsi se le scrivo. Comunque, visto che in uno dei post di questa discussione ti sei lanciato in strabilianti precisioni di fallimento già avvenuto e di distacco immediato degli italiani da Renzi già registrato – solo da te e non si sa su quali basi – ti regalo questa chicca di oggi: leggila, è interessante sopratutto sull’analisi dei voti in uscita che conferma quanto ho scritto in questo pezzo. Sarò scema, ma a quanto pare il polso della situazione ce l’ho più chiaro di voi:
http://www.tempi.it/sondaggio-cise-intenzioni-di-voto-stravolte-rispetto-a-febbraio-renzi-ruba-elettori-a-tutti#.Ur7bymt5mSM
E buon anno, naturalmente :)
cara chiara, mi corre obbligo di una breve considerazione. il modo di lettura che si rivela nel tuo articola ha sapori di una cultura politica arcaica dove si stratificano dogmaticamente ragioni e contrapposizioni, in una statica improduttiva ai fini della dialettica sociale. personalmente opino che il pd di renzi sia la nuova destra – per la quale non tifo – e che il vero dilemma sia la inconsistenza di una proposta teorica e millenaristica, evolutiva -di “sinistra”-. non ci sono progetti. la confusione alligna sui temi fondanti promanati da una comunità umana prossima ai 10 miliardi di individui, alla urbanizzazione in verticale, alle modificazioni climatiche. il gioco della simpatia può anche avvincere, divertire, ma non è politica. è la truffa dell’attesa perpetuata. breve nota per marzio che si interroga sui socialisti. che io sappia non ne esistono più altrimenti, di questi tempi si starebbe discutendo e proponendo la nazionalizzazione dei mezzi di produzione e del sistema bancario/finanziario. siamo solo, ormai, testimoni. con i migliori auguri di sereno e prospero 2014
Renzi è solo la punta dell’iceberg. Si continua a ignorare che in Italia da quasi un secolo in ogni aspetto delle vita sociale e pubblica, e quindi privata, sono puntualmente selezionati i peggiori, non si sottraggono a questa nefandezza non solo la politica, ma la cultura, l’industria, la didattica, l’informazione, l’amministrazione centrale e locale, addirittura lo sport e lo spettacolo, e via dicendo. Renzi è l’espressione ultima di questo andazzo, e i suoi sproloqui gridati o taciuti da struzzo lo confermano. La mediocrità imperante e voluta non ha alcuna possibilità di essere corretta da un suo prodotto.
Basta leggere, Chiara sa che Renzi ha il manuale del perfetto politico, con tutte le risposte e le domande, inutile porsi dubbi e esprimere rimarche, l’almanacco di Renzi da le risposte a ogni nostra domanda.
La mia domanda è la seguente, cosa farà di concreto Renzi dopo aver sistemato lui medesimo e i suoi nei posti chiave? Come cambierà la vita concreta degli italiani dopo l’avvento di Renzi? Lavori faraonici? Dietro di essi si nasconde sempre uno o piu’ politici che prendono le fette, rarissimo il contrario soprattutto in italia…….ma la strada è lunga, per ora Renzi è solo segretario di un partito di coalizione, tempo ne passerà ancora molto tra il dire….e il fare.
Caro Gian Franco, le risposte alle tue domande sui presunti silenzi di Renzi sulle questioni fiorentine sono già state date, per di più ripetutamente, cito per ultima l’intervista rilasciata nei giorni scorsi a La Nazione, molto più modestamente avresti potuto già trovarle nel resoconto dell’intervista pubblica che faccio con lui ogni anno, pubblicata qui nel giugno scorso.
Fare domande è non solo lecito ma importante, però poi bisogna anche prendere atto delle risposte, sennò non serve a nulla. E questo vale anche per la se tassazione del lavoro e quanto altro citi come argomenti in sospeso, che tali però non sono. Basta leggere.
Paolo, ironizzavo soltanto sul mito che la flessibilità del lavoro possa coniugare alti e bassi della domanda e dell’offerta col diritto al lavoro che una volta negato implica il diritto a delinquere. Ma soprattutto la flessibilità urta con un’imprenditoria cialtrona che butta gli utili in barche e ville anziché nella competitività. C’è rimasto ancora qualche socialista in Pensalibero che esprima la sua opinione in proposito?
Marzio, perché dovrei deludere o non deludere, nessuno qui ha la sfera di cristallo per sapere come andranno le cose, anche se le sensazioni che ho restanole stesse, stiamo appunto a vedere, vuol dire che solo il tempo dirà chi avrà avuto ragione. Certo oggi anche la “ripresa economica” non fa rima con ripresa del potere di acquisto, per cui le persone impoverite e senza speranze devono anche sopportare la barzelletta che l’economia è in ripresa.
Di fronte a questa catastrofe e faccia all’Italia che è come se stesse affrontando una guerra, mi pare realisticamente impossibile che Renzi o altri possano fare qualcosa.
La partita comincia adesso. E se Renzi, al di la’ della fiducia che gli si puo’ riporre (interessante a proposito l’augurio rivoltogli da Pietro Ichino e riportato anche qui, su Pensalibero), dovesse fallire, difficilmente trovera’ argine la dilagante insofferenza verso una classe politica che, tuttora, si dimostra inadeguata ed insensibile alle crescenti sofferenze di un numero sempre piu’ grande di cittadini. La gravita’ della situazione richiede provvedimenti che per essere davvero efficaci devono essere a tutto campo, come sintetizza bene, oggi, sul Corriere Fiorentino uno che non e’ liberale a caso, come Francesco Colonna.
