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IL CREATORE E IL SUO MONDO

Ci sarà perdonato, spero, questo divertissement di fine agosto: un affresco dell’Italia di oggi che più veritiero non si può, dipinto quasi due secoli fa. Il pennello è quello di un poeta che predilige i colori forti, aduso allo sberleffo ai potenti ma anche agli strattoni per scuotere apatia e conformismo del popolo “bue”: Giuseppe Giusti. Ce ne è per il Vaticano ma anche per il potere civile. Chi li incarnava all’epoca non importa: provate a leggere con gli occhiali dell’oggi. E buon divertimento… (n. c.)

di Nicola Cariglia | 25 Agosto 2010


(15 GIUGNO 1843)
Messer Domeneddio dopo tant’ anni
Mosso a pietà dei nostri lunghi affanni,
Aperto su nel cielo un finestrino
Fe’ capolino ;

E con un colpo d” occhio da maestro
Scorse il lato sinistro e il lato destro ;
Restò confuso e si rivolse a Pietra
Che avea di dietro,

E disse : O Pietro! o eh’ io non son più Dio,
O che è venuto men l’ingegno mio I
Affacciali e rimira l universo,
Oh tempo perso !

E Pietro messo il capo al finestrino
Disse : Cos’ è, Signor, quel burattino
Che in Roma vedo di gran pompa ornato
E imbavagliato? —

E sorridendo a lui disse il Signore :
0 Pietro, Pietro, è il tuo gran successore ;
Gli hanno le man, la testa, i pie legati
I Potentati.

E col filo a vicenda se lo tirano
Lo volgono, lo piegano, lo aggirano ;
E il popolo ignorante tutto vede,
Eppur ci crede.

Ed ei povero vecchio ! la cuccagna
Si gode di far niente e di Sciampagna
Vuotarsi la bottiglia senza spesa !
Povera Chiesa ‘.

E sclamò Pietro – Ov’è la primitiva
Semplicità che al mondo si fe’ viva ?
Ov’ è quella miseria che provai?
Cangiata è assai !

E quel che è peggio, o Pietro, in nome mio,
Che solo il ben degli uomini desìo,
Si vedon gli anatemi e le indulgenze
Dalle Eminenze.

Si lucra sul battesimo e la cresima,
E si guadagna ancor sulla quaresima :
E poi chi può pagar, per quanto n’ odo,
Mangia a suo modo.

Senti quei corvi neri appollaiati
Che urlando van contro gli altrui peccati.
Minacciando mine e distruzioni,

Come padroni !

E tutto in nome mio che non so niente,
Che felice vorrei tutta la gente ;
Ma lor farò veder che non son schiavo :
E Pietro : Bravo !

E questi re, che cinti di splendore
Van gridando : siam unti dal Signore :
Darò lor l’unto come si conviene :

E Pietro : Bene i

Vantan diritti, ed io non ne so nulla,
Eguali li creai fin dalla culla ;
E son re perchè gli altri son balordi ;

Pietro l ‘ accordi 1

Almen se il ben dei sudditi cercassero,
Se con buone maniere comandassero,
Se le leggi facessero da savi,

Direi lor bravi !

Se mostrassero al popolo buon cuore,
Per l’ arti e per le scienze un vero amore,
E vivi affetti, d’ onorevol storia

Avrebber gloria.

Ma invece fanno a chi le fa più belle,
Il mondo par la torre di Babelle,
Non commetton che stragi ed uccisioni,
Oh ! che birboni !

Rubano a più non posso, e poi fan guerra,
Scavano le prigioni sotto terra,
Innalzano teatri e insiem patiboli,
Chiese e postriboli,

E poi chi n’è l’autor? se senti i frati
È Dio che li castiga dei peccati :
Tutto s’ addossa sulle spalle mie,
Anche le spie !

E il popolo ignorante, oppresso e gramo
Va dicendo che il popolo non amo,
E bestemmia, e mi manca di rispetto ;
Se mi ci metto !….

lo che creai, può dirsi, in un momento La terra, il mare e tutto il firmamento, E che credei di far facendo l’ uomo
Un galantuomo ;

Che mi detti persino la premura
Di porre al suo servizio la natura,
Mi veggo in modo tal rimunerato I
Oh mondo ingrato !

E Pietro Allor : Signor non v’ affliggete,
Di tanti mali la cagion non siete :
Sono i principi, i frati, i preti, il papa,
Teste di rapa. —

Senti Pietro, il bambin non l’ho mai fatto,
Ma se mi salta un ghiribizzo matto
Con le mie mani li bastono forte :
E Pietro : a morte t

Dunque, Pierin, guardami bene in viso,
Tu che il guardiano sei del paradiso,
Se c’entra un sol, non so se ben mi spiego,
Perdi l’impiego.

Così dicendo chiuse il finestrino,
E messo bravamente il nottolino,
Se ne andò a passeggiare inosservato
Sopra il creato.

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Poffarbacco Di Diegonantonio

    16 Dicembre 2023 alle 08:28

    la poesia attribuita a Giuseppe Giusti è di Tommaso Gherardi Del Testa commediografo che si è laureato a Pisa nel 1834 stesso nel quale si è laureato anche il Giusti

    Rispondi
  2. carlo rossi

    30 Giugno 2023 alle 15:57

    la poesia attribuita a Giuseppe Giusti è di Tommaso Gherardi Del Testa commediografo che si è laureato a Pisa nel 1834 stesso nel quale si è laureato anche il Giusti

    Rispondi

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