La pompa per gonfiare il canotto del pesciolino Nemo è nera e gialla. Ha la struttura in metallo, regge bene i colpi e fa il suo dovere: gonfia bene. Il babbo fa l’atleta, trattiene la pancia, gli dà di piede, poi si stanca, si siede sulla sdraio fronte-mare e continua con la mano. Il bimbo guarda distratto il canottino, primo desiderio di questa giornata di mare, ma altri desideri arrivano e si sostituiscono al primo accavallandosi confusi alle mille attrazioni della spiaggia. Ora corre avanti e indietro, fa le boccacce, ride, armato di paletta getta la sabbia per aria e infila la testa nella buca. Tanto che gli frega dei capelli impiastricciati. La mamma è distesa, lunga, sinuosa, immobile. Il sole è il suo dio. L’abbronzatura la sua ricompensa. La bimba più grande vaga sulla battigia, parla al vento, accenna dei passi di danza e canta al cielo. Davanti riluce la lingua d’oro del mare del pomeriggio. Intorno le mamme ridono, i nonni e i nipoti fanno castelli di sabbia, le coppie d’innamorati tubano incuranti dei vecchi guardoni solitari.
Il pesciolino Nemo, intanto, sta prendendo forma. La plastica made in China si gonfia e il magico mondo pixar d’un tratto pare prendere vita e partecipare coi suoi personaggi a quel baccano estivo. Il babbo ha fatto una gran faticaccia. I suoi polmoni non sono quelli dell’ultimo campione europeo di stile libero, non pompano l’aria così a lungo e i muscoli sono quelli che sono. Ma tant’è. Il pesciolino Nemo è pronto per prendere il largo. La bimba grande chiama il fratellino, scatta la festa e tutta la famigliola si trasferisce sulla battigia per celebrare il rito del primo bagnetto in mare del piccoletto. Il pesciolino Nemo pare salutare le onde e attende alla guida il pargolo.
Il mare non è arrabbiato, ma non è nemmeno una tavola blu. In acqua c’è un sacco di gente. Il babbo prende in collo il piccino ed entra. L’acqua arriva quasi subito alla pancia, i piedini del bimbo sono appena sfiorati. Dietro arriva la mamma. Con lei il pesciolino Nemo. Ora non resta che infilare le gambette nei buchi del canottino. Ma d’improvviso la festa si trasforma in manicomio. All’accenno di trasloco il bimbo si ancora mani e piedi al babbo, la mamma cerca parole dolci per convincerlo, ma il piccoletto guarda terrorizzato i buchi, piange, strilla: “non voglio, non voglio”. La scenetta tragicomica va avanti un cinque minuti. Intorno qualche nonna commenta: “poverino”. Il bimbo è addirittura salito sulla testa del babbo, non ne vuole sapere di scendere e grida al vento: “nooo!”. Basta. E’ troppo. “Torniamo alla base!”, tuona il babbo afferrando per le chiappe il figlioletto.
Cala il sipario. Qui Marina di Bibbona. Primo e ultimo lancio del piccolo in acqua fallito. Arrivederci alla prossima estate.
Samuele Bartolini

no chiara, in realtà fanno benissimo
scusa, è arrivato il capitano…ehmm..pardon.. il pesciolino nemo
oggi baratti ciao
:-)
Ahahahah!! Samuele, e te l’avevo detto che le vacanze ti facevano male…!!