E poi finalmente prendi in mano il libro che ti aveva intrigato alla prima occhiata, fin dal titolo “Intrigo veneziano”, ma non avevi ancora trovato il tempo di assaporarlo. Siedi nella poltrona un’occhiata a Monte Morello , un ultimo sguardo alla gondola in copertina e inizia l’avventura. Si parte verso Venezia. Leggere è un rito di iniziazione alla gioia, alla scoperta, all’analisi, alla fantasia; leggere è cercare di entrare subito nella storia , conoscere i personaggi, i luoghi, i dialetti, assaporare le parole ora leggere ora gravide di pericoli, lasciarsi andare alle sensazioni più nuove e ogni volta diverse e leggere Curcione è tutto questo.
Ė gioia, intrigo, plot, ma soprattutto è voglia di conoscere il suo percorso. Ė leggere, sentire e vedere allo stesso tempo. Ė sentire i passi di corsa di chi fugge, respirare l’odore del salmastro dei canali, sfiorare con le dita il marmo e il ferro delle ringhiere dei ponti, riconoscere una calle che abbiamo attraversato dal risuonare dei passi sulle pietre, vedere Venezia da una città lontana perché le parole di Andrea Curcione creano immagini, il suo romanzo è una sorta di story-board.
Non si inquadra in un unico genere il romanzo di Andrea Curcione: è un giallo come suggerisce il titolo con la prima parola ‘intrigo’ e se lo vedi per immagini potrebbe essere un thriller che scorre sullo schermo fra una fuga, un agguato, un bagno nell’acqua fredda del canale, un sequestro, ma non è solo questo. Potrebbe essere una seria guida turistica per un tour intelligente di Venezia , alla scoperta dei suoi campielli più segreti, ma con le chiese, i palazzi, i vecchi mulini e le minute descrizioni che ce ne dà l’autore lo potremmo inserire in un compendio di storia dell’arte e, mentre le ombre si allungano sulle pagine che sto leggendo, niente mi può distrarre dall’avventura che quasi sotto i miei occhi si sta svolgendo a Venezia.
Tre ragazzi i principali protagonisti, tre immigrati arrivati a Venezia dopo viaggi lunghi e disastrosi, in fuga da fame, guerre, miseria in cerca di una vita, non una vita migliore, semplicemente una vita.
Sabu partito con il sogno di una vita sicura e dignitosa , commette l’errore di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, intrappolato in una sordida situazione: testimone di un omicidio, Hawi e Samira, convinti della sua innocenza decidono di aiutarlo-
Ma niente è semplice specie se sei un clandestino e soprattutto se la polizia ha una tua descrizione fornita in buona fede da alcuni testimoni.
Attraverso le loro disavventure vediamo come cambia la città e non solo per la presenza degli immigrati, vediamo il marcio delle situazioni negli ambienti ‘paludati’ della cultura, la crudeltà e il disprezzo nei confronti degli “”ultimi” , l’ambizione e il potere, la perdita dei valori, ma vediamo anche persone seriamente impegnate nella ricerca dei veri colpevoli e pronte all’ascolto e soprattutto possiamo riflettere su quello che dovrebbe essere l’accoglienza quella vera, quella che apre allo scambio interculturale. Questo e tanto altro da leggere e da capire. Ricordate c’è un intrigo in laguna e c’è anche in libreria. Cercatelo, leggetelo.


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