Stralunati e confusi dalla crisi di governo con il tormentone si-vota non-si-vota è passato quasi sotto silenzio l’ennesimo scandalo degli autovelox in Italia. O meglio della nuova invenzione contrabbandata come dispositivo di prevenzione. Stiamo parlando dei T-red, le nuove macchine fotografiche installate sui semafori per pizzicare gli automobilisti che passano col rosso. Solo che quando una Procura del Belpaese (quella di Verona) allertata dal coro di proteste delle diecimila vittime della nuova diavoleria è passata ai controlli, ha finito per scoprire irregolarità nell’invio delle multe e uno spazio di tempo troppo breve fra il giallo e il rosso.
Insomma una trappola. Indagati il sindaco di un paesino della provincia, il capo dei vigili urbani e le ditte che si occupano di installare le diaboliche macchinette.
Altre proteste arrivano da Como, Perugia e Trento con cifre da capogiro: un semaforo che fa 896 multe in otto giorni, altri 40.000 in sette mesi, un paese di 25.000 abitanti in Lombardia che si vede recapitare 50.000 contravvenzioni. E via elencando. Senza dimenticare le ditte costruttrici delle macchinette che negli anni si sono moltiplicate e gli apparecchi che suscitano più di un dubbio sul corretto funzionamento visto che quasi 20 euro dell’ammontare della sanzione va in tasca all’azienda.
Diventa difficile a questo punto parlare di prevenzione. Sarebbe invece il caso di cominciare a chiamare le cose con il loro nome, parlare cioè di veri e propri agguati con l’aggravante della truffa e del falso, né più e né meno dell’ipotesi di reato formulata dalla Procura di Verona.
E qui, purtroppo, non si può prescindere da una chiamata di correo delle amministrazioni locali e della politica fiscale. Il loro atteggiamento è poco credibile per almeno due ragioni. Primo. Non si installano autovelox in tratti di loro competenza ma su strade che di loro competenza non sono. Secondo. Se davvero hanno a cuore la prevenzione sulle strade perché si oppongono al progetto del Ministero dei Trasporti di togliere ai Comuni la gestione del rilevamento della velocità e affidarlo agli organi di Polizia?
La verità è un’altra e non ha a che fare con la buona amministrazione. Dopo aver assaggiato l’autonomia impositiva, l’Ici, le addizionali, la gestione del catasto, le tasse sui rifiuti e altri balzelli, l’appetito è diventato vorace. Alla luce del ritornello: lo Stato ci riduce i trasferimenti si consumano nefandezze impositive che rischiano di diventare il peggiore affare del secolo per i contribuenti. I quali restano oberati di troppi padroni che gli frugano in tasca: da una parte uno Stato ingordo, dall’altra Regioni e Comuni che per riscuotere indossano indifferentemente il doppiopetto dell’esattore o la maschera del bandito.
Enrico Buffoni

Questo e’ il vero federalismo fiscale. Pero’ una domanda ce la dobbiamo porre come mai le tasse nazionali non diminuiscono, mentre assistiamo alla diminuzione dei trasferimenti da parte dello Stato centrale
alle periferie? Che strada prendono le risorse in eccesso?
…e tutto per allargare la clientela.
…e tutto per allargare la clientela.
…e tutto per allargare la clientela.