Conosco poco il senatore Dini e non so quali siano le sue intenzioni per il futuro. Tuttavia, se io fossi stato senatore della Repubblica e fossi stato chiamato a pronunciarmi sulla fiducia al Governo Prodi nelle condizioni date, anch’io avrei risposto NO, cioè avrei votato esattamente come Dini. Penso che l’esigenza di voltare pagina fosse largamente diffusa nell’opinione pubblica.
Ho sempre pensato il peggio possibile di questa Destra, del suo calpestare lo Stato di Diritto, delle sue pulsioni autoritarie, del suo mettere in discussione lo Stato italiano unitario, come fa la Lega Nord.
Tuttavia, la mia personale esperienza mi induce a ritenere che pure la coalizione dell’Unione, quale abbiamo concretamente conosciuto, non sia il rimedio giusto per il Paese. Prodi non governava, faceva finta di governare, logorandosi in mediazioni impossibili e, con il passar del tempo, sempre meno dignitose. Basta considerare la struttura stessa dell’Esecutivo, il più sovrabbondante nella storia della Repubblica, perché a tutti bisognava offrire una poltrona, o una poltroncina. Basta pensare alla vicenda dei rifiuti a Napoli ed in Campania che, secondo il mio modo di vedere, è sufficiente da sola a far decidere di mandare a casa un’intera classe politica.
So che molti liberali amano dichiararsi “di sinistra” e sono smaniosi di accreditarsi come “progressisti”. Non ho questa smania, almeno non la ho più.
L’unica cosa saggia che i liberali oggi possono fare, secondo me, è operare per l’effettivo superamento di un bipolarismo forzoso, che produce soltanto guasti. Direi che i liberali, nelle condizioni date, debbano necessariamente attestarsi su posizioni “terziste”. Di conseguenza, farebbero bene a dialogare fra loro, a mettere in chiaro cosa possono proporre al Paese in quanto liberali.
Ciò che certamente non dovrebbero fare è continuare a litigare fra loro.
Prodi è andato a casa e, nell’interesse generale, spero che ci resti. Anche Berlusconi è bene che, prima possibile, sia mandato a casa, o in qualche paradiso tropicale, se preferisce. Non rappresenta più una novità, adopera un linguaggio politico vecchio, oltre che rozzo; per nostra fortuna, comincia ad essere vecchio pure in senso anagrafico.
Tento di spiegare la posizione “terzista”. Non sono mai stato asservito a Berlusconi e continuerò a non esserlo in futuro. Ma ho deciso consapevolmente di non aderire al Partito Democratico; a maggior ragione, non sono interessato al ruolo di fiancheggiatore esterno del PD. I fiancheggiatori esterni erano quelli che, ai tempi del PCI, venivano chiamati “utili idioti”. Se mi permette, preferisco fare l’idiota in proprio. Cordialmente,
Livio Ghersi

Quando si dice breve e chiaro.Livio Ghersi havoluto esserlo ed ha saputo,secondo me,dire quel che adesso à essenziale e prioritario.Condividoin pieno il quinto capoverso dell’articolo(l’unica cosa saggia….)e dico agli amici liberali,antichi e recenti:diamogli retta.Subito e,data la situazione italiana,con un po’ di impegno e di entusiasmo.