Devo tornare sull’argomento RAI per la rilevanza che ha assunto nell’ultimo scorcio della campagna elettorale il tema della libertà di informazione e dell’accesso dei cittadini, dei partiti, delle organizzazioni agli organi di informazione ed in particolare al servizio pubblico radiotelevisivo. In un precedente articolo, titolato LO STRANO CASO DI AUGUSTO MINZOLINI, GIORNALISTA OSANNATO E DIRETTORE CROCEFISSO….( http://archiviostorico.pensalibero.it/Dettaglio.asp?IDNotizia=4894) sostenevo come, essendo il problema RAI assai serio, il modo peggiore di affrontarlo fosse quello di guardare alle cose con occhio strabico.
Purtroppo questo vezzo tipicamente italiano si è nuovamente manifestato impedendo di inquadrare correttamente l’uso e l’abuso che, della TV di Stato, tutti ( maggioranza e opposizione) continuano a fare. Per cui, inesorabilmente, la prospettiva è il protrarsi del sistema dello spoil sistem in vigore da tempi ormai remoti: chi vince occupa TG1, Prima rete, la maggior parte delle caselle di comando, ma lascia a chi perde abbastanza per non indurlo a rompere il giocattolo.
Se qualcuno avesse dubbi, si legga l’elenco dei presidenti della RAI nella cosidetta seconda repubblica: Letizia Moratti, (1994-96), Enzo Siciliano (1996-98),Roberto Zaccaria (1998-2002), Antonio Baldassarre (2002-2003),Lucia Annunziata (2003-2004),Claudio Petruccioli (2005-2009). Dal 26 marzo 2009 presidente della RAI è Paolo Garimberti.
Cosa hanno di particolare tutti costoro? Che, a parte le brevi parentesi di Letizia Moratti e Antonio Baldassarre (tre anni complessivamente) i presidenti RAI della seconda repubblica sono tutti indicati dal centrosinistra.
Si può certo obbiettare che avere il presidente non significa avere il controllo. E’ vero. Ma il centrosinistra non avrebbe avuto il presidente della RAI se la carica non fosse stata inserita in un accordo più ampio.
Dunque, PDL e PD non hanno titoli per protestare e indignarsi, come non li ha la Lega che da tempo partecipa alla spartizione tanto da avere rappresentanti in consiglio di amministrazione ed in altri posti chiave. Quanto all’IDV di Di Pietro,”moralizzatore” per antonomasia, la sua protesta non è affatto disinteressata: aveva chiesto a gran voce la sua parte, solo che il PD non gli ha fatto spazio ed ha preteso di avere tutto per se il “macrolotto” di pertinenza dell’opposizione.
E allora, se veramente si vuole parlare di RAI, per correggerne le storture, occorre discutere di temi diversi dalle quote di occupazione del potere e degli spazi dei notiziari e dei programmi. Occorre parlare della qualità, del rinnovamento del linguaggio e dei temi, della capacità di rappresentare la società italiana. Altrimenti, il rischio è di favorire il perpetuarsi del solito giochetto (“toliti tu che mi ci metto io”) senza che in pratica niente cambi.
N. C.

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