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I ragazzi della Via Paal

Il fuoco incrociato su Maria Elena Boschi ed altre vicende mi inducono a pensare che i Ragazzi di Via Pal del Giglio Magico non riusciranno a difendere vittoriosamente il fortino assediato, come nel romanzo di Ferenc Molnar,

di Nicola Cariglia | 18 Dicembre 2017

Mi spiace non ricordarmi a chi rubo l’immagine dei Ragazzi della Via Pal per definire le imprese del Giglio Magico di cui tanto si è tornato a parlare in questi giorni grazie, suo malgrado, a Maria Elena Boschi. La similitudine l’ho letta su Facebook; forse ricordo l’autore, ma non sono sicuro. Perciò niente citazione, ma neppure appropriazione indebita da parte mia.

Nel capolavoro di Ferenc Molnar, i ragazzi di via Pal combattono sotto un capo supremo, Borka ed hanno di particolare che nel loro esercito sono tutti graduati, salvo un solo soldato. Ed il romanzo è dai più letto come “denuncia della mancanza di spazi per il gioco dei più giovani” i quali sono, oltretutto, “vittime psicologiche dell’ingiusta violenza del “sistema guerra” tipico degli adulti.”

Suona tutta un’altra musica il capolavoro di Matteo Renzi, che consiste nell’essere diventato, a meno di quaranta anni, prima Presidente della Provincia e Sindaco di Firenze e poi Segretario PD e Presidente del Consiglio. Anche i ragazzi del Giglio magico, la Via Pal di Renzi, sono carichi di onori, prebende e gradi. Ma non si può dire che abbiano avuto troppi problemi a guadagnarsi i loro spazi di gioco dai vecchi; ed il “sistema guerra” tipico degli adulti sembrano averlo imparato già da bambini. Ancora una volta, rubo ad altri le parole che meglio descrivono la genesi del Giglio Magico: “Li ha presi dal nulla e li ha portati nell’Olimpo, nella cabina di comando. Ministri, ViceMinistri, Sottosegretari. Nessuna competenza di governo della cosa pubblica fatta nelle Istituzioni, nessun percorso lavorativo nella società civile. Questi hanno rappresentato il “nuovo” dopo l’epoca della rottamazione. Dovevano avere un solo requisito : l’adorazione per il Capo. Lui garantiva per tutti, ora il sogno è finito. Lo aspetta lo schiaffo più doloroso, quello di un resuscitato, da lui medesimo, dalla sua boria , dal suo ego senza confini, dalla sua intima convinzione di essere il più furbo di tutti……tutta colpa di troppa Playstation”.

Sono parole di Graziano Cioni, che la storia la conosce bene. Conosceva da vicino Matteo quando ancora era “solo” presidente della provincia di Firenze. Ed avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi: non solo fiorentini ma addirittura italiani. Quando si aprirono le “primarie” per designare il candidato a Sindaco della città del Giglio, Cioni era non solo un candidato. Era il favorito, a dare credito ai sondaggi. Avrebbe comunque potuto determinare un risultato diverso con la sua sola presenza. Malauguratamente per lui, gli arrivò un avviso di garanzia: un’accusa che, dopo otto anni e tre gradi di giudizio, venne dichiarata infondata. Ma fu sufficiente per indire un’assemblea del PD che in realtà era un plotone di esecuzione. E infatti venne moralmente fucilato nonostante la sua orgogliosa autodifesa e nonostante l’astensione proprio dei renziani. Cioni non può essere accusato di pregiudizio antirenziano: caduta la sua candidatura, dette il sua appoggio a Renzi perché diventasse sindaco. E lo stesso feci io,  per quel poco che potevo.

Ora, il fuoco incrociato su Maria Elena Boschi ed altre vicende mi inducono a pensare che i Ragazzi di Via Pal del Giglio Magico non riusciranno a difendere vittoriosamente il fortino assediato, come nel romanzo di Ferenc Molnar, ma che, piuttosto, siano giunti al capolinea. Resta l’amarezza per una avventura che poteva dare una scossa salutare al Paese. Avrebbe, addirittura, potuto superare gli errori e la sconfitta nella sciagurata campagna del referendum costituzionale, se solo Renzi avesse accolto il consiglio di mettersi da parte per un po’ di tempo. E, invece, sta finendo nel peggiore dei modi.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, fiorentini, firenze, governo, matteo renzi, pd, presidente del consiglio, referendum, renzi, rottamazione

