C’è chi ritiene che la televisione “medi” la realtà che ci circonda. C’è chi invece, come me, ritiene che la televisione la “elementarizzi”, ovvero la semplifichi.
E’ questo a mio avviso il caso dei “reality show” che impazzano da qualche anno per le maggiori tv nazionali a causa della mancanza di autori televisivi seri e preparati in grado di fornire un minimo di contenuto allo show (con l’avvento degli anni ’90 non c’è stato solo il crollo del Muro di Berlino ed il crollo della Prima Repubblica a sconvolgere l’italica penisola, ma anche un’escalation verso il basso in quasi tutti i settori).
E questo è il caso del reality più seguito dell’ultima
stagione: “La pupa e il secchione”. Un programma che solitamente guardo (a sprazzi, un po’ come tutta la
tv) tanto per rimanere al passo con i tempi (televisivi).
“La pupa e il secchione” è il classico esempio di “semplificazione della realtà”, di elementarizzazione, di rudimentalizzazione. Ed infatti si presentano coppie costituite da: una ragazza belloccia (non bella, per carità !), curata, truccata, impomatata e soprattutto ingombrantemente ignorante ed un prototipo di uomo: sfigato, impacciato, trasandato, occhiuluto e “pseudontellettuale”.
Ovvero i prototipi della moderna società contemporanea
italica: una donna quanto più curata esteriormente e oca, gallina, presuntuosetta, litigiosetta e “vuota”
interiormente ed un uomo sfigato e, passatemi il termine, “senza attributi”.
Mai si era vista una fotografia tanto precisa quanto esemplificativa della moderna società. Una fotografia triste, certo.
Una fotografia che fa diventare maschilisti gli uomini e aggressive le donne. Una fotografia di un’Italia in decadenza di costumi e di cultura.
Il programma “La pupa e il secchione” è insomma un “contenitore di pubblico” che restituisce al pubblico stesso ciò che esso è per la maggior parte. Ed il pubblico ride pertanto di sé stesso, pur non riconoscendovisi.
Il mito dell’eterna bellezza, dell’esteriorità tanto “aggressiva” (e volgare) quanto “vuota” da una parte e dall’altra il prototipo del nuovo maschio italico:
penosissimo individuo timoroso dell’altro sesso.
Come ho scritto all’inizio del mio articolo: la televisione “semplifica” la realtà. Cioé non la approfondisce. Rimane in superficie e ci restituisce dei “mostri” nel vero senso del termine: organismi culturalmente da baraccone. Per quanto autentici nel loro apparirci “trash”.
E così, niente paura: la reale realtà dei fatti non è proprio così come rappresentata dal (e dai) Reality.
Essa è molto più complessa e merita, questo davvero sì, grande approfondimento.
Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Vorrei rispondere a Christian di Rimini pur non comprendendo l’astio nei miei confronti visto che non mi conosce personalmente.
Se Christian rileggesse per benino l’articolo potrebbe notare che non è mia intenzione offendere i partecipanti maschi al Reality di cui sopra.
In essi mi ci rispecchio anche troppo e mi ricordano i miei trascorsi di adolescente sfigatissimo forse anche più del nostro amico lettore.
Ma questo non c’entra.
Le mie non sono critiche (crede che io sia così poco occupato da passare il tempo a lanciare critiche ed invettive a vuoto ?) bensì riflessioni.
Riflessioni che concernono il costume e la cultura profonda della nostra Penisola (visto che anche di questo mi piace occuparmi, se permette).
Una realtà “teleidiotica” e con pochi attributi la cui materia grigia pare perdersi nel vuoto.
Tutto ciò, ovviamente in mancanza di approfondimento.
Rilegga ed approfondisca.
Ad majora !
E ovviamente chi scrive l’articolo si ritiene molto più “uomo virile, con gli attributi ed intelligente” di chi partecipa al programma. Ma mi faccia il piacere!!!!
Se anche è vero che il programma è superficiale e il taglio è un po’ irrispettoso dei concorrenti, è anche vero che i limiti e ed i problemi di vita dei partecipanti sono un po’ i limiti di tutti noi, incluso di chi ha scritto l’articolo (ed incluso me stesso ovviamente). Tutti noi siamo in fondo un po’ pupe ed un po’ secchioni.
Non capisco un insulto di tale genere verso i ragazzi che sono nella villa, visto che non hanno fatto nulla di male, hanno solo vissuto le loro vite, nel bene e nel male, nè meglio nè peggio di quanto faccia chi ha scritto l’articolo o di quanto faccia io stesso.
Forse nel vedere “galline” e “sfigati” l’autore dell’articolo si riconosce fin troppo bene. Non è bene offendere gli altri, soprattutto quando sono delle brave persone.
Non sono certo loro in villa a rendere l’Italia decadente, non mi risulta che 100 anni fa l’italia fosse evolutissima ed oggi stia decadendo; anzi, non mi risulta che si vendano più bambini ai circhi o alle miniere estere.
Io credo che i problemi che il paese ha oggi siano esattamente quelli che aveva 100 o 1000 anni fa (che in parte fortunatamente ha risolto) e che hanno la maggior parte dei paesi del mondo, ed uno di questi è di certo l’arroganza di alcune persone che si credono in diritto di giudicare tutto e tutti quando farebbero meglio a riflettere su loro stessi e sui loro limiti, cercando, magari riuscendoci, di migliorarsi; partecipando così allo sviluppo del paese.
Non giudicare e non sarai giudicato, migliora te stesso e sarai salvato.
Sono totalmente d’accordo con Carola (a.dani@hotmail.it)
…ma per favore….
“la pupa e il secchione” è spazzatura e basta.
Una roba costruita artificialmente e rispecchia prevalentemente una straripante mancanza di rispetto per gli esseri umani da parte degli autori basata sul luogo comune antico e strafritto che “chi è bello non è intelligente” e viceversa.
Ho una crisi di “uffa uffa” non nei confronti dei reality, che mi consentono delle buone letture a televisore spento, ma nei confronti di tutti i dibattiti e correnti di pensiero sull’argomento che trovo in ogni dove……anche quì….Santo Cielo!
Il silenzio totale e assoluto, il baratro dell’indifferenza è tutto ciò che meritano le isole, i fratelli grandi e piccoli e le belle pupe e forse ci lasceranno in pace.