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Perché i tempi stanno cambiando
(Il nuovo libro di Ignazio Visco)

Si potrebbe pensare a un manifesto politico, incentrato su una vision di crescita – che si contrappone a un’altra cosiddetta di “decrescita”

di Angelo Giubileo | 10 Gennaio 2016

Perchè i tempi stanno cambiando Ignazio ViscoE’ appena uscita, in edizione per il Mulino (dicembre 2015), una raccolta di quattro interventi, aggiornati, del Governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, con il titolo Perché i tempi stanno cambiando. L’ordine sistematico dell’indice del libro racchiude quattro capitoli, in successione così titolati: 1) “Perché i tempi stanno cambiando …” 2) Economia e finanza dopo la crisi 3) Crisi dei debiti sovrani e integrazione europea 4) le imprese e il ruolo dell’azione pubblica oggi in Italia.

Il libro è di agevole lettura e comprensione, a dispetto della materia e dei temi e argomenti trattati; e quindi contrariamente a ciò che in proposito comunemente si pensa. Tanto che, maliziosamente, si potrebbe pensare anche a un manifesto politico, incentrato comunque su una vision di crescita – che si contrappone, a mio personale giudizio, in tutta evidenza a un’altra cosiddetta di “decrescita”, e tuttavia ritenuta sia l’una che l’altra, s’intende ciascuna per proprio conto -, felice.

Il primo intervento, oggetto del primo capitolo, ed anche il più recente, è stato tenuto dal Governatore in occasione della XXX Lettura del Mulino, a Bologna, il 18 ottobre u.s. In apertura, Visco distingue, quasi scolasticamente, tra “sviluppo” e “crescita”, precisando tuttavia opportunamente che la crescita “è riferita alla produzione dei beni e dei servizi scambiati nei mercati” e pertanto essa è soltanto “una componente del benessere economico e sociale”, che attiene viceversa all’intero sviluppo di una comunità.

Tanto premesso, il quadro di analisi rappresenta una situazione storica in costante e continuo mutamento, a partire dalla rivoluzione industriale della seconda metà del Settecento e fino al presente, attraverso un’accelerazione “esponenziale” della crescita così come registrata negli ultimi cinquant’anni. Mediante dati assolutamente inequivocabili, che attestano la positività di “questi grandi cambiamenti”, in uno spazio divenuto globale. I dati emergono, infatti, da ogni tipo di analisi, che sia demografica o anche reddituale. Il processo, meglio direi i processi, come ribadisce Visco, “non è lineare, eppure non casuale”. E quindi, occorre comunque saper discernere.

In ogni caso, com’è bene ripetere, a partire dalla seconda metà del Settecento e in modo particolare negli ultimi cinquant’anni, emergono quelle che Visco chiama “discontinuità”: “una discontinuità che va di pari passo con la crescita della popolazione mondiale da 800 milioni nel 1750 a più di un miliardo e mezzo nel 1900, a 2,5 miliardi nel 1950, a circa 3 miliardi cinquant’anni fa, a oltre 7 miliardi oggi”. E inoltre, per quanto rilevato sul piano reddituale, rilevare analogamente come – grazie ai due fattori principali di questi cambiamenti, e cioè la tecnologia e la globalizzazione – “l’obiettivo di dimezzare la percentuale di persone in condizioni di povertà estrema (con un reddito inferiore a 1,25 dollari al giorno) è stato conseguito con cinque anni di anticipo, nel 2010 …”, nonostante ancora “oltre un miliardo di persone vive in queste condizioni”.

Il Governatore, accanto a questo grave problema, ne sottolinea un altro, almeno serio ma forse maggiormente avvertito, che riguarda le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi. In proposito, tuttavia, egli evidenzia che “mentre le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi tra paesi si sono ridotte, quelle all’interno di ciascun paese si sono ampliate, tra il 1990 e il 2010, in due terzi dei casi per i quali sono disponibili dati”.

Il tema delle disuguaglianze di reddito rappresenta così il quadro di sviluppo dell’analisi che prosegue attraverso la disamina di due opposte tesi: del “ristagno secolare” – avanzata e sostenuta, credo per la prima volta in pubblico solo il mese scorso, anche dal ministro italiano dell’Economia Padoan – e, viceversa, la tesi in discussione della “crescita”. La tesi del ristagno secolare origina negli anni Trenta ed è stata rielaborata di recente negli USA prima da Larry Summers e poi – in una versione che, mi azzardo a definire, sarebbe connaturata al necessario sviluppo dell’odierno progresso tecnologico – da Bob Gordon. Una tesi, tuttavia, che Visco giudica “al tempo stesso ardita e ingenua”, basata sul presupposto che “le grandi innovazioni generatrici di rilevanti incrementi di produttività sarebbero già state per la maggior parte inventate e sarebbe quindi inevitabile il ritorno a tassi più moderati di crescita”.

Una tesi, tuttavia, che ha per così dire un suo fascino, in quanto credo abbia un impatto maggiore su quella che si è soliti definire gente comune, tutti coloro cioè che non dispongono delle conoscenze dovute, sia pure almeno in parte. Ma, ammesso anche che sia così, in base all’esperienze comuni del passato, Visco è convinto che l’attuale rivoluzione tecnologica o digitale “sia ancora lontana dall’avere pienamente dispiegato i suoi effetti sulla produttività”. In proposito, egli parla dell’avvento di una “seconda età delle macchine”, con conseguente crescita e sviluppo in ambiti “quali la robotica, la genomica e la stessa intelligenza artificiale”.

Ancora, è possibile che quest’ultima rivoluzione tecnologica generi problemi sia sul piano della piena occupazione che della domanda aggregata. In tal senso, già oggi alcuni effetti sono ampiamente riscontrabili nell’ambito di un’economia quale quella statunitense; che purtuttavia, seguendo le cronache, ha di nuovo ripreso la via della crescita. Il Governatore rappresenta anche che “le nuove tecnologie hanno finora portato, negli Stati Uniti e in altri paesi, a una polarizzazione delle professioni, con aumenti di posti di lavoro concentrati nel settore dei servizi a bassa retribuzione o in quello dei lavori a elevati livelli d’istruzione e remunerazione a spese dei posti di lavoro con competenze di medio livello”.

Ma, questa è una sfida che appartiene dapprima alla decisione politica; e, guardando allo specifico della situazione italiana, Visco ritiene che “a fronte di una società e di un’economia sostanzialmente ferme da ben prima della crisi finanziaria, è assai ampio il potenziale di miglioramento che si può ottenere rimuovendo vincoli e rigidità, accelerando l’adozione delle nuove tecnologie, colmando la distanza dalla frontiera produttiva in molti settori, innalzando lo stato generale delle infrastrutture, anche quelle più tradizionali”. Senza mai tralasciare il fatto che “molto del nostro progresso dipende poi dall’essere in Europa” e che l’Europa stessa dovrebbe cogliere quello “stimolo politico”, di cui parlava “Nino Andreatta in un saggio di quasi cinquant’anni fa”, necessario per colmare “il divario tecnologico già allora esistente tra Europa e Stati Uniti”.

Pubblicato in : Invito alla lettura, MetamorfosiTag: anni, bologna, cambiamenti, crisi, crisi finanziaria, europa, finanziaria, ignazio visco, integrazione, italia, lavoro, persone, posti di lavoro, processo, situazione italiana, stati uniti, sviluppo, usa

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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