
Nonostante la sua provenienza dalla Democrazia Cristiana, Rosy Bindi si è sempre comportata come una marxista stalinista nel PD. L’impegno politico della Bindi non è stato rivolto a riordinare il partito o a farsi carico dei problemi dei cittadini, bensì a lottare Berlusconi per fregiarsi del titolo di gladiatrice.
Una dirigente di partito che si dimette dopo la sconfitta della linea politico-organizzativa sostenuta anche da lei con caparbietà e cocciutaggine deve quantomeno zittire oppure fare ammenda dei propri errori.
La Bindi non ha avvertito tale opportunità, tant’è, che ha inveito contro l’ipotesi di un premierato di Enrico Letta, perché Lei è contraria alla linea Partito Democratico di ascoltare il suggerimento di Napolitano, che ha invitato le forze politiche a formare un Governo tra PD, PDL e Scelta Civica per affrontare e risolvere i gravi e urgenti problemi dei cittadini.
Chi è contro tale linea politica, come il 5 Stelle, significa che se ne frega dei 3,5 milioni di cittadini che sono costretti a recarsi alla sede della Fratres per un pasto quotidiano.
Come non pensare al dramma dei bambini costretti ad attendere il turno per una ciotola di minestra senza capire che stanno vivendo di elemosina e senza una casa per ripararsi dall’inclemenza del tempo.
Com’è possibile che Grillo, che raccoglie i voti dei diseredati, dei senza lavori, dei parenti o dei familiari di chi s’è ucciso per il fallimento della propria azienda o per essere diventato povero da un giorno all’altro perché licenziato dal lavoro, possa essere contrario a dare tutto il suo aiuto per formare un governo che affronti i grossi problemi economici di tanti cittadini diventati poveri.
Una persona di forti sentimenti umani, sarebbe stata seriamente preoccupata per la situazione che affligge tanti uomini che pensano, al suicidio per porre fine alle proprie sofferenze e umiliazioni. Questi avrebbe agito sollecitando il nuovo Governo a fare presto e bene per salvare l’Italia dallo stato di crisi in cui si trova.
Quanti hanno osservato i comportamenti dei sostenitori e simpatizzanti di Grillo durante le operazioni di voto per eleggere il nuovo Capo dello Stato sono rimasti scioccati per la schizofrenia con cui accusavano di tradimento chi non votava il loro candidato. Ancora più da sconsiderati le loro gridare parole uniche contro il Presidente Giorgio Napolitano che non si è sottratto a redarguire i politici che hanno fornito prova di essere più attenti ai loro problemi che alle necessità del Popolo italiano.
Chi ha avuto il piacere di conoscere di persona il Professor Rodotà non avrebbe avuto alcun dubbio sulla sua disapprovazione delle azioni antidemocratiche dei Grillini.
Al Professore bisognerebbe chiedere di aiutare i parlamentari suoi estimatori a essere da stimolo in Parlamento a chi governa per ben operare nel risolvere le urgenze fatte presenti anche dal loro programma.
La formazione del nuovo Governo terrà conto di tutte le espressioni presenti in Parlamento, per l’ovvia necessità d’impegnare tutti a ridare tranquillità e lavoro a chi è rimasto senza per la crisi economica resa particolarmente grave dalle banche che hanno sospeso la loro funzione sociale di elargire crediti agli imprenditori, ai singoli cittadini per comprare o ristrutturare una casa, o per allestire un negozio per un’attività commerciale.
Tale necessità di collaborare deve essere avvertita come un dovere, da ogni parte del Parlamento verso i propri elettori e soprattutto verso l’Italia.

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