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    28 Dicembre 2017 alle 09:21

    Paolo, non parliamo dei fiorentini, tutti raccogliticci come in qualsiasi agglomerato urbano presuntuoso, oscillanti tra l’Accademia. il Rotari, l’Associazione industriali e le locali bande musicali. Parliamo di Firenze, ora che un grande distacco collettivo si approssima, e non sono né misterioso né incomprensibile, faccio semplicemente seguito a ciò che è nell’aria da molto tempo. Firenze è ormai solo il laboratorio e il luogo di studio per tentare il famoso superamento, poiché qua la modernità s’è impantanata, si lecca le ferite e torna volentieri sul luogo del delitto. Non si tratta più di ripristinare élites e valori, secondo i canoni dei cretinetti del gran tour, si tratta di capire che tutto è morto per sempre, o conserveresti per nostalgia la sua protesi dopo che l’ultimo storpio è morto? O ti sei fatto talmente incantare dai vagiti bergoglieschi, da sperare nell’arrivo di centinaia, migliaia, milioni di nuovi storpi? No, credo nel superamento, anche se parlarne su Pensalibero è come parlare di corda in casa dell’impiccato.

    Rispondi
  2. Paolo Francia

    26 Dicembre 2017 alle 00:22

    Ovviamente non è bene generalizzare sul fiorentino, sebbene queste critiche a un certo atteggiamento tipico mi siano state proprio suggerite da una fiorentina che spesso e volentieri non sopporta alcuni comportamenti dei suoi concittadini, e per averli personalmente constatati.

    Rispondi
  3. Paolo Francia

    26 Dicembre 2017 alle 00:12

    Caro Marzio, se non fosse che in alcune parti sei quasi incomprensibile e misterioso, ti si darebbe anche ragione. Ma forse quando costruirono Firenze dai campi, ci sarà stato anche all’epoca un Marzio che preferiva alle pietre del centro i campi e le paludi di prima- Firenze e la Toscana sono ormai da decenni meta di tedeschi e inglesi che là hanno trovato l’eden….ma il fiorentino resta un paesano, un campagnolo rifatto, che si crede l’ombelico dell’universo. Poi ha ancora senso parlare di fiorentini nell’era globalizzata? Ormai Firenze è una cartolina in 3D, usata come sfondo di matrimoni pacchiani tra ucraini e russi arricchiti.
    Quanto all’uomo e alla sua opera, beh, non capisco cosa ti faccia preferire il primo….al limite meglio il regno animale.
    L’uomo, con o senza la sua opera al seguito, è solo arrivista e interessato al potere e al denaro, il suo giudizio è parziale, spesso ingiusto e cialtrone, ma tant’é.

    Rispondi
  4. marzio siracusa

    25 Dicembre 2017 alle 11:38

    Caro Paolo, credo che aggiornamenti, attualizzazioni, imitazioni, restauri e adeguamenti siano stati inventati tra il XVI e il XVII secolo quando una non-storia fu costretta a fingersi storia e storia del mercato. La non-storia sta nel rinvio di tutto, per il terrore che la morte risalga dai cessi alla Gioconda. Ma nessuno può dubitare che l’uomo sia più importante della sua opera che diventa feticcio proprio nella non-storia, cioè in fase agonica ben bene celata dalla tecnologia, e dal viver bene. Ora fra l’uomo e la sua opera io scelgo l’uomo, e vadano al diavolo musei, biblioteche e monumenti della terra, e l’umanesimo molto cattofemminile che li adora come il culmine dell’umano. Ma la non-storia esige di ritornare storia, senza se e senza ma, contro l’incubo della morte e della resurrezione. Come vedi quello che ti dico proprio per Natale è infinitamente più scandaloso e intollerabile dell’essere omo. Quanto a Firenze è una cittadina gonfia di esattezze neoplatoniche e tanto bastava per lasciarla in pace senza farne il parco giochi per gli sbandati d’oltreatlantico. Lo dimostra proprio la Boschi caricatura della Primavera botticelliana, che fu già caricatura osannata dagli anglobeceri.

