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RAI: NON SI POTEVA FARE DI PEGGIO

L’ennesima vicenda scandalosa Le scelte che dovrebbero esser fatte non corrispondono a quelle che gli “sventurati” faranno. di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 26 Gennaio 2009

Non si poteva fare diversamente e non si poteva fare peggio. Lo scioglimento della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai è un precedente assai pericoloso, indotto sia da un’opposizione che ha impedito la nomina di un vero presidente, sia da una maggioranza che ne ha votato uno burletta, salvo poi restarne prigioniera. Lo scioglimento di una bicamerale di garanzia, con atto d’imperio, è una decisione che umilia e dirocca l’istituzione parlamentare. Vediamo, allora, quel che si dovrebbe fare e quel che, invece, gli sventurati faranno.

1. La commissione parlamentare va soppressa. Cancellata. Basta così. In tutte le democrazie è l’editoria a far da cane da guardia sulla politica, solo da noi i politici hanno una sede istituzionale dove tenere a bada i cani. 2. Va abolito il canone, odioso balzello. Pago il fisco quando compro una lavatrice od un frigorifero, non per avere il diritto di possederli. L’elettrodomestico con lo schermo non deve fare eccezione. Non c’è nessun servizio pubblico da finanziare, ma solo un carrozzone clientelare e lottizzato da smontare. 3. La Rai va privatizzata, a pezzi, non a quote. Se ne gioverebbero le casse dello Stato ed il pluralismo, così come anche il mercato, dove il più importante gruppo privato troverebbe concorrenti credibili.

Non faranno nulla di tutto questo, ed i problemi si aggraveranno se: a. si nominerà Zavoli alla presidenza della commissione, che essendo stato dipendente e presidente della Rai incarna tanto la continuità impermeabile quanto la commistione d’interessi; b. si continuerà a tenere immobile il mercato, con concorrenza debole nell’analogico e (assurdo) monopolio nel satellite; c. si sprecheranno ancora risorse per riempire di paccottiglia il piccolo schermo, nel mentre non s’investe nel settore dei contenuti digitali, che porterebbero ricchezza e lavoro per i giovani.

La maggioranza sarà ingessata dal timore di scatenare interessi in conflitto (sovente in senso opposto a quel che tutti credono di sapere), mentre l’opposizione non avrà diritto di parola, dopo avere prima fermato e poi affogato la vigilanza. “Mentre noi corravam la morta gora,/dinanzi mi si fece un pien di fango”. Guardando l’insieme, osservando la Rai, viene alla mente l’immagine di una palude dantesca. Questa, però, a spese nostre.

Davide Giacalone ( Pubblicato su Libero )

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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