Le regole per l’elezione scritte per un Parlamento proporzionale.

I nostri padri costituenti hanno stabilito l’elezione del capo dello Stato da parte del Parlamento perché si trattava di un Parlamento proporzionale. Mai avrebbero immaginato che si sarebbe cambiato un pezzo dell’impianto istituzionale (quello riguardante il sistema elettorale delle Camere) lasciando immutato il resto.
Secondo ragione, “tertium non datur”: la terza ipotesi non esiste. O il presidente della Repubblica lo elegge il popolo. O lo elegge un Parlamento proporzionale. La terza ipotesi si è vista solo in Italia (in un Paese appunto che ha perso il lume della ragione). E infatti si è trasformata in un incubo. Gli analfabeti della politica hanno gridato all’inciucio perché si è cercato un accordo anche con il PdL. Senza considerare che in un Paese normale sarebbe certamente stato impossibile (impossibile per legge) scegliere un Capo dello Stato con i voti del solo PD e di qualche volonteroso.
Voler spiegare tutto ciò ai grillini e ai giovani deputati del PD “grillino simili” (perché alimentati dal web anziché dai libri e dalla esperienza di vita) sarebbe come pretendere di insegnare la fisica quantistica a chi fatica con l’aritmetica. Ma tra i temi discussi da Napolitano con i leader (leader si fa per dire), c’è certamente anche questo. Mai più si dovrà assistere a un simile scempio. Mai più un Parlamento maggioritario dovrà eleggere il capo dello Stato. Napolitano se ne andrà dal Quirinale (lui spera il più presto possibile) quando sarà sicuro che una farsa vergognosa come quella dei giorni scorsi non si ripeterà. Non si può contare sul buon senso degli analfabeti della politica per evitare l’elezione di un Capo dello Stato che ha il consenso di un terzo dei cittadini. Avrebbe potuto accadere. Anzi, sabato ci siamo arrivati quasi. La prossima volta si dovrà contare non sul buon senso, ma sulle regole.

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