    Rispondi
  5. Paolo Francia

    23 Dicembre 2017 alle 00:26

    Caro Marzio, su Firenze hai torto e ragione assieme, per fare lavori imponenti, che portino Firenze fuori dalla gabbia museo del tempo, ci vorrebbero scelte intelligenti, di grande buon gusto, efficaci e pratiche per i cittadini, con tanti soldi dietro.
    Si deve considerare che Firenze non puo’ restare come un flash-mob immobile e uguale a un tempo morto, universi e mondi nuovi e diversi devono potersi integrare col museo di pietra, per farla restare identica, si sarebbero dovute eliminare auto, ripristinare i mezzi di trasporto del rinascimento (cavalli) e farne una specie di oasi protetta dal cambiare dei tempi.
    Purtroppo, le ere si integrano tra loro e niente, anche se restaurato, è mai uguale a se stesso, neanche una pietra.
    Che pero’ puo’ cadere, non riparata, e freddare un turista catalano….fatto gravissimo, se invece di metter su semafori si fossero messi i soldi per consolidare il patrimonio culturale, sarebbe stato meglio.
    Quanto alla Boschi, la tua descrizione è impietosa ma cosi vera, io la paragono a un avvoltoio, appollaiato sui tacchi. Il problema della Boschi, è che le mancano le ciglia, per cui il mascara forma 3 o 4 ciuffetti stile Minnie di Topolino. Ora che è in caduta libera, non vale piu neppure la pena di infierire. Comunque, i criteri di bellezza stanno ahimé precipitando…..la Mangano, la Gardner,la Massari erano splendide e 1000 altre, ma non la Boschi.

    Rispondi
  6. Pio Borri

    19 Dicembre 2017 alle 12:20

    Se ben ricordo, Boka deve il successo della difesa del fortino (effimera perché poi tutto fu smantellato dai cantieri della nuova urbanizzazione di Budapest) all’estremo sacrificio di Nemecsek. Non vedo ancora un tale eroe tra le fila del Giglio Magico
    Pio Borri

    Rispondi
  7. marzio siracusa

    19 Dicembre 2017 alle 09:45

    Caro Gangemi, diciamo che per fare di Firenze un quartierino bene di New York dove perbenisti e benpensanti d’occidente possano sfogare le loro miserie culturali, si sta completamente alterando il dna della città, vedasi la mania di abbellirla piantando alberelli ovunque nemmeno fossimo a Bressanone, anche in piazza del Carmine, la piazza di Masaccio che scopri l’interiorità della pietra, altro che alberelli. Questo accade perché figure mille miglia estranei alla città che non vivano di retorica libresca, credono che gli abissi culturali possano essere messi in musica e dalla musica superati. Ma tant’è, ce ne corre prima che l’intelligenza si faccia valere. Quanto al paragone tra Renzi e Boka, mi sembra sia improponibile tanto il primo già bolso e meno spiritoso ha imboccato il declino destino di ogni parvenu, mentre Boka almeno costruiva bombe di fango. Poi c’è la Boschi, la rachitica camuffata da bella donna che sul trucco ha costruito la propria carriera politica. Ma una vera bella donna è bella anche a novant’anni, bene, aspettate la Boschi al varco dei cinquanta e vi chiederete come sia stato possibile che diventasse vicepresidente del consiglio, la vice d’un calibro come Gentiloni, che quando la dice grossa, che più grossa non si può si morde il labro inferiore dall’emozione di ascoltarsi.

    Rispondi
  8. Paolo gangemi

    19 Dicembre 2017 alle 07:59

    Non menziono nomi ma dico solo che se la città di Firenze è completamente assediata e soffocata da semafori… uno ogni 50 metri…. da cordoli in cemento… deviazioni e lavori per la tramvia questo è anche merito di loro due… Strano che nessuno se ne sia accorto ancora.

    Rispondi
  9. Giampaolo

    19 Dicembre 2017 alle 00:10

    Io sono rimasto il povero Nemecsek. Non so più che fare.

    Rispondi
  10. Paolo Francia

    18 Dicembre 2017 alle 23:46

    Diciamo, che visto il personaggio, questa fine era prevedibile, c’é chi lo dice dai primi momenti, chi invece gli ha dato carta bianca, per poi rendersi conto di aver mal riposto la fiducia accordata.
    Quello della Boschi è un “pasticciaccio brutto” e gli ultimi sviluppi confermano che il suo atteggiamento non le dovrebbe permettersi di candidarsi, mentre invece i ragazzi del I Pad, la stanno ancora imponendo, compreso Gentiloni che poteva avere il buon gusto di non entrare nel merito.
    Quel romanzo, cupo angoscioson e triste, veniva spesso imposto a scuola sui 12 anni, e faceva da spartiacque tra la bellezza incantata dell’infanzia e schifo di tanta realtà dura e violenta.

    Rispondi

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