Incuriosita dai titoli di tanti giornali più che scritti urlati sul successo, ancora una volta, di Zalone, sono andata a vedere “Quo vado”. Diciamo subito che il film di Natale, anzi di Capodanno 2015 è un film dignitoso, finalmente lontano dai panettoni vanziniani, è un film per tutta la famiglia. Si ride alle battute di Zalone, si sorride per la sua esibita ingenuità, ma una volta tornati a casa, ripensandoci, vorremmo piangere per il ritratto catastrofico ma vero dell’italietta attuale. Nel suo sarcasmo Checco non dimentica di indicare (al pubblico ludibrio?) i falsi invalidi, gli accaniti del posto fisso, gli “utili” onorevoli “ …lei mi deve aaiutare , io sono del suo stesso paese,,,”, il bamboccione che continua a vivere in famiglia amato e servito,la maleducazione “ di qui deve essere passato un italiano…” , il femminismo questo sconosciuto, la gelosia che scambia l’amore con il possesso, i furbetti che arrivano al lavoro alle 11,30 e ritirano il badge già timbrato dal collega, i film di Celentano, le battute non solo sugli immigrati “…noo, quelli sono i milanesi…” la nostalgia per i Festival di San Remo e l’emozione per Albano e Romina. Insomma non si è fatto e non ci ha fatto mancare niente Zalone in questo ritratto in cui possiamo ritrovarci ogni mattina guardandoci allo specchio.
Sappiamo che Luca Medici, alias Checco Zalone, nato come cabarettista a Zelig, è anche un musicista (sono sue le musiche originali del film) e ciliegina) sulla torta è laureato in legge (ma questo è solo gossip e poi anche Di Pietro è laureto im legge e per fortuna non fa film…al cinema). Se penso al suo volto sempre stupito ma con negli occhi una scintilla ironica e dolorosa allo stesso tempo fa capire che il “candore” è molto lontano dalla stupidità. Guardandolo mi torna alla mente l’espressione cinematografica perpetuamente smarrita e stupita di un grande comico che ha fatto la storia del cinema americano , Buster Keaton.
Credo che in questo momento a criticare Zalone si corra il pericolo di essere considerati critici snob, quelli che vanno al cinema solo per soffrire, o peggio “quelli che non hanno capito la sua Arte” ( sì quella con la A maiuscola) ma riconosciute le sue qualità, una volta visto il film, urge una riflessione.
Mi chiedo, da bastian contrario quale sono, cosa ci sia dietro al successo al botteghino perché 22 milioni di incassi nei primi 4 giorni di programmazione, sono veramente tanta roba. Poi leggi che il film è stato distribuito in 1500 copie, cifra incredibile per un paese in cui chiudono librerie e sale cinematografiche mentre nelle multisala confinate alle estreme periferie non c’è spazio per film impegnati.
Credo che questo successo sia in parte merito di Zalone e della sua capacità di presentare senza parolacce, corna e volgarità varie i difetti degli italiani, ma sia soprattutto merito di un’impresa di marketing voluta e studiata a tavolino.
Detto questo se, dai film di cassetta vengono anche i soldi per i film che portano le masse in sala ma fanno cultura, fanno pensare, ben vengano gli Zalone; non credo che solo con questo esempio si possa o si debba gridare al miracolo e alla rinascita del cinema italiano, come fa il ministro ai beni culturali, abbiamo diversi registi impegnati e bravi, capaci di farci amare il cinema, ieri come oggi. Facciamoli emergere, questa sarebbe la vera rinascita del cinema italiano.

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