
Silvia Salis è da qualche mese la sindaca di Genova. Da molti nel Pd è vista come possibile alternativa ‘moderata’ alla segretaria Schlein. Da alcuni è auspicata come candidata alla presidenza del Consiglio per il Campo Largo, nonostante che delle sue idee politiche sui temi principali dell’azione di governo si sappia poco (fra queste apprezzo molto il sostegno all’Ucraina).
C’è però una questione su cui si è apertamente molto esposta, la piena condivisione all’iniziativa della Global Sumud Flotilla. Salis si è presentata con la fascia di sindaco alla partenza delle imbarcazioni da Genova e ha usato toni molto molto elogiativi verso gli organizzatori, li ha paragonati ai partigiani e dichiarato che sono loro i veri patrioti.
Io non lo penso affatto, ma non è questo il punto.
Vorrei che Salis si pronunciasse sulla Global Sumud Flotilla ora che uno dei leader dell’organizzazione, Saif Abuke-shek, detenuto in Israele per qualche giorno dopo il blocco della sua barca, ha spiegato oggi al Fatto qual è il progetto politico della GSF che ora si trasformerà in Global Sumud Movement.
Ecco:
“Fin da quando abbiamo iniziato l’anno scorso abbiamo detto che vogliamo porre le basi per un movimento internazionalista, un vero movimento rivoluzionario che combatte l’oppressione, sfida le complicità, mostra i governi di Usa e Israele per quello che sono. Criminali”.
Nessun accenno a responsabilità di Hamas o Iran, tantomeno Putin, che pure per un “vero movimento rivoluzionario che combatte l’oppressione” dovrebbe suscitare qualche attenzione.
Ammetterà, sindaca Salis, che quando un’organizzazione nata formalmente per “aiuti umanitari” assume un linguaggio rivoluzionario e identitario, la sua natura cambia (oppure si rivela). Non pensa che queste parole avvicinano il movimento alla sinistra rivoluzionaria internazionale e antagonista italiana, a reti “antiimperialiste” e anti-occidentali, a segmenti del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) più radicale e a una cultura politica movimentista più che umanitaria? Non preludono queste parole alla nascita di una Global Sumud Guerrilla?
Vorrei avere un suo giudizio su questa che lei, a differenza di me, potrebbe ritenere una mutazione della “anima solidale” di cui ha parlato nell’agosto scorso.
Marco Taradash

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