Paolo, non deludermi, non sapevi che flessibilità fa rima con libertà e ne è la massima espressione per i lavoratori italiani come per i forzati di Steinbeck, ma tutt’oggi è così per qualche decina di milioni di felici cittadini degli States? In Italia, paese notoriamente in fremito costante di nuove frontiere, chi resta disoccupato in Veneto trova subito impiego e casa in Basilicata, altrimenti dal Piemonte va nelle Marche, o via girellando, e se proprio casa non trova ci sono sempre i van giganteschi che da noi non decollano, quando invece potrebbero creare quei simpatici suburbi d’una volta golosi di metropoli. Peccato però che i flessibilizzati siano sì felici d’essere lavoratori liberati e liberi, ma dalle tasche vuote e inservibili al mercato. Il quale provvederà a far approvare dai parlamenti che esso mercato fa liberamente eleggere con tutte le garanzie costituzionali difese dal custode della costituzione di turno, provvedimenti per inventare carrozzoni di nuova produzione e lavoro, carrozzoni flessibili dove i flessibilizzati saranno flessibilmente assunti per ossequiare la flessibilità del mercato. Paolo, ti prego non deludermi più.
Stiamo a vedere, stiamo a vedere…
Paolo, ho scritto chiaramente che la differenza fra i tre leaders extraparlamentari sta nel fatto che due si sono autoeletti a capo del loro movimento – per questo parlo di autocratismo – mentre uno è stato scelto col voto degli elettori del suo partito. I voti presi alle elezioni politiche non c’entrano nulla, quelle non servono a scegliere un leader di partito ma, semmai, un premier. Questo sempre perchè l’italiano non è una opinione.
Nessun cambio di idee sull’articolo 18, come certamente avrai letto il piano per il lavoro di Renzi, con la flessibilità in entrata ed in uscita, supera di fatto l’articolo stesso, e non lo prevede.
Le rispondo subito, nessuno attualmente. Ho molta fiducia umana in Emma Bonino, che purtroppo non ha ambizioni e/o sostegni per fare di piu’, altrimenti sostengo solo l’astensione.
Chiedo scusa se mi intrometto.
Potrei chiedere al dottor Francia chi consiglierebbe, oggi, di sostenere; e, domani, di votare? Renzi, no, mi sembra di aver capito. Berlusconi, allora ?
Grillo? Forse Monti? O Vendola ? O Alfano ? O la Meloni ?
Chiedo scusa, ripeto. E BUON NATALE
Io Chiara vivo in Francia, ma te sembri a volte vivere nel Paese delle Meraviglie!
Se il nuovo è il decreto-legge “Salva Roma”, beh…si sta freschi! Poi mi parli di democraticamente eletto, mentre Grillo e Berlusconi non sarebbero stati votati da molte piu’ persone di Renzi?!? Forse la matematica non è uguale, ma credo di ricordare che Grillo e Berlusconi hanno preso ciascuno oltre il 20% alle elezioni, Renzi ancora non ci è passato, oppure è già stato nominato primo ministro e non me ne sono accorto!
Avevo anche letto che voleva abolire l’articolo 18, poi che era stato capito male (Berlusconi docet) e che non era proprio cosi!
Te fai una analisi molto semplicistica, fai i conti senza l’oste, o meglio i conti della ricottina, ma la storia non è come la vorresti, dai, sai perfettamente in che guaio si trovi l’Italia e anche che Renzi non potrà fare un granché, non raccontiamoci balle. Se tutto andasse come dici, Renzi risolverà tutti i problemi dell’Italia, tutti lo voteranno, prenderà il 94,5% dei voti, sarà candidato anche al premio oscar per l’economia o per la pace o per i due…
Aspettiamolo alla prova dei fatti, per ora sono solo parole al vento.
Auguriamoci che il 2014 riporti i fatti e la realtà nel loro giusto ordine, ma ti concedo l’onestà delle tue speranze, per me male riposte, ma pur sempre speranze. Anche se dice il detto “Chi di speranza vive, disperato muore”.
Paolo, va bene che vivi in Francia, ma dove hai visto questo film? In quale cinema? E supportato da quali basi? Riusciremo mai a confrontarci con una analisi reale ed oggettiva dei fatti, invece che sulla base di fantasie alimentate da personali avversioni?! Magari nel nuovo anno accadrà questo miracolo.
Gli italiani sono già stanchi di Renzi dopo solo qualche dichiarazione sulla Bossi-Fini, e quello che scrivi della strana coppia “evanescente base della ridondanza verbale” si addice perfettamente alla parlantina sguaiatina di Renzi.
Se poi aggiungi il fatto che a Renzi sfugge di mano il PD del quale dovrebbe essere il capo, e che i suoi nemici stanno piu’ in famiglia sua (parenti serpenti…) che al di fuori, mi pare che il quadretto sia edificante.
Renzi da qui alle elezioni si sgonfierà, o se continua a contraddirsi da solo, a spararle grosse per poi fare inversione a U, avrà una percentuale da prefisso telefonico, e gli italiani con la memoria corta premieranno Grillo e Berlusconi, il primo ha capito che le riforme non bastano e che prima si deve radere al suolo il tutto per riedificare, il secondo è amato dalle italiane che son pronte a combattere per lui, e forte delle sue vicissitudini, avrà ancora piu’ consensi, mentre il PD di Renzi parte a mio avviso già completamente logoro.
L’astensione o il voto di protesta sarà la sola arma in mano agli italiani.